Maduro respinge le accuse di Washington: «Sono false»
Nicolás Maduro non arretra e respinge tutte le accuse formulate dalla giustizia statunitense. Il legittimo presidente venezuelano in carica e la moglie Cilia Flores sono comparsi il 15 ottobre davanti al giudice Alvin Hellerstein, presso il tribunale federale di New York, per rispondere a nuovi capi d’imputazione relativi alla presunta cospirazione per commettere torture. «Queste sono accuse false contro di me», ha dichiarato Maduro davanti al giudice, ribadendo poi di respingere integralmente l’atto d’accusa. Flores ha affermato a sua volta: «Sono completamente innocente». Le nuove contestazioni, presentate dalla Procura l’8 ottobre, si aggiungono alle precedenti accuse di narcotraffico e possesso di ordigni distruttivi.
La difesa considera questa evoluzione una manovra per mantenere in piedi un procedimento segnato da gravi problemi giuridici. Non è un dettaglio secondario che l’accusa abbia dovuto abbandonare il riferimento al cosiddetto ‘Cartel de los Soles’ come organizzazione diretta da Maduro, una delle principali argomentazioni utilizzate da Washington nella campagna contro Caracas, caduta perché infondata. Il punto centrale resta però la legittimità stessa dell’intero processo. Maduro e Flores sono stati sequestrati il 3 gennaio, durante l’aggressione militare statunitense contro il Venezuela, che ha provocato oltre cento morti tra civili e militari e un numero analogo di feriti. Trasferiti con la forza negli Stati Uniti e detenuti a Brooklyn, contestano la legalità della loro cattura e la competenza dei tribunali statunitensi.
Maduro si è definito un «prigioniero di guerra» e invoca l’immunità spettantegli in quanto capo di Stato in carica. Anche la situazione di Cilia Flores solleva interrogativi. Il giudice Hellerstein ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dai suoi legali, nonostante le preoccupazioni per le sue condizioni di salute, i problemi cardiaci denunciati dalla difesa e una perdita di peso superiore agli undici chilogrammi durante la detenzione. La motivazione del magistrato è un presunto rischio di fuga. A complicare ulteriormente la vicenda sono le contestazioni dei legali sulle restrizioni imposte al finanziamento della difesa da parte del governo venezuelano, considerate una violazione del diritto a un’adeguata assistenza legale. Il processo è stato rinviato al 14 giugno 2027, mentre una nuova udienza è fissata per il 17 dicembre, quando saranno esaminate le richieste della difesa di archiviare il caso.
Nel frattempo, le manifestazioni di solidarietà organizzate davanti al tribunale di Manhattan testimoniano come la vicenda abbia ormai superato i confini di un procedimento penale, diventando una protesta contro la tracotanza dell’imperialismo statunitense. Il caso Maduro-Flores si inserisce nella più ampia offensiva statunitense contro la sovranità della Repubblica Bolivariana.


