Orwell, il potere della parola e la vera realtà della libertà

Orwell, il potere della parola e la vera realtà della libertà

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Da Pressenza

La casa editrice Piano B di Prato, ha pubblicato “Il potere e la parola”, un libro che riunisce alcuni scritti molto significativi di George Orwell, insieme a un lungo saggio introduttivo della docente Diana Thermes (2021, 233 pagine, euro 15).

Il libro “Il potere e la parola. Scritti su propaganda, politica e censura” è una raccolta di articoli e saggi brevi di Orwell, in cui ritroviamo quasi tutti i temi centrali della produzione del grande scrittore inglese: la libertà di stampa, il fascismo, il comunismo, la letteratura, la propaganda, la censura e la Guerra di Spagna. Si prende in esame anche il linguaggio giornalistico e viene citata anche la famosa recita radiofonica dell’invasione marziana di Orson Welles (negli Stati Uniti).

In base alla pericolosissima esperienza personale maturata durante la Guerra civile spagnola, George Orwell definisce la libertà come “il diritto di dire alle persone ciò che non vogliono sentirsi dire” (p. 13 e p. 79, Il segreto spagnolo, 1937). Il grande intellettuale inglese definisce uno scrittore come colui che scrive per seguire delle motivazioni egoistiche, estetiche, storiche e politiche, più o meno mescolate in ogni scritto. Quindi uno scrittore detiene sempre un grande potere personale (https://www.paologulisano.com/2021/03, un medico e uno scrittore molto indipendente).

In effetti le parole possono fare tante cose e possono agire sulla realtà come le persone: possono “modificare la realtà; far esistere e far cessare di esistere; plasmare e modificare la struttura e l’essenza del reale” (James Hillman, psicologo). Ogni potere istituzionale utilizza in maniera più o meno studiata delle tecniche per pilotare la realtà e condizionare la vita di quasi tutti i cittadini (tranne i pochi appartenenti alle varie oligarchie). Le quattro principali tecniche consistono nella negazione di alcuni problemi o fenomeni, nell’omissione di informazioni o questioni fondamentali, nella falsificazione (ad esempio ingigantire i pericoli), e nell’invenzione vera e propria di notizie.

Infatti il famigerato “bipensiero” dispotico e distopico, permette di controllare la realtà psicologica e sociale imponendo una cornice cognitiva da cui è molto difficile uscire. Per uscire dal pensiero che riunisce più verità artefatte e contraddittorie, bisogna fare il grande sforzo di vedere “cosa c’è sotto il proprio naso” (p. 30). Di conseguenza il suggerimento più utile di Orwell è quello di inventare parole nuove “al fine di poter esprimere in modo accurato la vita della mente” favorendo “una reale comprensione reciproca” (Diana Thermes, p. 31).

Del resto frammentare la società “e isolare gli individui è il gioco del Grande Fratello [il Deep State più o meno istituzionalizzato], che completa in tal modo il depauperamento sistematico del vocabolario attraverso la distruzione delle parole per depotenziare il pensiero” (p. 31). Oltretutto i “nostri” media, le grandi banche, molte università e le grandi società farmaceutiche fanno a capo a una rete azionaria appartenente a poche famiglie che si conoscono molto bene tra di loro, che influenzano le politiche delle principali nazioni occidentali. E “la menzogna organizzata praticata dagli stati [più o meno] totalitari non è, come talvolta si afferma, un espediente temporaneo della stessa natura del segreto militare. È parte integrante del totalitarismo” (p. 140).

Le questioni geopolitiche e finanziarie erano centrali anche all’epoca di Orwell. Nel 1945 scriveva: “Quasi nessuno pubblicherà un attacco contro Stalin, ma si può tranquillamente attaccare Churchill, almeno su libri e riviste” (p. 66). In ogni caso giornalisti e intellettuali applicano consciamente o inconsciamente l’autocensura, per poter continuare a lavorare e a scrivere, e “un’opinione autenticamente anticonformista non trova quasi mai spazio, né sulla stampa popolare, né sulle riviste culturali”. In effetti “la stampa britannica è estremamente centralizzata, e la gran parte di essa è proprietà di pochi e facoltosi uomini che hanno tutte le ragioni per non essere trasparenti su certe questioni” (p. 65).

Quindi la propaganda incornicia la feroce e vorace realtà di ogni visione del mondo troppo istituzionalizzata: “in una forma o in un’altra, si annida in ogni libro… ogni opera d’arte ha un significato e uno scopo politico, sociale e religioso… i nostri giudizi estetici sono sempre influenzati dai nostri pregiudizi e credenze” (p. 124). Di solito ci ricordiamo solo le cose che ci fanno comodo. Quasi nessuno oggi tiene un diario, e “quando una credenza particolarmente assurda viene fatta saltare in aria dagli eventi, si rischia semplicemente di dimenticarci di averla avuta” (p. 98).

Forse fra qualche mese scopriremo che “Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” (anche se non è sicura la paternità di Orwell, la riflessione è fedele al suo pensiero).

Infatti “c’è una cosa che non viene compresa da coloro che incoraggiano metodi totalitari: che potrebbe arrivare il giorno in cui tali metodi potrebbero essere rivolti contro di loro, anziché a loro vantaggio” (p. 75). La tolleranza, la libertà e la democrazia devono essere difese giorno dopo giorno, e serve “uno sforzo consapevole. Il risultato della predicazione di dottrine totalitarie è l’indebolimento di quell’istinto in virtù del quale un popolo libero sa bene ciò che è pericoloso e ciò che non lo è” (p. 76). La libertà viene liberata in ogni pensiero, parola e azione sincera.

