"Attacco terroristico": Mosca ricostruisce l'assalto al mercantile russo nel Mediterraneo

anni ingenti e una detonazione di gas a bordo dopo l'attacco avvenuto all'inizio di marzo mentre il mercantile era in rotta verso la Cina. Il presidente Putin ha parlato di "atto terroristico", accusando Kiev di aver lanciato i droni dalla costa libica

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Un’altra azione militare in alto mare, un nuovo episodio che allunga la scia di tensione tra Russia e Ucraina ben oltre i confini del Mar Nero. A finire nel mirino, questa volta, è stata la Arctic Metagaz, una nave gasiera battente bandiera russa, presa di mira all’inizio di marzo mentre solcava le acque internazionali del Mediterraneo.

Secondo quanto ricostruito dal Comitato di Investigazione della Russia, l’attacco sarebbe avvenuto al largo delle coste di Malta, quando il mercantile stava compiendo la sua rotta dal porto di Murmansk verso la Cina, con un carico di gas naturale liquefatto a bordo. L’assalto, spiegano gli inquirenti di Mosca, è stato portato con almeno due droni e tre imbarcazioni senza equipaggio, tutte caricate con esplosivo.

L’impatto è stato violento. La nave ha riportato danni significativi, tanto da innescare una detonazione del gas trasportato. Da quel momento, la Arctic Metagaz è rimasta alla deriva nel settore meridionale del Mediterraneo, andando progressivamente ad avvicinarsi alle acque territoriali della Libia. Nonostante la violenza dell’esplosione, i trenta membri dell’equipaggio - tutti cittadini russi - sono riusciti a mettersi in salvo. Secondo le ricostruzioni ufficiali, sono stati tratti in salvo incolumi grazie al coordinamento tra i servizi di soccorso di Malta e la Russia, per poi essere rimpatriati.

Per Mosca non ci sono dubbi sulla matrice dell’operazione. Il ministero dei Trasporti russo ha già indicato nell’Ucraina la responsabile dell’attacco, specificando che i droni navali sarebbero stati lanciati dalla costa libica. Una circostanza, quest’ultima, che aggiunge ulteriore complessità alla ricostruzione delle dinamiche in un’area già calda come quella del Mediterraneo centrale.

La reazione del Cremlino non si è fatta attendere. Il presidente Vladimir Putin ha definito l’azione un “attacco terroristico”, sottolineando come il regime di Kiev, con gesti di questo tipo, non solo aggravi la volatilità dei mercati energetici globali, ma colpisca in modo diretto gli interessi dell’Unione Europea, che pure continua a fornire sostegno incondizionato all’Ucraina.

L’episodio della Arctic Metagaz, in realtà, non rappresenta un caso isolato. Le autorità russe hanno ricordato come negli ultimi mesi si siano moltiplicati gli attacchi contro mercantili considerati strategici. Già alla fine di novembre, due petroliere battenti bandiera gambiana, dirette verso il porto russo di Novorossiysk, erano state bersagliate con droni navali ucraini. E a gennaio, ancora nel Mar Nero, due navi cisterna erano finite nel mirino nelle vicinanze di un terminale petrolifero del Caspio.

Ogni volta, sottolinea Mosca, a essere presi di mira sono stati vettori civili che rispettavano pienamente le norme del diritto internazionale. Con le acque del Mediterraneo e del Mar Nero che diventano sempre più uno scenario di confronto a distanza, in cui le infrastrutture energetiche e le rotte commerciali si trasformano in obiettivi sensibili, trascinando nell’escalation anche le acque internazionali solitamente protette dalla libertà di navigazione.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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