Anniversario NATO: Basta bugie sull'economia di guerra

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Anniversario NATO: Basta bugie sull'economia di guerra

 

Nei giorni scorsi si sono riunite realtà organizzate e singoli attivisti per discutere insieme sul 77° anniversario della fondazione della NATO, che precede di poco l’Ottantesimo della Repubblica Italiana.

Due storie, quella della Repubblica e quella della NATO, che in Italia, non solo si intersecano, ma si intrecciano e si fondono. È necessaria al riguardo una riflessione critica collettiva diffusa, che purtroppo, bisogna ammetterlo, non c’è, o è nascosta, frazionata, interna alle coscienze, senza essere capace di arrivare alla ribalta della discussione politica, indirizzata anzi in una sola direzione: far accettare a tutti gli italiani la guerra come qualcosa di naturale ed inevitabile. 

Purtroppo, si può solo constatare il fatto che, davanti all'ennesima guerra di USA e Israele, la mobilitazione non è stata capace si fermare l’ennesima carneficina, di cui in Italia e in altre parti del mondo si percepiscono solo le ripercussioni economiche che vanno ad abbattersi negativamente, ancora una volta, sui redditi della gente comune, della classe lavoratrice, dei pensionati e delle famiglie, con le loro conseguenze sul potere di acquisto di salari e pensioni e sulla qualità delle esistenze.

È palesemente evidente come la frenetica corsa al riarmo e il rafforzamento dell'economia di guerra che si sta cercando di compiere sotto gli occhi e il naso di tutti, sostenuta dalla malsana idea che l’economia del Paese possa beneficiare dalla sostituzione della manifattura tradizionale con quella della produzione di armenti mentre le forze politiche che la sostengono cercano, nemmeno più di tanto, di dissimulare il processo in atto.

I benefici della sostituzione di un’economia di pace con una di guerra sono una bugia colossale ed un errore, oltre che un fatto incostituzionale.
 Dati alla mano, si può sostenere che un tale processo conduce di fatto alla perdita di milioni di posti di lavoro in Europa, non ad un loro aumento, con un ritorno economico esclusivo per una ristretta élite: i produttori degli armamenti stessi.
 Ma purtroppo, come sempre più spesso avviene nella società dello spettacolo, una bugia ripetuta 100 volte può diventare la verità assoluta, per chi non dispone di strumenti di analisi critica. 

Tali politiche di riarmo vengono ormai costantemente accompagnate da discorsi mainstream che dipingono il nostro paese e la UE come zone sotto costante minacce di un nemico esterno, per giustificarne l’implementazione, quando in realtà sono queste stesse politiche a metterci in pericolo.
 Nell'immaginario collettivo si sta cercando di costruire l'idea secondo la quale la guerra sia qualcosa di inevitabile, con militari che fanno propaganda nelle scuole di ogni ordine e grado.

 In questo quadro distopico, la stessa NATO può apparire come uno strumento di pace, agli occhi di Trump una specie di ferrovecchio. 
Tutto questo avviene mentre i nostri territori sono già, ogni giorno, attraversati da carichi di armi.
Le Università rappresentano già il banco di prova per le tecnologie duali, ricerche che camuffate da studi a fini civili hanno, in realtà, l’obiettivo di produrre morte. Ormai già da anni questi temi attraversano innumerevoli atenei e facoltà.

 Ma è davvero inevitabile tale deriva?

 Sì, se non si va creando una coscienza pubblica critica capace di mettere in discussione la cultura della guerra e l'ennesimo pacchetto sicurezza che colpisce chi manifesta liberamente un pensiero critico. 

I promotori di questo documento e della mobilitazione ad essa connessa sono convinti che opporsi a certe tendenze non sia solo importante e necessario, ma che non ci sia altro da fare! 

Per questo si proposto di mettere in campo, in occasione dell’anniversario della NATO, un’iniziativa che porti avanti una narrazione controcorrente e critica al riguardo.

La proposta concreta è quella di organizzare una piazza a Pisa, dove ciascuno possa portare un pezzo di esperienza contro la guerra, delle testimonianze di vario genere, anche di esperti studiosi della materia, un momento di informazione pubblica e di formazione dal basso, anche con un semplice microfono aperto alle realtà contro il riarmo, il militarismo e il pacchetto sicurezza; aperta a tutti coloro che provano a dimostrare a cosa serve e a chi conviene veramente la guerra, quando poi a combatterla e a subirne le conseguenze negative sono sempre i soliti noti: i Popoli, tutti noi.

Indicativamente, ma su sede e data siamo aperti ad altre ipotesi, daremmo appuntamento dalle ore 16 in piazza XX settembre, davanti al Comune di Pisa, venerdì 10 aprile o sabato 11 aprile.
 
Questa iniziativa potrebbe segnare l'inizio di un percorso più ampio che potrà condurre più forti e preparati alla “commemorazione” dell’Ottantesimo anniversario, prevista il 2 Giugno 2026, della Festa della Repubblica Italiana che auspichiamo si trasformi in un’ulteriore occasione di riflessione sul coinvolgimento del nostro paese nella Guerra e non di una festa auto commemorativa di una repubblica, solo a parole, fondata sulla pace e contro la guerra.
 

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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