De Magistris scende in campo, ma il programma è quello della Bonino

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di Fabrizio Verde

Nell’annunciare la sua candidatura alle prossime elezioni europee nel passato mese di ottobre, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, aveva spiegato di volerlo fare anche perché «oggi spira forte il vento di destra che vede uniti Orban, l’Austria, Salvini e Le Pen». 

 

Un vento, vorremmo sommessamente far notare a de Magistris, alimentato dalle politiche neoliberiste che l’Unione Europea impone ai vari paesi. La recessione economica, la deflazione salariale, il peggioramento delle già precarie condizioni di vita delle masse europee, non sono infatti i frutti amari di un destino cinico e baro, ma il prodotto di un lucido disegno economico portato avanti dalle èlite europee. Un progetto che vede i popoli europei imprigionati nella cosiddetta eurozona. 

 

L’euro non è una moneta, ma un sistema di governo fortemente antidemocratico. Non vederlo è sintomo di miopia o ancora peggio di malafede politica. La riforma di questa Unione Europea neoliberista fino al midollo e congegnata per portare i popoli europei proprio dove ci troviamo adesso, è poco più di una pia illusione. 

 

Il movimento dei gilet gialli, in Francia, sostenuto senza riserve da Jean-Luc Melenchon e La France Insoumise, lo ha compreso bene. La piattaforma rivendicativa del movimento è difatti difficilmente realizzabile senza rompere la gabbia europea che tiene legato il popolo francese all’austerità imposta da Bruxelles. 

 

Ci si aspetterebbe a questo punto, da un sindaco che si autodefinisce rivoluzionario ed ha provato sulla propria pelle gli effetti dell’austerità neoliberista, una netta virata verso posizioni di rottura della gabbia europea. 

 

Invece, in occasione di un convegno tenuto a Napoli, Luigi de Magistris ha dichiarato: «Io credo in un’ Europa dei diritti, dei popoli, della giustizia sociale, dell’uguaglianza dei territori. Io credo in un’Europa umana, che abbia un volto umano, capace di combattere la violenza e l’aggressività con l’unione, la coesione, la giustizia sociale, la solidarietà», fin qui tutti d’accordo. Ma questa Europa auspicata come la costruiamo?

 

Il sindaco di Napoli non si spinge su questo terreno, ma si lancia in dichiarazioni che potrebbero benissimo arrivare da un esponente di +Europa, affermando: «Io non riesco ad immaginare un’Europa che continua a mettere confini, anche interni, che escluda l’altro, il diverso. C’è, quindi, tanto lavoro da fare per combattere e rafforzare i suoi aspetti più deboli. L’ Europa è la nostra casa, dal punto di vista geografico, ma anche politico, ed è importante che riesca a distruggere l’idea per cui la felicità dipenda dall'apparenza e non dall'essere. Quando l’ Europa ha messo al centro la persona nella sua individualità, nei suoi ideali, nella sua dignità, quando è capace di tendere la mano verso i più deboli, di distruggere il messaggio mediatico che sembra spopolare di questi tempi per cui l’infelicità dipenda dagli oppressi e non dagli oppressori, allora l’Europa ha una vera mission da seguire». 

 

Ripetiamo quanto affermato in precedenza: la mission di questa Europa è proprio quella perseguita in questo momento. Cancellare il patto sociale sancito dopo la seconda guerra mondiale e le successive conquiste derivanti dalle lotte operaie e popolari, anche grazie alla forza oltre che al prestigio di una forte Unione Sovietica.

Insomma, la mission dell’Unione Europea è ben chiara: tutto il potere al capitalismo finanziario. Con buona pace di chi ancora ciancia di riformare questo reich finanziario con sede a Bruxelles.

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