Docenti e studenti contro il Green Pass obbligatorio all'Università per lezioni ed esami anche a distanza

Docenti e studenti contro il Green Pass obbligatorio all'Università per lezioni ed esami anche a distanza

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All'Università di Trieste richiedono il Green Pass anche per sostenere gli esami da remoto.
La mancanza di green pass non è valida, infatti, come "giustificazione" per poter sostenere gli esami online, benché sia ammessa per ragioni di salute.
Tutti gli studenti hanno ricevuto una email in cui si ricorda che, secondo il protocollo Covid, il 
green pass sarà obbligatorio,  come stabilito dal Consiglio dei Ministri, nella seduta del 5 agosto, emettendo decreto legge recante "Misure urgenti per la sicurezza delle attività scolastiche, in materia di università e trasporti", che avranno effetto a decorrere dal prossimo 1 settembre 2021.

Secondo quanto stabilito dal Governo, "tutto il personale universitario e gli studenti universitari (che potranno essere controllati a campione) devono possedere il Green Pass".
Scrive l'università di Trieste ai suoi studenti: 
"In tutti i casi, sia che gli esami siano svolti in presenza o da remoto, gli studenti sono tenuti al possesso della certificazione verde o di analogo documento…"

Il gruppo Studenti contro il green pass emana un comunicato in merito:
"Apprendiamo con sgomento e preoccupazione quanto si evince da un comunicato ufficiale dell'Università di Trieste, ove si è giunti a pretendere il possesso del certificato verde finanche per sostenere gli esami da remoto, cioè da casa. Come Studenti contro il green pass esprimiamo il nostro biasimo più profondo, e invitiamo tutti gli studenti, i docenti e le istituzioni locali e nazionali a condannare con fermezza questo ulteriore sopruso che, nella sua estrema gravità, va a sommarsi a una situazione già di per sé molto grave. Sappiamo che tutto quel che sta accadendo non ha più nulla a che vedere con la tutela della salute, risolvendosi in delle coercizioni di tipo politico. Non accetteremo che i nostri diritti vengano calpestati in questo modo: non senza reagire. Esigiamo che il Rettore di Trieste ritiri subito questa indegna disposizione, mentre tutte le Università italiane sappiano che il risveglio delle coscienze degli studenti è iniziato, e non si fermerà."

Sicuramente il caso di Trieste è eclatante perché si presta a una serie di domande spontanee: “Ma a che serve il green pass se sono a casa da solo?"
Si chiedono gli studenti.
"È quindi un altro lo scopo vero del lasciapassare?"

"Hanno confuso il Covid con il virus del computer?"

Ma la situazione è analoga anche negli altri atenei italiani.
A Padova partono i primi test di ingresso solo ed esclusivamente col green pass.
La stessa pretesa è avanzata anche dalla lettera della Rettrice della Sapienza alla comunità studentesca:
"Come sapete, il Decreto Legge 111, del 6 agosto 2021, ha introdotto l’obbligo di possesso della certificazione verde COVID-19 [Green Pass] a partire dal 1° settembre – con le deroghe definite per i soggetti esenti dal Ministero della Salute – per accedere alle strutture universitarie [aule, biblioteche, laboratori, sale studio, dipartimenti, segreterie, ecc]. Gli esenti dovranno disporre della certificazione di esenzione alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2.
Sul sito del Ministero della Salute potrete acquisire informazioni su come ottenere il Green Pass.
Vi invito, pertanto, a portare sempre con voi la certificazione verde COVID-19 [Green Pass], da esibire su richiesta nel corso di controlli a campione che verranno effettuati dall’Ateneo, come previsto dalle indicazioni governative.
Anche in fase di prenotazione del posto in aula vi sarà richiesto il possesso del Green Pass, così come per sostenere gli esami di profitto e gli esami di laurea, che si svolgeranno in presenza, nel rispetto delle norme di sicurezza, distanziamento e uso delle mascherine. Sarà comunque garantita la possibilità di sostenere le prove a distanza alle studentesse e agli studenti fragili, in isolamento, in quarantena, o esenti dalla vaccinazione anti Covid-19 e, eventualmente, sulla base di motivate esigenze valutate dalle singole strutture didattiche.

