Da Pahlavi a Trump, i perdenti della guerra contro l'Iran

2943
Da Pahlavi a Trump, i perdenti della guerra contro l'Iran

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

Dopo quasi quaranta giorni di guerra, il confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran sembra essersi concluso con un esito molto diverso da quello immaginato a Washington e Tel Aviv. Il memorandum d'intesa raggiunto tra Teheran e Washington, destinato ad aprire una fase negoziale di sessanta giorni, rappresenta infatti un riconoscimento implicito dell'impossibilità di imporre con la forza gli obiettivi strategici che l'amministrazione statunitense aveva indicato all'inizio del conflitto. Secondo il testo dell'accordo reso noto dalle autorità iraniane, gli Stati Uniti si impegnano a porre fine alle operazioni militari, rimuovere progressivamente il blocco navale, allentare il regime sanzionatorio, sbloccare fondi iraniani congelati all'estero e partecipare a un piano di ricostruzione del valore di almeno 300 miliardi di dollari. In cambio, Teheran ribadisce di non voler sviluppare armi nucleari, mantenendo tuttavia aperta la discussione sul proprio programma di arricchimento dell'uranio nell'ambito dei futuri negoziati. Si tratta di un risultato che contrasta con le richieste avanzate nei mesi scorsi da Washington e Tel Aviv. Né il programma missilistico iraniano è stato smantellato, né l'asse regionale della Resistenza è stato sciolto, né Teheran ha accettato l'azzeramento delle proprie capacità nucleari civili. Obiettivi che erano stati presentati come condizioni imprescindibili per la fine delle ostilità.

In questo contesto assume particolare rilevanza il giudizio espresso dalla Guida della Rivoluzione Islamica, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, secondo cui i dirigenti iraniani hanno accettato il memorandum per senso di responsabilità e nell'interesse della popolazione, mentre la Casa Bianca avrebbe fatto ricorso a diverse forme di pressione nel tentativo di ottenere un accordo che consentisse all'amministrazione Trump di uscire da una guerra sempre più difficile da sostenere sul piano politico e militare. Un altro elemento che emerge con forza da questa vicenda è il fallimento della strategia del "cambio di regime". Per mesi i media occidentali hanno presentato l'opposizione iraniana in esilio come una possibile alternativa politica pronta a sostituire l'attuale sistema. In particolare, la figura di Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià, è stata promossa come possibile leader di una futura Iran post-rivoluzionaria. Tuttavia, gli sviluppi delle ultime settimane hanno mostrato i limiti di questa impostazione. Le dichiarazioni del vicepresidente statunitense JD Vance, secondo cui Washington non ha mai preso in considerazione l'ipotesi di insediare Pahlavi al potere, sono state interpretate da molti osservatori come una smentita definitiva delle aspettative coltivate dall'opposizione in esilio.

Per una parte significativa della società iraniana, il sostegno espresso da alcuni gruppi oppositori ai bombardamenti statunitensi e israeliani ha ulteriormente compromesso la loro credibilità politica. La parabola di Pahlavi ricorda quella dei Mujaheddin-e Khalq (MEK), organizzazione che durante la guerra Iran-Iraq si schierò al fianco di Saddam Hussein e che continua a essere percepita da gran parte degli iraniani come un soggetto privo di legittimità nazionale. La convinzione diffusa in Iran è che nessuna leadership possa essere costruita dall'esterno o imposta attraverso pressioni militari straniere. Nonostante l'accordo, la situazione resta tutt'altro che stabilizzata. I colloqui tecnici previsti in Svizzera sono stati rinviati dopo il ritiro della delegazione guidata da JD Vance. Teheran ha inoltre collegato il proseguimento dei negoziati all'applicazione concreta delle clausole del memorandum, soprattutto per quanto riguarda la cessazione delle operazioni militari israeliane in Libano. Proprio il fronte libanese rappresenta oggi uno dei principali ostacoli alla piena attuazione dell'intesa. Mentre il memorandum prevede la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, nelle ultime ore sono proseguiti bombardamenti israeliani nel Libano meridionale, con vittime civili e nuovi scontri tra le forze israeliane e Hezbollah nell'area di Kfar Tibnit. Per Teheran, tali operazioni costituiscono una violazione diretta dello spirito e della lettera dell'accordo. L'intera vicenda evidenzia un dato geopolitico più ampio.

Ancora una volta, il ricorso alla pressione militare, alle sanzioni economiche e al sostegno di opposizioni esterne non ha prodotto il risultato auspicato dai promotori della strategia di contenimento dell'Iran. Al contrario, il conflitto sembra aver rafforzato la convinzione, diffusa in ampi settori della società iraniana, che le trasformazioni politiche del Paese possano nascere soltanto da dinamiche interne e non da interventi stranieri. Se il memorandum riuscirà a trasformarsi in un accordo definitivo resta una questione aperta. Tuttavia, già oggi appare evidente che la guerra non ha ridisegnato il Medio Oriente secondo i piani di Washington e Tel Aviv. Piuttosto, ha mostrato i limiti della loro capacità di imporre unilateralmente nuovi equilibri regionali, accelerando una transizione geopolitica nella quale la pressione militare non garantisce più automaticamente risultati politici.


LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DELLE "TRE PRINCIPALI NOTIZIE DELLA SETTIMANA" - LA NEWSLETTER CHE OGNI SABATO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI. 

SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA

CLICCA QUI

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Parola d’ordine: guerra ibrida Parola d’ordine: guerra ibrida

Parola d’ordine: guerra ibrida

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà   Una finestra aperta Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

La guerra culturale degli Usa contro l'Europa di Alessandro Bartoloni La guerra culturale degli Usa contro l'Europa

La guerra culturale degli Usa contro l'Europa

La mano rossa parla solo di guerra? di Raffaella Milandri La mano rossa parla solo di guerra?

La mano rossa parla solo di guerra?

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Ma chi sono gli stranieri a Milano? di Paolo Desogus Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro di Marinella Mondaini Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Colpo di Stato liberal: così le democrazie reprimono il dissenso di Giuseppe Giannini Colpo di Stato liberal: così le democrazie reprimono il dissenso

Colpo di Stato liberal: così le democrazie reprimono il dissenso

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti