Russia-USA-Ucraina: cosa c’è davvero sul tavolo a Ginevra

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Russia-USA-Ucraina: cosa c’è davvero sul tavolo a Ginevra

Il primo giorno di colloqui trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, svoltosi a porte chiuse a Ginevra, segna un cambio di fase nel processo negoziale. Dopo mesi di contatti prevalentemente tecnici, il formato sembra ora evolvere verso un confronto più apertamente politico. Un primo segnale arriva dalla composizione delle delegazioni. Mosca ha affidato la guida dei colloqui a Vladimir Medinsky, figura associata alle “linee rosse” politiche del Cremlino, affiancato da vertici diplomatici e militari. Anche Washington ha rafforzato il profilo strategico della propria presenza, coinvolgendo direttamente esponenti dell’apparato militare.

Questo indica che il dossier sicurezza - e non solo il cessate il fuoco - è ormai centrale. Sul fronte ucraino emergono segnali di frizione interna. Secondo fonti russe, la delegazione del regime di Kiev sarebbe divisa tra chi teme la chiusura imminente della finestra diplomatica e chi continua a rifiutare concessioni sostanziali. Una spaccatura che riflette il dilemma strategico ucraino: accettare un compromesso sotto pressione statunitense o prolungare il conflitto nella vana speranza di condizioni migliori.

Altro elemento chiave è il ritorno sulla scena degli europei. Rappresentanti di Regno Unito, Francia, Germania e Italia hanno presidiato i colloqui “in corridoio”, tentando di reinserirsi in un processo che, di fatto, resta dominato dall’asse Washington-Mosca. La loro presenza segnala preoccupazione per un possibile accordo negoziato senza un reale input europeo. Rispetto ai precedenti incontri di Abu Dhabi, l’agenda si è ampliata: non solo tregua e monitoraggio del cessate il fuoco, ma anche status territoriale, garanzie di sicurezza postbelliche e, secondo diversi analisti, questioni identitarie come la lingua russa e il ruolo della Chiesa ortodossa. Temi che rendono il compromesso più complesso ma anche più strutturale.

Il contesto militare resta però altamente instabile. L’intensificazione degli attacchi alla vigilia dei negoziati conferma che le parti continuano a usare il campo di battaglia come leva negoziale. In questo senso, Ginevra non rappresenta ancora una svolta, ma piuttosto l’inizio di una fase in cui diplomazia e pressione militare procedono parallelamente. I colloqui proseguiranno oggi. La vera posta in gioco non è un accordo immediato, ma la definizione di una cornice politica entro cui, per la prima volta dopo mesi, le parti sembrano disposte a discutere non solo come fermare la guerra, ma a quali condizioni chiuderla.


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