Si continuerà a garantire la didattica da remoto, per consentire la partecipazione delle studentesse e degli studenti che non potranno assicurarsi un posto in aula e/o a coloro che per i motivi sanitari già menzionati non potranno partecipare alle attività in presenza”.

La differenza tra Trieste e Roma consiste nella forma di comunicazione.
A Roma è stata scelta la letterina sul sito anziché un decreto rettoriale impugnabile.

Gli studenti si stanno organizzando: hanno improvvisamente chiuso o hackerato il loro canale Telegram ma i canali si sono moltiplicati, sia nazionali sia per singolo ateneo.

Immemori di lotte studentesche del passato, gli universitari italiani stanno trovando grande appoggio anche nei docenti: molti di loro, aldilà dei casi eclatanti di dimissioni, stanno firmando petizioni al Consiglio d'Europa, affinché questa anomalia tutta italiana cessi.
L'obbligo vaccinale ai ragazzi superiori ai 18 anni è sancito anche dal divieto di accedere alla mensa scolastica, alla biblioteca, alle sale studio, alla casa dello studente.

Se non è classismo questo, cos'è?

Neppure in Francia hanno osato tanto: il ministro dell'istruzione Jean-Michel Blanquer ha dichiarato che per la scuola non sarà obbligatorio il passaporto sanitario.
"La scuola deve essere accessibile a tutti", ha affermato.

In tutto questo bailamme, poteva mancare l'intervento indispensabile di Bufale su Trieste e l'obbligo di  green pass per gli esami da remoto?
Bufale accusa gli studenti universitari, i docenti degli atenei e i social di non aver letto bene le disposizioni del rettorato.
Spiega che tra le motivazioni da esibire a supporto della richiesta di poter accedere agli esami da remoto NON c'è il green pass.
Appunto: non c'è.
Chi non ha il lasciapassare non potrà chiedere di poter sostenere l'esame da casa.

Nell’accanimento a smentire le presunte "bufale dei no vax", il sito Bufale piuttosto conferma: ricorre ad una vacatio (voluta) nel testo, che andrebbe a minare la veridicità della contestazione.
Ma è proprio questo vulnus il motivo dello scandalo.
È proprio il fatto che la mancanza di green pass non sia nell'elenco che permette l'esame da remoto il focus.
Ormai la propaganda di regime ha superato il ridicolo.

Per la sessione di settembre soltanto gli studenti con il Green Pass potranno sostenere l’esame in presenza. Sarà il docente esaminatore a chiedere ai ragazzi il Green Pass, senza il quale non potranno sostenere l’esame. Quando inizieranno le lezioni a ottobre faremo controlli serrati ogni giorno. Abbiamo dei lettori che verificheranno il certificato”.

Lo ha detto a Adnkronos il Rettore di ‘Roma Tre’ Luca Pietromarchi, commentando l’inizio dell’anno accademico.

I docenti universitari si trasformeranno in OVRA?

Forse neppure nel ventennio fascista non potevi dare un esame senza tessera...

D'altronde la risposta del rettore dell'Università di Trieste alle contestazioni non è altro che una ammissione.
Il rettore spiega al Corriere che "le regole sono state mal interpretate",  che «se è un obbligo avere il green pass, non può essere un alibi per gli esami a distanza».
Afferma che scelta di Trieste, nell’incertezza , è stata quella di collegare l’obbligo di green pass allo «status» di studente dell’Ateneo: serve dunque per prenotare il posto in aula, per fare gli esami, per la biblioteca e anche per fare gli esami a distanza, che sono un’assoluta eccezione legata soltanto all’emergenza sanitaria.
«Noi non possiamo far finta che non esista l’obbligo per gli studenti universitari di avere il green pass: l’obbligo serve per spingere gli studenti a vaccinarsi, non per garantire ai no vax di stare a casa e fare gli esami a distanza, che sappiamo, ci hanno salvato lo scorso anno ma non sono la stessa cosa degli esami in presenza. Sarebbe stato più facile abolirli del tutto, li abbiamo mantenuti, ma soltanto per chi veramente non può venire in Ateneo». (Fonte: Corriere)

Agata Iacono

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Sociologa e antropologa

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