Mistificazioni e omissioni: come riesce Israele a restare sempre impunito

Un nuovo video-editoriale di Sara Reginella per l'AntiDiplomatico

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Mistificazioni e omissioni: come riesce Israele a restare sempre impunito

 



Video editoriale di Sara Reginella*

E così Israele è tornata a bombardare la Siria.

Intervenendo ufficialmente a difesa della minoranza dei Drusi in suolo siriano, l’impressione è che lo Stato di Israele, attualmente non rinomato per accorrere in soccorso dei popoli oppressi, stia sfruttando le lotte interne che dilaniano il paese per alimentare la propria linea politica belligerante.

A seguito dell’ennesimo bombardamento voluto dal primo ministro Netanyahu, pur senza voler minimizzare la gravità delle lotte interne alla Siria, continuiamo a domandarci come faccia Israele a restare impunito. Ebbene, a fronte di tale impunità, qualcuno è indubbiamente impegnato nel tenere a bada l’opinione pubblica.

Vediamo come.

Avrete notato, ad esempio come in questi giorni, tra le righe di molte testate, dal titolo di Francesca Abanese, “Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati”, venga spesso eliminato l’aggettivo “occupati”.

In quei casi in cui l’omissione appare scollegata da esigenze giornalistiche legate a necessità di sintesi e scorrevolezza del testo, sorge il dubbio che l’aggettivo sia eliso proprio per evitare di ricordare che Cisgiordania, Striscia di Gaza, Alture del Golan e Gerusalemme Est sono, appunto, considerati dalla comunità internazionale come territori militarmente occupati da Israele.

Dunque, se da un lato la propaganda bellica prevede che alcune parole siano omesse, dall’altro lato implica che alcune siano trasformate. E così, non stupisce che da un’inchiesta del Financial Times si parli di un progetto di “ricollocamento volontario” della popolazione di Gaza al di fuori della Striscia. Il progetto, che prevede un pacchetto di 9000 dollari a superstite, è in realtà un vero e proprio piano di deportazione, che ci si guarda bene dal chiamare con il proprio nome.

In questo modo, con l’eliminazione di alcuni termini e la trasformandone di altri, l’atrocità viene normalizzata mentre, quello che viene considerato il nemico, continua ad essere demonizzato.

A tal proposito, non sfugge all’attenzione come, a seguito delle sanzioni statunitensi alla Albanese, colpevole di aver denunciato il genocidio a Gaza, si sia immediatamente scatenata la macchina del fango finalizzata a colpire chi dissente dalla visione manicheista dei buoni contro i cattivi.

In questo contesto, ad esempio, la relatrice dell’Onu viene definita dal segretario di stato statunitense Marco Rubio come colei che ha “fomentato antisemitismo, espresso sostegno al terrorismo e disprezzo per gli Stati Uniti e Israele".

In Italia, non mancano esponenti della stampa allineati con tale sentire. Da Maurizio Molinari, che riporta come vi sia chi afferma che l’Albanese sarebbe stata accusata di aver ricevuto sovvenzioni da parte di Hamas, a Pierluigi Battista, che la definisce addirittura “un’antisemita compulsiva”.

Ebbene, se chi si oppone agli amici dell’Occidente si colloca automaticamente tra le fila del male, l’Occidente stesso sarebbe a guida dell’esercito del bene, persino sotto il profilo spirituale.

È infatti il ministro Tajani a spiegarci, alcuni giorni fa, che la bandiera europea avrebbe nel suo cerchio di stelle le 12 tribù di Israele. Le metafore tratte dal mondo celeste, di fatto, sono sempre numerose in tempi di guerra. In fondo, anche il primo ministro Netanyahu aveva dichiarato che “Questa è la guerra tra i figli della luce contro i figli delle tenebre”.

Al di là delle questioni celesti, in questo contesto non mancano neanche le mistificazioni. Una delle più grandi consiste nel lasciar credere che le forze antagoniste siano tra loro equiparabili nonostante, in realtà, a Gaza non vi sia alcun esercito che resiste.

Un ulteriore esempio di deformazione della realtà lo offre anche l’eurodeputata Donazzan, che al Parlamento Europeo ha recentemente affermato che i bambini di Gaza sarebbero scudi umani figli di padri terroristi.

Credo sia deleterio il fatto che durante una guerra vengano utilizzati contenuti multimediali dolorosi in maniera strumentale, per alimentare nell’opinione pubblica l’odio verso un presunto nemico. Ma ritengo anche che, a fronte di un genocidio, in cui assistiamo alla forma più elevata di sbilanciamento tra le forze in campo, tutti dovrebbe sentirsi obbligati alla conoscenza di quel che accade e che si lascia accadere, proprio a fronte di tanta impunità.

 

* Sara Reginella, psicologa e psicoterapeuta, autrice e documentarista, è testimone del conflitto ucraino dalle sue origini, avendo partecipato a quattro spedizioni nell'arco di otto anni. Dal 2015 è stata attiva in campo documentaristico. È autrice del saggio "Le guerre che ti vendono"(Edizioni Dedalo), oltre che dei reportage narrativi "Il fronte degli invisibili" e "Donbass. La guerra fantasma nel cuore d'Europa"(Exorma Edizioni).

 

 

 

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