Andrea Zhok - MORIRE PER DELLE IDEE (una sintesi del suicidio europeo)
di Andrea Zhok*
Ci fu un tempo in cui l'Europa Unita venne presentata come
1) baluardo competitivo rispetto agli USA;
2) costituzione di un organismo sovranazionale dotato di una massa critica capace di imporsi sul piano internazionale.
Tutto ciò si è dimostrato una farsa.
Perché?
A) Il modello ideologico
Quando si confezionò il trattato di Maastricht l'Occidente era dominato dalla leggenda del trionfo neoliberale sull'orso sovietico, e dunque l'impianto neoliberale definì tutti i principali meccanismi legali, il ruolo dell'industria pubblica, i rapporti con la finanza, secondo quel modello ideologico.
Tale modello assume che la libertà di scambio sia un surrogato idealmente compiuto della democrazia (di fatto un miglioramento rispetto al rozzo meccanismo delle elezioni democratiche) e privilegia il ruolo dinamico del grande capitale, rispetto a cui la politica deve svolgere un ruolo ancillare, di facilitatore.
B) La sovranità dell’economia finanziaria.
Teorie oltraggiosamente astratte come il modello di Nozick sulla nascita dello Stato dal libero scambio autointeressato costituirono il nerbo di un modello inedito, in cui si immaginava che una compagine politica (una unione politica, uno stato federale, ecc.) potesse emergere come risultato di un'intensa interazione di mercato. Il modello europeo diviene dunque il primo esperimento storico (e visti gli esiti, anche l'ultimo) in cui si pensava che un mercato comune (cioè un apparato di mutua competizione tra stati in una cornice che costringeva alla massima competitività) sarebbe stato il prodromo di un'unione politica.
Ovviamente ciò che avvenne di fatto fu quello che sempre succede in condizioni di mercato ad alta competitività senza filtri politici (senza barriere doganali, senza aggiustamenti della valuta, ecc.): ci furono vincenti e perdenti, ci furono paesi che ottennero dei vantaggi e paesi le cui risorse vennero vampirizzate (l'Italia rientra tra questi ultimi).
L’obsoleta idea di governi democratici responsabili verso gli elettori venne sostituita dall’idea di una “governance” come sistema di regole per la gestione economica, che condusse all’idea di una politica gestita da un “pilota automatico”.
C) Winner takes all policy.
I sistemi finanziari sono impersonali, acefali, e sovranazionali, ma questo non significa che non abbiano centri di gravità. Il centro di gravità primario del sistema finanziario occidentale è rappresentato dall’asse New York – Londra, laddove il suo braccio politico primario è da sempre il governo americano (qualunque governo americano).
L’Europa di Maastricht che si è messa a giocare sul piano internazionale secondo regole neoliberali è fatalmente caduta nell’orbita gravitazionale dei principali gestori di fondi finanziari, incarnati dalla politica americana. Negli USA le politiche di supremazia nazionale e di profitto finanziario sono indistinguibili: sono la medesima cosa con minime varianti stilistiche. L’Europa di Maastricht è dunque ritornata integralmente sotto l’ala egemonica degli USA proprio nella fase storica in cui lo sviluppo economico del dopo guerra avrebbe consentito un’autonomizzazione.
L’egemonia USA dagli anni ‘90 è stata finanziaria, militare ma soprattutto culturale, demolendo gradatamente tutte le capacità di resistenza interna europea. Sul piano culturale gli ultimi 30 anni hanno rappresentato l’americanizzazione ideologica integrale dell’Europa, dove sono stati importati non soltanto prodotti cinematografici e stili musicali, ma soprattutto modelli istituzionali, modelli di gestione della scuola, dell’università, dei servizi pubblici, ecc.
D) Il suicidio geopolitico
L’egemonia culturale ha facilitato una crescita dell’egemonia politico-militare statunitense, che invece di ritrarsi rispetto agli esiti della seconda guerra mondiale, si è imposta in una nuova dimensione geopolitica.
L’Europa (UE) ha iniziato a spalleggiare sistematicamente tutte le iniziative di riassetto geopolitico americano, dall’Afghanistan, all’Iraq, alla Jugoslavia, alla Libia. La cornice ideologica – la leggenda progressista del sistema internazionale basato sulle regole e sul rispetto dei diritti umani – ha consentito alle politiche USA di essere fatte passare senza resistenze presso l’opinione pubblica europea. La cittadinanza europea ha trangugiato come oche all’ingrasso per due decenni tutte le fiabe americane di “emancipazione dei popoli oppressi”, “interventi umanitari”, “polizia internazionale”.
Intanto, mentre i nostri giornali si scambiavano vicendevolmente medaglie intorno a quanto eravamo civili e illuminati, gli Stati Uniti hanno rescisso tutte le catene di approvvigionamento vitali per l’Europa. Hanno destabilizzato tutti quei produttori di petrolio dell’area medioorientale che non fossero già vassalli degli USA (Arabia Saudita, EAU, ecc.). Così Iraq e Libia sono stati trasformati da fornitori indipendenti a cumuli di rovine dove solo la forza militare conta. Con la favola per gonzi dei diritti umani, l’Iran è stato messo sotto sanzioni e isolato anch’esso dalla possibilità di commerciare le proprie risorse con l’Europa. Infine le provocazioni reiterate sul confine ucraino sono riuscite a produrre la guerra ancora in corso, che ha rescisso il principale polmone di approvvigionamento energetico per l’industria europea, la Russia.
Tolti di mezzo Medio Oriente e Russia, i geni della politica europea si sono appoggiati mani e piedi al GNL americano, facendo drammaticamente perdere di competitività all’industria europea. E arrivati a questo punto, ovviamente, il potere contrattuale europeo nei confronti degli USA è esattamente zero. Se Trump vuole la Groenlandia gli daremo la Groenlandia, se vuole lo ius primae noctis gli daremo lo ius primae noctis (gli basta staccare la spina del GNL per mettere in ginocchio il continente).
E) Che fare?
Una situazione così compromessa è davvero difficile da recuperare. Di fatto l’Unione Europea neoliberale e le sue istituzioni hanno sancito il più grave collasso storico che l’Europa abbia subito nella sua storia, peggiore persino della seconda guerra mondiale, dal punto di vista del potere comparativo.
La soluzione teorica da percorrere è semplice in teoria (molto meno in pratica).
L’UE deve chiudere i battenti, mettere fuori il cartello di chiuso per fallimento, rimanere una pagina oscura nei libri di storia. (Resta il problema tecnico di cosa fare dell’euro.)
Al posto dell’UE devono nascere immediatamente alleanze strategiche tra stati europei con interessi affini.
Immediatamente devono essere riaperti tutti i canali diplomatici ed economici con tutti i paesi che il soft power americano ci ha presentato come mostri inguardabili: Russia, Cina, Iran.
Solo per questa via l’assedio americano all’Europa (e al resto del mondo) può essere rotto.
Solo in questo modo l’Europa può riaprire un futuro per le prossime generazioni.
Ovviamente, nella temperie culturale coltivata da decenni, una prospettiva del genere non può che trovare una resistenza strenua. E se così sarà, una volta di più l’Europa si sarà immolata per delle idee (stupide).
Ma diversamente dalla canzone di Georges Brassens, questa volta moriremo per delle idee, ma non di morte lenta.
*Post Facebook del 22 gennaio 2026

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