Daniele Luttazzi - Soldatesse israeliane in pose provocanti: È sexwashing, bellezza

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Daniele Luttazzi - Soldatesse israeliane in pose provocanti: È sexwashing, bellezza

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di Daniele Luttazzi - Fatto Quotidiano, nonc'èdiche 


Adesso che tutto il mondo ha aperto gli occhi sui crimini israeliani a Gaza e in Cisgiordania, e che le giustificazioni di circostanza da parte di Tel Aviv suscitano solo indignazione (ogni volta si rammaricano del crimine definendolo errore, e la volta dopo fanno peggio), mi chiedevo cosa si sarebbero inventati i cervelloni dell’hasbara per riuscire nel compito impossibile di riportare l’opinione pubblica dalla parte sionista. Ho trovato la risposta in un’inchiesta di MintPress: l’ultima tattica pare sia quella di disseminare i social di thirst trap, immagini di soldatesse Idf in pose sessualmente allusive. Gli account social di thirst trap Idf sono tacitamente autorizzati dal governo israeliano, hanno centinaia di migliaia di follower e devono convertire alla causa il pubblico maschile: difficile restare indignati, con un’erezione. Account come Idf Babes (t.ly/pQLpY), Hot Idf Girls (t.ly/98vqz) e Girls Defense (t.ly/4kYVS), su varie piattaforme, sessualizzano le soldatesse israeliane in maniera esplicita.

Tutte avvenenti, sembrano reduci da uno shooting di Playboy, non da un genocidio in corso. Un format ricorrente mostra due foto della stessa ragazza, una in bikini con le poppe in bella mostra, l’altra in uniforme da combattimento: t.ly/ZjWhv. Le didascalie trasformano le soldatesse in eroine (la conturbante Agam è chiamata “leonessa”) e fanno propaganda: “La caporale Dana si è imbattuta in un carro armato siriano T-34/85 sulle nostre Alture del Golan” (come se le Alture del Golan fossero israeliane, e non territorio siriano occupato illegalmente dal 1968). In un altro format, le soldatesse, perfettamente truccate, cantano in playback e ballano ammiccando: t.ly/7A3fo, t.ly/HWF49. Frequenti anche i selfie in piscina: t.ly/EoMLH, t.ly/0QVz7. All’effetto persuasivo contribuisce l’aggiunta del grado militare al nome delle ragazze in bikini. Qui la sergente Rony si gode la vita sulla spiaggia di qualche posto esotico: t.ly/lWKAE. Non manca lo humour pruriginoso. In questo video, una soldatessa in uniforme sta sparando distesa a terra a gambe larghe e culo in su, mentre la didascalia domanda: “Ragazze con armi: sì o no?” (t.ly/7Et43). Molte, infine, le foto di bellissime soldatesse in uniforme, un classico della propaganda di reclutamento: t.ly/sDMNe.

Le didascalie sono spesso sessiste (“Date un voto da 1 a 10 a questa foto di Nati”: t.ly/gUxd8), ma il sessismo è il problema minore, in questo contesto: Israele strumentalizza l’erotico per ripulire la propria reputazione criminale (sexwashing). La cosa non è sfuggita ai commentatori più avvertiti. Lujain: “Meno 10.000 punti per la foto porno sionista che cerca di rendere sexy il furto territoriale e il genocidio a Gaza”. Alcune soldatesse israeliane hanno un proprio account di sexwashing. La più famosa è Natalia Fadeev, alias Gun Waifu (t.ly/pjn2c). Aveva quasi 2 milioni e mezzo di follower su TikTok, prima che il suo account fosse sospeso; ancora attivi quelli su X e Instagram, dove pubblica foto e video sexy di propaganda smaccata: “Guardami negli occhi, pensi davvero che io possa commettere crimini di guerra?”, “Paramedici israeliani che curano un’anziana donna a Gaza. Non stravolgiamo la verità: questo non è genocidio!”, “Buttate bombe, non cibo”, “Il mio unico crimine è essere carina”. E se a questo punto avete il pisello in mano, attenzione: la sega vi renderà complici di Bibi. Oh, non dubito che ci sarà pure chi si farà la pippa proprio per questo: basta leggere il Krafft-Ebing per conoscere certi abissi dell’animo umano. Fra i quali c’è la necrofilia: e così le foto di soldatesse israeliane in pose provocanti sono usate anche per i loro necrologi. Quello di Karin Vernikov, uccisa il 7 ottobre, è diventato subito virale: t.ly/m7JGn.

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