Pressioni USA e stabilità interna: perché Cuba non crolla
La situazione umanitaria a Cuba continua a peggiorare, con carenze crescenti di energia e beni essenziali che colpiscono la popolazione. A pesare ulteriormente sul quadro è il nuovo ordine esecutivo firmato il 29 gennaio dal presidente statunitense Donald Trump, che prevede l’imposizione di dazi contro i Paesi che riforniscono l’isola di petrolio, anche indirettamente.
Secondo diversi analisti, la pressione di Washington sta aggravando in modo significativo la crisi energetica ed economica de L’Avana. Il timore di sanzioni scoraggia i potenziali fornitori di greggio, mentre Cuba fatica a garantire pagamenti e sicurezza nelle operazioni di trasporto. A ciò si aggiunge una rete elettrica obsoleta, che necessita di investimenti e modernizzazione urgenti.
Gli esperti ritengono improbabile un cambio di regime nel breve periodo, nonostante le ambizioni dichiarate dell’amministrazione Trump. Cuba mantiene una certa resilienza politica e sociale, ma si trova in una situazione di stallo.
In questo contesto, prende corpo l’ipotesi che l’obiettivo statunitense sia alimentare il malcontento interno per spingere il governo cubano verso negoziati e concessioni, più che preparare uno scontro diretto.
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