"Nel'età della vulnerabilità sociale, il Pil è un parametro inutile". Jospeh Stiglitz

"Troppo è stato sacrificato sull’altare del feticismo del Pil"

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"Nel'età della vulnerabilità sociale, il Pil è un parametro inutile". Jospeh Stiglitz

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Con il nuovo rapporto del Census Bureau che dimostra che il reddito medio delle famiglie americane, tenuto conto dell’inflazione, resta al di sotto del livello registrato un quarto di secolo fa, il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz, nel suo ultimo articolo per The Project Syndicate, si chiede per quale motivo gli altri Paesi dovrebbero cercare di emulare un modello economico nel quale un’ampia percentuale – o meglio la maggioranza – della popolazione ha visto il proprio reddito stagnarsi mentre i redditi al vertice della piramide sociale sono schizzati alle stelle?
 
Un altro studio, prosegue Stiglitz, il report del 2014 del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) dimostra questo trend: l’America è al quinto posto in base all’indice di sviluppo umano (HDI) - che incorpora parametri del benessere oltre al reddito, incluse salute e istruzione - ma quando il suo punteggio viene adeguato alla disuguaglianza, perde 23 posizioni e si piazza sotto la Grecia e la Slovacchia, paesi che non vengono solitamente considerati modelli.
 
Il report dell’UNDP fa emergere un aspetto fondamentale della società di oggi: la vulnerabilità, vale a dire la precarietà in cui vivono ampi strati delle popolazioni. Un piccolo evento, come una malattia in famiglia, può rigettarle nell’indigenza. E mentre la mobilità verso l'alto è pura utopia, quella verso il basso è una minaccia reale. Negli Usa coloro che si trovano in fondo alla scala sociale sono ad un passo dalla bancarotta con tutto ciò che questo comporta. Una malattia, il divorzio o la perdita del lavoro sono spesso un motivo sufficiente per spingerli nel baratro.
 
Quando la disuguaglianza economica si traduce in disuguaglianza politica – come accade in gran parte degli Usa – i governi prestano poca attenzione alle necessità di coloro che sono in fondo alla piramide sociale. Né il Pil né l’HDI riflettono i cambiamenti nel tempo o le differenze tra Paesi in termini di vulnerabilità. Ma in America e in altri Paesi, si è registrato un notevole calo della sicurezza: chi ha il lavoro ha paura di perderlo; chi non ce l’ha teme di non trovarne uno.
 
La contrazione economica ha distrutto la ricchezza di molti. Negli Usa, anche dopo la ripresa del mercato azionario, la ricchezza media ha evidenziato un calo di oltre il 40% dal 2007 al 2013. Ciò significa che molti anziani e molte persone che si avvicinano alla pensione temono per i propri standard di vita.

Tradizionalmente, l’Europa ha capito l’importanza di affrontare la vulnerabilità fornendo un sistema di protezione sociale. Gli europei hanno saputo riconoscere che buoni sistemi di protezione sociale possono persino tradursi in un generale miglioramento delle prestazioni economiche, dal momento che i singoli sono più propensi ad assumersi i rischi che portano a un aumento della crescita economica. Ma in alcune parti d’Europa oggi, l’elevata disoccupazione (12% in media, 25% nei Paesi più colpiti), insieme ai tagli indotti dall’austerità sul fronte della protezione sociale, ha arrecato un aumento senza precedenti della vulnerabilità. Ciò implica che una flessione del benessere societario potrebbe essere ben più ampia di quanto indicato dai convenzionali parametri del Pil – numeri che sono già abbastanza foschi, laddove la maggior parte dei Paesi indicano che il reddito pro capite reale (adeguato all’inflazione) è inferiore oggi di quanto non fosse prima della crisi – un lustro perduto.
 
Il rapporto effettuato dalla Commissione internazionale sulla misurazione delle performance economiche e del progresso sociale (di cui Stiglitz è presidente) ha sottolineato che il Pil non è un buon parametro delle prestazioni positive di un’economia. Il Census americano e i report dell’UNDP ci ricordano l’importanza di questa riflessione. 
 
Troppo è stato sacrificato sull’altare del feticismo del Pil. A prescindere da quanto rapidamente cresca questo parametro, un sistema economico che non riesce a creare benessere per la maggior parte dei cittadini, e in cui una crescente fetta di popolazione deve fare i conti con una maggiore insicurezza, è, di fatto, un sistema economico fallito. E politiche, come l’austerità, che aumentano l’insicurezza e producono bassi redditi e standard di vita al ribasso per ampie fasce della popolazione, sono, conclude il premio Nobel, politiche fallimentari.

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