Lista di proscrizione. Interrogazione Alternativa: il governo risponderà a queste tre semplici domande?

Lista di proscrizione. Interrogazione Alternativa: il governo risponderà a queste tre semplici domande?

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La querelle sulla lista di proscrizione pubblicata dal Corriere della Sera rischia di essere "declassificata" dai media di regime a gaffe, sciocca ma comprensibile ricerca dello scoop di due giornaliste poco accorte che hanno scelto un grafico in vena di "wanted" e che ha scelto a casaccio foto da esporre alla pubblica gogna.
 
Questa settimana abbiamo assistito allibiti alla vergognosa gara mediatica di tutti i talk show, (nessuno escluso), che hanno approfittato della provvidenziale distrazione dalla propaganda melensa di guerra, (che ormai non fa share), per cercare di mettere una toppa alla caccia alle streghe che loro stessi hanno alimentato in questi 100 giorni.
 
Hanno esibito persino sussiegoso sdegno.
 
Di fatto, hanno inscenato moderata indignazione, molto politicamente corretta, per erigersi a difensori ipocriti di una generica libertà di opinione, (che loro stessi sistematicamente negano), bacchettando sommessamente i colleghi del Corriere, (tranne qualche utile idiota che non ha capito il gioco e accusa i proscritti di essere pagati da Putin), pur di nascondere il vero scandalo: 
 
il  coinvolgimento diretto del Copasir e dei servizi segreti (controllore e controllato in allarmante corrispondenza di amorosi sensi).
 
Il Copasir smentisce senza smentire, "declassificando" un pasticciaccio che chiama bollettino di 7 pagine che, a detta di Gabrielli, dovrebbe chiarire che il Copasir non stava indagando su parlamentari, giornalisti, intellettuali e blogger, ma che ha appreso dal Corriere della Sera dell'indagine....
 
Indagine di chi?
 
Martedì sera, in collegamento da Washington, nel programma di Floris, Urso stesso, piuttosto che smentire e chiarire, afferma che i servizi non solo hanno aperto indagini su chi non ha avallato supinamente la narrazione filo NATO ma che da tempo la disinformazione è sotto stretto controllo ( leggasi dissenso nei confronti del governo Draghi) e candidamente dichiara di essere a conoscenza di altri tre dossier classificati, dunque secretati, che personalmente non ha ancora potuto leggere ma che non conterrebbero i nomi accusati dal Corriere.
 
Il fido Tabacci, da studio, si affretta a confermare.
 
Come può aver letto Tabacci i dossier dei servizi segreti?
 
Per i media italiani, passati ai risultati dei referendum e soprattutto delle elezioni amministrative, che sanciscono la debacle del Movimento 5 Stelle, la cosa finisce qui.
 
Al massimo, pagherà lo sprovveduto grafico del Corriere...
 
E invece proprio qui inizia.
 
Due interrogazioni sono state presentate in parlamento, una in Senato (di cui l'AntiDiplomatico ha dato notizia ieri) presentata dal nuovo gruppo Cal-Alternativa-Pc-Idv, l'altra alla Camera, presentata dai deputati di Alternativa, a prima firma Pino Cabras (commissione esteri della Camera).
 
Ve la riportiamo per esteso, perché le domande che pone sono semplici e immediate.
 
Le risposte, in ogni caso, saranno dirimenti.
 
"Al Presidente del Consiglio dei Ministri – per sapere- premesso che:
 
il Corriere della Sera ha pubblicato in data 5 giugno un articolo diffamante dal titolo “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia”, corredato da foto segnaletiche, su giornalisti, accademici, liberi professionisti e politici che secondo il giornale sarebbero inseriti in un rapporto riguardante la sicurezza nazionale;
 
il presidente del Copasir in un’intervista a Il Foglio ha confermato l’esistenza del rapporto classificato, argomentando che a suo avviso la macchina di disinformazione russa sarebbe attiva da almeno 10 anni nel nostro Paese;
 
il sottosegretario Gabrielli ha poi divulgato il dossier dal titolo ”Hybrid Bulletin. Speciale disinformazione nel conflitto russo-ucraino, 15 aprile-15 maggio”, il quale sarebbe stato elaborato dal Dis, in collaborazione con Aise, Aisi, Maeci, Ministero dell’interno, Ministero della difesa e Ufficio del Consigliere militare;
 
nel rapporto ci sarebbero solo 3 dei 9 nomi che il Corriere avrebbe associato al report dei servizi segreti e non vi si trova traccia delle motivazioni alla base della raccolta di informazioni;
 
lo stesso sottosegretario avrebbe ammesso l’esistenza di altri 3 precedenti rapporti ad oggi ancora secretati;
 
le autrici dell’articolo del Corriere, Guerzoni e Sarzanini, avrebbero confermato di aver ricavato tutti i nomi dai 4 rapporti prodotti dalla nostra intelligence;
 
nell’articolo viene riportato il nome dell’ex presidente della Commissione Affari Esteri, sen. Petrocelli, e se la notizia venisse confermata sarebbe particolarmente allarmante che un parlamentare sia oggetto dell’attività di controllo;
 
a memoria storica, tale lista di proscrizione non trova precedenti nella nostra storia e rischia di rappresentare una delle pagine più buie della Repubblica per come finora l’abbiamo conosciuta;
 
la lista viola apertamente l’articolo 21 della Costituzione ed è una deviazione dal corretto uso dei servizi segreti, i quali utilizzano i propri poteri per indagare su cittadini che hanno liberamente espresso le proprie opinioni. Una dinamica che ricorda il Maccartismo degli Stati Uniti negli anni ’50 e che l’Italia ha sempre etichettato in maniera negativa, nel pieno rispetto dei principi fondanti della nostra storia repubblicana;
 
il “reato” commesso da coloro che sarebbero stati definiti “putiniani d’Italia” sarebbe quello di voler  dare una visione oggettiva degli episodi che stanno caratterizzando la guerra in Ucraina, evidenziando errori che tutte le parti in causa stanno commettendo;
 
a fronte di un particolare accanimento nei confronti di coloro che sono ritenuti influenzabili da una potenza straniera come la Federazione Russa, non si fanno le opportune analisi delle notizie in arrivo dal fronte ucraino, spesso manipolate per influenzare anche la nostra politica, come ammesso pubblicamente dal commissario dei diritti umani dell’Ucraina, Lyudmyla Denisova;
 
lo stesso “Corriere della Sera” in un articolo dell’8 giugno 2022 avrebbe pubblicato sondaggi Ipsos, i quali evidenziano che “sono oltre 4 rispondenti su 10 a giudicare i media italiani come troppo sbilanciati nei confronti dell’Ucraina e solo un quarto giudica oggettiva la nostra informazione”;
 
quale sia la posizione del Governo su un episodio che sospende la libertà di espressione nel nostro Paese;
 
con quale mandato parti del Governo stiano raccogliendo informazioni su cittadini italiani e quali siano le finalità delle sue indagini;
 
come sia possibile che una testata giornalistica sia in possesso di un documento definito “classificato” dal Governo e di chi sarebbe la responsabilità di una simile fuga di notizie atta a screditare una pacifica e democratica opposizione."

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa, antropologa, giornalista certificata Wrep Blockchain

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