Flávio Bolsonaro davanti a Lula: cosa racconta davvero il voto brasiliano
Il primo turno delle elezioni brasiliane ha prodotto un risultato destinato a pesare molto più del semplice vantaggio con cui Flávio Bolsonaro ha superato Lula. Il candidato del Partido Liberal ha ottenuto il 47,03% dei voti contro il 45,16% del presidente uscente, ribaltando le indicazioni della maggior parte dei sondaggi della vigilia. Il direttore di Quaest Felipe Nunes ha individuato nel risultato un forte movimento di “voto utile” a destra. Le candidature minori avrebbero funzionato, durante la campagna, come una sorta di “cassa d'acqua”, un serbatoio di consensi pronto a spostarsi verso Flávio quando la sua candidatura è apparsa realmente competitiva.
Marco Fernandes, membro del Consiglio Civile dei BRICS e analista geopolitico, invita invece a riconsiderare il ruolo degli stessi sondaggi. Una parte significativa dell'elettorato, sostiene, decide il proprio voto addirittura la mattina delle elezioni, rendendo molto più difficile fotografare con precisione un quadro in rapido movimento. Il sociologo Gabriel Puricelli sottolinea però che il risultato rientrava nelle oscillazioni indicate dalle rilevazioni e che la tendenza più evidente era il progressivo “stagnamento” del voto di Lula accompagnato dalla crescita di Bolsonaro. Per il ballottaggio, secondo Puricelli, il fattore sorpresa è ora dalla parte di Flávio, mentre i voti delle altre candidature di destra costituiscono il bacino più difficile da conquistare per il presidente uscente. La partita, tuttavia, non riguarda soltanto la presidenza. Il Partido Liberal ha conquistato 121 deputati e 28 senatori, raggiungendo la maggiore rappresentanza della propria storia. Per Marco Fernandes si tratta della prima volta dagli anni Ottanta in cui un partito raggiunge una simile forza parlamentare. Anche nell'eventualità di una vittoria di Lula, avverte l'analista, il rapporto con il Congresso sarebbe “più complicato” rispetto al precedente mandato.
Il politologo José Henrique Artigas parla di una vera e propria “valanga” di voti verso l'estrema destra, sottolineando come il PL sia diventato il partito più forte del Brasile anche grazie alla conquista di parlamentari e governi statali. A suo giudizio, non si tratta più semplicemente dell'avanzata di un'opposizione liberal-conservatrice, ma di una destra che ha acquisito una capacità di presenza territoriale mai raggiunta prima. Artigas interpreta inoltre la trasformazione della comunicazione politica come uno degli elementi decisivi. Il campo conservatore, sostiene, ha saputo sfruttare meglio la nuova centralità degli algoritmi, attraverso una comunicazione costruita per colpire direttamente singoli gruppi di elettori. Una dinamica che avrebbe favorito la crescente capillarità del PL. Lula dovrà ora affrontare anche il problema di una parte dell'elettorato che, pur in presenza di indicatori economici positivi, continua a percepire una distanza tra i dati macroeconomici e la propria vita quotidiana. Criminalità, trasporti, lavori usuranti e indebitamento alimentano quella “frustrazione molto grande della popolazione” evidenziata da Fernandes.
Il ballottaggio del 25 ottobre si giocherà dunque su margini strettissimi. Puricelli avverte che sarebbe irresponsabile attribuire oggi un vantaggio a uno dei due candidati: la differenza è troppo ridotta e anche la partecipazione degli elettori che non hanno votato al primo turno potrebbe incidere. Il primo turno ha però già consegnato una certezza politica: qualunque sia il risultato presidenziale, il Brasile si avvia verso una nuova fase, nella quale il PL e il bolsonarismo dispongono di una forza parlamentare e territoriale senza precedenti nella storia recente del Paese.


