Loretta Napoleoni - "Dazi, mercati in crisi e l’ombra del 1930"
Liberation Day o Apocalisse Economica? Il Mondo trema di fronte alla scommessa di Trump
di Loretta Napoleoni per l'AntiDiplomatico
Domani e’ Liberation Day, il 2 aprile onde evitare la data del 1 aprile, il tradizionale pesce d’aprile. Che succedera’? meglio ancora, succedera’? Lo sapremo domani o forse neppure domani dal momento che Trump cambia le carte in tavola continuamente. Ma supponiamo che tutto vado come previsto, cosa pensa il mondo ‘razionale’, quello estraneo al MAGA, cosa potrebbe succedere, quali gli scenari possibili?
Quella di Donald Trump potrebbe diventare la più radicale e pericolosa riforma commerciale degli ultimi cento anni, un terremoto economico destinato a mandare in frantumi il delicato equilibrio del commercio internazionale. Questa la narrativa ufficiale. Le nuove tariffe sono vissute come la dichiarazione di guerra a un intero sistema globale che l'America stessa aveva contribuito a costruire nel secondo dopoguerra, un sistema che Trump ora accusa di aver tradito gli interessi dei lavoratori e delle fabbriche americane.
Gli echi della storia risuonano sinistramente e ce lo ricordano economisti autorevoli, che non esitano a paragonare questa mossa al disastroso Smoot-Hawley Act del 1930, la legge tariffaria che inasprì la Grande Depressione trasformandola in una catastrofe mondiale. Naturalmente Trump non e’ d’accordo ed insiste sulla necessità’ dio un riequilibrio economico attraverso la rimozione di vantaggi comparati fittizi. Si tratta di una forte retorica nazionalista che pero’ potrebbe nascondere qualche grano di verita’. Il punto e’ pero’ un altro: e’ quello che sta per crollare il miglior equilibrio possibile oppure ne esiste un altro, migliore, che Trump vuole raggiungere. In assenza di una risposta i mercati tremano.
L'effetto domino sta già mostrando i suoi primi devastanti effetti: il Nikkei crolla del 4% in una sola seduta, lo yuan vacilla pericolosamente, l'euro mostra segni di affanno mentre la Borsa di New York entra ufficialmente in territorio di correzione. Christine Lagarde, alla guida della BCE, ha convocato d'urgenza i vertici europei per preparare il peggio, sostiene che l’Europa sia sull'orlo di una crisi che potrebbe rivaleggiare con il 2008. Intanto, oltreoceano, il Canada - tradizionale alleato e partner commerciale - sta vivendo il più drammatico ripensamento delle sue relazioni economiche con gli USA da quando il NAFTA venne firmato. Carey, il nuovo premier canadese e’ entrato in rotta di collisone con Trump e cerca di staccarsi dal mercato americano.
Ma anche Trump gioca con il fuoco. I prezzi al consumo potrebbero schizzare in alto, con automobili più care di 2.500 dollari, le piccole imprese potrebbero fallire e i lavoratori manifatturieri scoprire che le esportazioni crollano comunque. Il Regno Unito post-Brexit potrebbe tentare di sfruttare la situazione ma rischiando di alienarsi l'UE, mentre la Cina potrebbe rispondere colpendo settori sensibili come l'agricoltura americana.
Uno studio condotto dal Financial Times dimostra che nessuno uscirebbe indenne da una guerra commerciale: se Trump andrà fino in fondo con i suoi dazi, il mondo potrebbe ritrovarsi in una nuova era di stagnazione, inflazione e instabilità, con conseguenze potenzialmente peggiori della crisi del 2008.
In questo clima apocalittico, una domanda riecheggia nei corridoi del potere da Washington a Pechino, da Bruxelles a Tokyo: Trump sta davvero preparando l'America a un nuovo secolo di predominio industriale, o sta inconsapevolmente scavando la fossa del sistema economico globale così come lo conosciamo? La risposta potrebbe arrivare molto prima del previsto, perché quando le prime tariffe entreranno in vigore, l'effetto domino sui mercati e sulle economie potrebbe essere immediato e devastante. Una cosa è certa: qualunque sia l'esito di questa pericolosa scommessa, il mondo del dopo-"Liberation Day" non sarà mai più lo stesso.
E questo articolo non e’ un pesce d’aprile!