«Partner, non avversari»: il messaggio di Xi a Trump
La visita negli USA apre una nuova fase nei rapporti tra Pechino e Washington
Xi Jinping è arrivato negli Stati Uniti per una visita di Stato che assume un significato particolare, non soltanto per la sua prima presenza sul territorio nordamericano in undici anni, ma soprattutto per il messaggio politico con cui Pechino si presenta al confronto con Washington. Ad accoglierlo alla Joint Base Andrews è stato personalmente Donald Trump, insieme alla first lady Melania, in una cerimonia solenne che ha rotto una tradizione americana lunga oltre sessant’anni.
Tappeto rosso, guardia d’onore, salve d’artiglieria, inni nazionali e un sorvolo militare hanno accompagnato l’arrivo del presidente cinese. Un’accoglienza tutt’altro che ordinaria, che ha dato alla visita una forte valenza simbolica. Xi, accompagnato dalla moglie Peng Liyuan, ha ricevuto anche il saluto di bambini statunitensi che hanno offerto fiori alla coppia presidenziale.
Ma al di là del protocollo, è il contenuto del messaggio di Xi a indicare la direzione che Pechino intende imprimere al rapporto con gli Stati Uniti. Cina e Stati Uniti, ha affermato il presidente cinese, devono essere «partner, non avversari». Una formula che sintetizza la posizione con cui Pechino affronta una relazione segnata negli ultimi anni da guerre commerciali, competizione tecnologica e crescenti tensioni geopolitiche provenienti da Wshington cosciente del rapido declino della sua egemonia.
Secondo Xi, il rilancio della Cina e l’obiettivo di Trump di «rendere nuovamente grande l’America» non devono necessariamente entrare in conflitto. Al contrario, le due potenze possono trovare forme di cooperazione capaci di produrre vantaggi reciproci e contribuire alla stabilità internazionale.
Il presidente cinese ha insistito sulla necessità di costruire una relazione caratterizzata dalla cooperazione come elemento principale, da una competizione moderata e dalla capacità di mantenere sotto controllo le divergenze. Una linea che non elimina le differenze tra Pechino e Washington, ma punta a impedire che queste degenerino in uno scontro permanente. Come invece a un certo punto hanno provato a fare i falchi statunitensi.
La posta in gioco è particolarmente alta. Sul tavolo ci sono la fragile tregua commerciale tra le due potenze, la cui proroga dovrà essere affrontata nelle prossime settimane, le tensioni sulla tecnologia e sull’intelligenza artificiale e soprattutto la questione di Taiwan, il dossier più delicato nei rapporti tra Cina e Stati Uniti.
Xi e Trump si incontreranno nuovamente dopo una serie di contatti che hanno riportato il dialogo diretto ai massimi livelli. Per Pechino, tuttavia, la relazione con Washington non può essere ridotta alla sola gestione delle crisi. «La logica storica della coesistenza pacifica» tra i due Paesi, ha sottolineato Xi, non è cambiata, così come non è venuta meno l'aspettativa della comunità internazionale affinché le due principali potenze economiche mondiali riescano a trovare un modo stabile per convivere.
È questo il punto centrale della visita. In un momento nel quale la competizione tra Cina e Stati Uniti attraversa praticamente ogni settore strategico, Pechino propone di trasformare il confronto in una relazione nella quale la rivalità non renda impossibile la cooperazione. Un equilibrio complesso, ma che Xi considera necessario per evitare che le tensioni tra le due potenze finiscano per avere conseguenze ben oltre i loro confini.


