Cuba sotto assedio: la risposta è la difesa popolare

Tra minacce di invasione e sanzioni petrolifere, L'Avana mobilita le sue forze: Díaz-Canel visita aziende e strutture militari

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Cuba sotto assedio: la risposta è la difesa popolare

L'ombra di una possibile invasione nemica e le minacce arrivate da Washington nelle scorse settimane hanno fatto da sfondo alla Giornata Nazionale della Difesa cubana. Il presidente Miguel Díaz-Canel ha guidato personalmente le esercitazioni, lanciando un messaggio chiaro: "Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana. Nessuno ci dice cosa fare".

Un'isola che si prepara allo scenario peggiore, blindandosi da nord a sud. Venerdì, il presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez ha preso parte attiva alle esercitazioni per la Giornata Nazionale della Difesa, un appuntamento che quest'anno ha assunto i contorni di una risposta compatta e popolare alle crescenti minacce degli Stati Uniti.

Lo scenario prescelto è stato il municipio Cerro, all'Avana, dove il leader cubano, affiancato dal presidente del Parlamento Esteban Lazo Hernández e dal ministro delle Forze Armate Rivoluzionarie, Álvaro López Miera, ha voluto toccare con mano lo stato di prontezza delle strutture difensive. Non una semplice passerella, ma un'immersione totale nei piani tattici e strategici studiati per garantire la sicurezza nazionale. Secondo quanto riferito dalla Presidenza, l'obiettivo dell'evento è stato duplice: testare la macchina bellica e, al contempo, lanciare un monito. "Se c'è preparazione e coesione", si legge in una nota, "chiunque osi invadere il suolo cubano troverà forze molto ostili".

La visita di Díaz-Canel si è snodata tra aziende e istituzioni statali, come la "Frutas Selectas", trasformate per l'occasione in avamposti della resistenza. Il messaggio del presidente è stato chiaro e diretto ai lavoratori e ai cittadini: "Ogni cubano deve avere chiara la propria missione ed essere preparato". Un concetto che affonda le radici nella dottrina della "Guerra di tutto il popolo", la strategia difensiva che da decenni rappresenta la pietra angolare della sovranità dell'isola.

Ma l'esercitazione non è stata solo un fatto tecnico-militare. Le parole della presidente del Consiglio di Difesa municipale, Mai-Lin Alberty Arozarena, hanno tradotto in termini umani il clima di tensione. "Quando la Patria è minacciata dagli annessionisti, quando è minacciata da un'amministrazione che inasprisce le misure", ha dichiarato, "allora la risposta del popolo deve essere la preparazione e la difesa a oltranza delle sue conquiste".

Un riferimento esplicito alle ultime mosse della Casa Bianca. Meno di un mese fa, il 29 gennaio, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che dichiara un'emergenza nazionale, accusando L'Avana di rappresentare una minaccia "inconsueta e straordinaria" per gli Stati Uniti. Nel mirino di Washington ci sarebbero i legami di Cuba con paesi considerati ostili, la presunta presenza di gruppi terroristi transnazionali e la cooperazione militare con Russia e Cina. Sulla base di queste accuse, l'amministrazione Trump ha minacciato dazi e ritorsioni contro chiunque venda petrolio all'isola, aggravando ulteriormente un embargo economico e commerciale che dura da oltre sessant'anni e che soffoca l'economia cubana.

Un paradosso che non è sfuggito al presidente cubano. "Cuba non aggredisce, è aggredita dagli USA da 66 anni, e non minaccia, si prepara, disposta a difendere la patria fino all'ultima goccia di sangue", ha ribattuto Díaz-Canel, definendo le nuove misure "fasciste, criminali e genocide".

Eppure, in questo quadro di tensione, non mancano i segnali contraddittori. Lo stesso presidente Trump ha recentemente ammesso di mantenere contatti con L'Avana e ha espresso l'intenzione di raggiungere un accordo, non senza però aver prima etichettato Cuba come una "nazione in declino" e aver sottolineato come ormai non possa più contare sull'appoggio del Venezuela per sostenersi.

Da parte sua, L’Avana respinge al mittente tutte le accuse infondate e serra i ranghi. In un clima di pressione crescente, il Giorno della Difesa è diventato così molto più di un'esercitazione: è stata una prova di resistenza collettiva, una giornata in cui l'isola ha ribadito, con i fatti e con le parole dei suoi leader, che intende difendere la propria integrità territoriale a qualsiasi costo. La sfida è lanciata, e la risposta, per ora, è un popolo in armi e un presidente in prima linea.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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