Gli ultimi sondaggi tedeschi sono spietati contro i partiti della Groko

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Gli ultimi sondaggi tedeschi sono spietati contro i partiti della Groko

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di Federico Bosco

 
Dopo quasi 5 mesi di travaglio la CDU/CSU è riuscita a raggiungere l’accordo per la formazione del nuovo governo con la SPD, un’altra Grosse Koalition (GroKo) che farà tabula rasa di tutte le istanze espresse dagli elettori. L’accordo definitivo è pronto per essere sottoposto agli iscritti della SPD che potranno scegliere se respingerlo o accettarlo. Nell’accordo la SPD porta a casa ministeri importanti come quello delle Finanze e sulla carta c’è un piano ambizioso per riformare la Ue e la zona euro. In teoria la base socialdemocratica dovrebbe essere soddisfatta e votare positivamente la GroKo, ma non è così che stanno andando le cose. Lo stallo politico seguito al fallimento della Jamaika Koalition (JaKo) sta scatenando tutte le tensioni che la politica tedesca aveva chiuso nell’armadio mentre si spartiva l’abbondanza del potere nel paese più forte dell’Unione Europea.
 


La SPD si è mossa su una strada molto difficile e adesso tutto dipende dal referendum tra gli iscritti di cui sapremo l’esito solo il 4 marzo. I sondaggi non promettono una vittoria sicura del “sì” e questo sta creando sommovimento tra la leadership del partito. Alcuni sondaggi danno il “sì” a un rassicurante 80% mentre altri parlano di un elettorato spaccato a metà. La verità è che non si può sapere se i 464.000 militanti della SPD abbiano o meno la stessa opinione dei 9,5 milioni di persone che hanno il partito alle elezioni. L’elettore è una cosa, il militante è un’altra. Il numero preciso di iscritti alla SPD a febbraio è 464.000 persone, ma c’è un dato particolare che deve far riflettere. Dall’inizio del 2018 ci sono stati 24.300 nuovi iscritti, ed è lecito pensare che la grande maggioranza di questi è entrata nel partito proprio per votare contro la GroKo prima respinta e poi accolta da Martin Schulz. Eurointelligence stima che se tutti i nuovi iscritti andassero a votare insieme al 75% dei vecchi iscritti (affluenza del precedente referendum), andrebbero a costituire il 7% della base elettorale, una quantità di voti in grado di fare la differenza in una consultazione tra un elettorato spaccato a metà come in questo caso.

 
Di fronte a questo scenario d’incertezza, la situazione nella SPD è caotica. La decisione della leadership di imporre Andrea Nahles come prossimo leader ha scatenato una rivolta. Tutto si può dire tranne che ci sia stata responsabilità e senso della misura, i leader sono presi dalle loro ambizioni personali e si stanno facendo la guerra  proprio adesso che il destino del governo tedesco e dell’intera Unione Europea è consegnato al giudizio dei suoi militanti, sempre più irrequieti.
 

I sondaggi elettorali non aiutano. L’ultima rivelazione Insa rileva una SPD in calo al 16,5% dal 18,5% di un mese fa. Secondo questo sondaggio i socialdemocratici avrebbero solo 1,5% in più di AfD (salita al 15%). La CDU invece scende al 29,5% – per la prima volta sotto la soglia psicologica del 30% . I dati quindi confermano lo scenario che vede questa come l’ultima possibilità di formare una GroKo tra il centro-destra e il centro-sinistra tedeschi. Se il referendum respingerà la coalizione e di andasse a nuove elezioni, CDU/CSU e SPD non avrebbero più la maggioranza parlamentare e il nuovo governo dovrà necessariamente essere sostenuto da almeno tre partiti (e si tornerebbe all’ipotesi JaKo...), ma senza un passo indietro (molto indietro) di Angela Merkel non sarebbe possibile. Se la Merkel si fosse fatta da parte e rinunciando al ruolo di Cancelliera durante i negoziati per la JaKo a quest’ora la Germania avrebbe un governo e invece eccoli lì, a un passo dall’implosione del sistema politico tedesco.
 

Anche nella CDU/CSU sono emerse tutte le conflittualità interne durante la stesura dell’accordo per la GroKo. Cose come la cessione del Ministero delle Finanze non sono andate giù ai falchi del partito. La rivolta non è ancora a viso aperto, ma il doppio ruolo di Angela Merkel come Cancelliera e leader del partito comincia a essere messo sotto pressione sia dai membri del partito che nell’area culturale del mondo conservatore tedesco. Ormai per questi leader – sopratutto per Angela Merkel e Martin Schulz – la GroKo è questione di sopravvivenza, ecco perché non si sono fatti scrupoli nel promettersi ministeri e potere senza curarsi delle volontà dell’elettorato e delle altre anime del partito (molto ben distinte in un paese federale come la Germania). Qualunque sia l’esito della consultazione referendaria del 4 marzo, la Germania non sarà più la stessa.
 
 

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