“Roma sa da che parte stare”. E il sindaco Gualtieri?
di Agata Iacono
A Roma, nel silenzio dei media e dell’amministrazione gualtierana, prosegue da settimane una capillare raccolta firme a sostegno di una Delibera di Iniziativa Popolare che chiede l’interruzione di ogni rapporto tra il Comune di Roma e lo Stato di Israele, accusato di violare i diritti del popolo palestinese.
L’iniziativa, promossa dal comitato “Roma sa da che parte stare”, formato da cittadini, associazioni, sindacati e coordinamenti locali e nazionali, mira in particolare a:
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sospendere la commercializzazione, nelle farmacie comunali gestite da FARMACAP, dei prodotti della multinazionale israeliana TEVA, accusata di sostenere l’economia di guerra israeliana;
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fare chiarezza sui rapporti tra ACEA e Mekorot, l’azienda idrica statale israeliana che, secondo le accuse, gestisce in modo discriminatorio le risorse idriche nei territori palestinesi occupati.
Dai primi di gennaio i banchetti per la raccolta firme sono presenti in tutti i municipi, nei rioni e durante gli eventi di solidarietà con la Palestina e le campagne di boicottaggio e disinvestimento. Grazie al passaparola, le firme necessarie sono già state superate, ma la mobilitazione continua, alimentata da una crescente partecipazione. Le informazioni aggiornate sui punti di raccolta sono pubblicate quotidianamente sulle pagine social del Comitato.
Il volantino sintetizza così l’iniziativa:
ROMA SA DA CHE PARTE STARE
Firmare per fermare i rapporti con Israele
Il genocidio in Palestina continua senza tregua: Gaza è allo stremo, la Cisgiordania e Gerusalemme Est vivono sotto occupazione e violenza quotidiana. Mentre i movimenti internazionali denunciano le violazioni dei diritti umani, governi e istituzioni – incluso il Campidoglio – restano silenti e complici.
Cosa si chiede:
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una posizione chiara di Roma Capitale contro il genocidio e la violazione del diritto internazionale;
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la cessazione dei rapporti con enti e aziende legate allo Stato di Israele.
Rapporti coinvolti:
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ACEA – Mekorot: rapporti con l’azienda idrica statale israeliana accusata di pratiche discriminatorie nei territori occupati;
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FARMACAP – TEVA: legami commerciali con una multinazionale accusata di sostenere le politiche del governo israeliano.
Gli obiettivi della delibera:
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interruzione dei rapporti e dei contratti in essere;
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blocco di nuovi accordi;
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sospensione di gemellaggi e scambi istituzionali;
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trasparenza su tutti i rapporti economici.
Firmare significa affermare che Roma non può essere complice di un genocidio e di gravi violazioni dei diritti umani. Roma non deve restare in silenzio.
Nonostante la forza e la chiarezza di questa iniziativa, il sindaco Roberto Gualtieri sembra averne frainteso il significato. Il 24 marzo, infatti, il Campidoglio patrocinerà la “Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace”, una marcia simbolica che vedrà camminare insieme, a piedi nudi, madri israeliane e palestinesi “unite dal dolore” – un evento descritto come un appello universale per la pace, ma che evita accuratamente di nominare i colpevoli e le responsabilità politiche del conflitto.
Come recita la presentazione ufficiale sul sito di Turismo Roma, la camminata, guidata da Reem Al-Hajajreh e Yael Admi, candidate al Nobel per la Pace, si concluderà al Pincio con una performance della cantautrice MILCK. L’iniziativa, patrocinata da Roma Capitale, apre una serie di eventi internazionali che culmineranno con il G7 di Évian a giugno.
Dietro questa retorica pacificatrice, tuttavia, molti vedono un tentativo di manipolare la percezione pubblica del dramma palestinese, rilanciando l’immagine di Israele attraverso operazioni di hasbara camuffate da gesti di solidarietà.
E, naturalmente, chi osa criticarle viene subito tacciato di antisemitismo.
Resta ora da vedere se, una volta depositate le firme certificate dagli uffici anagrafici, il sindaco Gualtieri vorrà rispettare il processo democratico e portare in aula la delibera popolare – permettendo così a Roma, la Città Eterna, di scegliere se continuare o meno a essere complice di una tragedia che il mondo intero non può più ignorare.

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