George Orwell è stato uno scrittore inglese nato in India (suo padre era un funzionario dell’Impero britannico): https://www.studenti.it/george-orwell-biografia-pensiero-e-libri.html.

Nota familiare – La prima moglie di Orwell fu molto sfortunata e morì a 39 anni nel 1945: http://www.pangea.news/eileen-blair-moglie-orwell-ritratto (da quanto emerge da questo articolo si trattava della classica coppia all’inglese: l’unita di due orgogliose scontrosità). Durante la guerra di Spagna fu ferito da un cecchino fascista e rischiò la fucilazione da parte dei comunisti spagnoli (una grande famiglia di fondamentalisti esaltati dipendenti da Stalin). Per altri approfondimenti sulla Guerra di Spagna: https://www.linkiesta.it/2019/09/george-orwell-spagna-tentato-omicidio. Fu durante la Guerra di Spagna che Orwell scoprì i livelli inimmaginabili delle menzogne istituzionali imposte dai partiti e dai burocrati di Stato (il famoso due più due fa cinque). Un punto di vista italiano: https://www.italiaoggi.it/archivio/palmiro-togliatti-organizzo-in-spagna-a-nome-e-per-conto-di-stalin-il-massacro-delle-opposizioni-anarchiche-1948849.

Nota storica – Aldous Huxley fu un insegnante di George Orwell nel rinomato collegio di Eton (https://www.youtube.com/watch?v=alasBxZsb40, Aldous Huxley intervistato nel 1958). Quindi Orwell si ispirò alla precedente produzione intellettuale di Huxley (www.repubblica.it/le-storie/2018/11/21/news/aldous_huxley_il_mondo_nuovo_distopia-212214721, Orwell ha avuto un pensiero molto meno accademico). Qui trovate un breve documento storico molto istruttivo: https://www.circololettori.it/2018/11/21/aldous-huxley-scrisse-george-orwell. Qui trovate una recensione al famoso romanzo distopico “1984”: https://www.skuola.net/libri/orwell-1984x8517x.html. “Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato” (slogan del Partito dell’Oceania). Il primo breve saggio inserito nella pubblicazione “Il potere e la parola” era stato scritto come premessa alla prima edizione di Animal Farm (La fattoria degli animali), ma poi l’editore preferì non inserirlo e finì per essere pubblicato solo nel 1972.

Nota molto attualizzata – Ifex ha concesso gratuitamente la grafica della ghigliottina stilizzata della copertina, ed è una rete di professionisti, cittadini e artisti, che opera in difesa della libertà di espressione a tutti i livelli: https://ifex.org. Per visionare una discussione sulla libertà finanziaria, le cripotvalute e il Grande Reset, consiglio questo video molto recente con Beatrice Silenzi e Arnaldo Vitangeli: https://www.youtube.com/watch?v=W9mooPY1eYI (27 minuti, 23 febbraio 2021). A quelli che nutrono ancora dei dubbi sul Grande Reset consiglio di approfondire questo link sui progetti molto recenti di Macron: https://www.maurizioblondet.it/macron-ha-assoldato-unex-mossad-per-la-gestione-dei-lockdown. E questi link: https://comedonchisciotte.org/memorie-di-un-filologo-complottista-di-francesco-benozzohttps://www.libreidee.org/2021/02/rivoluzione-guarire-da-casa-draghi-punta-su-remuzzi; per capire come funzionano le nuove forme di censura digitali: https://www.youtube.com/watch?v=jXVND5khqPY (dal canale del Dr. Andrea Lombardi).

Nota sanitaria – Per comprendere il pericolo della radicalizzazione di un dispotismo sanitario segnalo un video che confronto la gestione epidemica di alcune nazioni (da RadioRadio di Roma, editore puro completamente indipendente (ottima esposizione di Fabio Duranti), 17 minuti): https://www.youtube.com/watch?v=lBbJiFf9Jro&feature=youtu.be. Poi vi lascio altri link molto interessanti: https://www.thelancet.com/journals/eclinm/article/PIIS2589-5370(21)00053-5/fulltext#.YDvoMh9MXYx.twitter (una cura che funziona che non piace a chi gestisce il potere).

Nota finale – “Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti” (Epitteto, schiavo romano, uno dei due schiavi famosi di Roma e del mondo, insieme a Spartaco, https://www.giornalistaletterario.it/recensioni/epitteto-manuale-lo-schiavo-filosofo-che-divenne-padrone-del-suo-padrone.

Damiano Mazzotti

Damiano Mazzotti

"Prima delle leggi, prima della stampa, la democrazia è la parola che puoi scambiare con uno sconosciuto" (Arturo Ixtebarria').

 

Damiano Mazzotti è nato nel 1970 in Romagna e vive in Romagna. Si è laureato in Psicologia Clinica e di Comunità a Padova nel 1995. Nel corso della vita si è occupato di consulenza, di formazione e di comunicazione, lavorando nella Regione Emilia-Romagna, per società di Milano e per l’Istituto Europeo di Management Socio-Sanitario di Firenze. Nel 2008 diventa uno studioso indipendente e un Citizen Journalist che ha pubblicato centinaia di articoli sulla piattaforma informativa Agoravox Italia (www.agoravox.it/Damiano-Mazzotti). Nel 2009 ha pubblicato Libero pensiero e liberi pensatori, il primo saggio di un giornalista partecipativo italiano. 

 

 

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