Libertà di parola a rischio: Washington condanna "censura orwelliana" dell'UE

Dopo le critiche di Vance e Rubio, nuova offensiva USA: "In Europa libertà solo per chi la pensa come il potere"

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Libertà di parola a rischio: Washington condanna "censura orwelliana" dell'UE

Il Dipartimento di Stato USA ha accusato l’Unione Europea di minacciare la libertà di parola attraverso il Digital Services Act (DSA), definendo le norme europee un "affronto" ai valori democratici. La reazione arriva dopo che la Francia ha elogiato il regolamento, presentandolo come un baluardo contro i contenuti illegali.

In un post su X, il Dipartimento di Stato ha avanzato critiche oltre a quelle già espresse dal vicepresidente J.D. Vance, sostenendo che in Europa "migliaia di persone vengono condannate per aver criticato i propri governi". Il messaggio, definito "orwelliano", sarebbe un tentativo di mascherare la censura sotto falsi ideali di libertà. "Tutto ciò che il DSA protegge sono i leader europei dal loro stesso popolo", si legge nel commento.

La Francia, da parte sua, aveva difeso il DSA affermando che "in Europa si è liberi di parlare, non di diffondere contenuti illegali". Approvato nel 2022, il regolamento impone alle piattaforme online di rimuovere contenuti "illegali e dannosi", compresa la disinformazione. Tuttavia, critici sia in Europa che negli USA lo paragonano alla creazione di un "ministero della verità", sostenendo che limiti indebitamente il dibattito pubblico.

Le tensioni non sono nuove. All'inizio dell'anno, le autorità francesi hanno avviato un'indagine su X per presunta ingerenza nella politica nazionale e diffusione di messaggi d'odio, accuse respinte dal social network come "politicamente motivate". Anche Pavel Durov, fondatore di Telegram, è finito nel mirino: arrestato e poi rilasciato su cauzione, ha accusato la Francia di condurre una "crociata" contro la libertà di espressione, denunciando pressioni per censurare contenuti durante le elezioni in Romania.

Oltre alle polemiche sul DSA, gli Stati Uniti hanno inasprito i controlli sui post online di chi richiede visti, valutando eventuali "ostilità" verso i principi fondanti del paese. Intanto, esponenti dell'amministrazione Trump continuano a criticare l'Europa: dal presidente della FCC Brendan Carr, che ha avvertito dei rischi per la libertà di parola, al segretario di Stato Marco Rubio, che ha annunciato restrizioni sui visti per funzionari stranieri coinvolti nella repressione del dissenso online.

La battaglia tra le due sponde dell'Atlantico sembra destinata a continuare, con Washington e Bruxelles divise non solo sul futuro del digitale, ma anche sui confini tra regolamentazione e censura.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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