Le motivazioni marxiste del NO al Green Pass

Le motivazioni marxiste del NO al Green Pass

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Vignetta di Ignazio Di Pasquale, ispirata al racconto della fine di Laocoonte, che aveva ammonito i Troiani della pericolosità del Cavallo, e viene aggredito e straziato, lui e i suoi due figli, dai serpenti inviati dalla dea Atena.

 

 

«Infine i due serpenti se ne vanno strisciando sino ai templi più alti, raggiungono la rocca della crudele Minerva, rifugiandosi ai piedi della Dea sotto il cerchio del suo concavo scudo.» (Eneide, Libro Secondo)

 «Le verità espresse dalla ricerca scientifica non sono verità assolute e definitive ma sono approssimazioni storiche e la scienza è un movimento in continuo sviluppo. Se infatti la verità scientifiche fossero definitive ed acquisite definitivamente su un piano assoluto e metastorico, la scienza come tale avrebbe cessato di esistere. Si ha quindi che la scienza è una categoria storica, essa offre parametri di interpretazione della realtà che sono varianti e varieranno con il variare delle epoche storiche. In realtà anche la scienza è una superstruttura, una ideologia. La scienza quindi non ha una sua validità assoluta, al di là del tempo, ma rappresenta nella sua storia il reflusso di rapporti di forza reali all’interno delle classi e dei modi di produzione». (A. GRAMSCI, Il materialismo storico e la filosofia di Benedetto Croce)

 

di Alberto Lombardo - La Riscossa

 

Scientificamente e socialmente ci troviamo di fronte ad una pandemia che non può essere messa in dubbio e che, sebbene non abbia le caratteristiche di gravità di altre epidemie (Ebola, Mers, Vaiolo, Poliomielite), certamente richiede un impegno serio per debellarla. A testimonianza di ciò è da sottolineare l’incremento del numero di morti totali che si è avuto in Italia e nel mondo intero in questi due anni.

È certamente discutibile la questione di come siano state effettuate le cure preventive, di come la sanità pubblica sia stata depotenziata dalle continue privatizzazioni, di come siano state fronteggiate le vere situazioni di pericolo, dai trasporti ai luoghi di lavoro e di studio. Ciò ha contribuito ad aumentare il numero di vittime che si sarebbero potute evitare, ma non oscura la pericolosità del virus.

Va sottolineato il processo di urbanizzazione selvaggia portato avanti da molti Paesi sotto la spinta della “finanza cementizia”, processo che ha condotto alla creazione di città-agglomerato sempre meno vivibili e pensate per un uomo-merce in grado unicamente di produrre ricchezza per il vertice della piramide capitalista, ricchezza di cui non potrà godere viste le condizioni in cui versa. Questo modello di urbanizzazione ha come logica conseguenza la creazione di un sistema di trasporto di persone e di merci, gestito anch’esso dalle logiche del profitto, che ha portato ad avere treni, aerei, traghetti, metropolitane, bus sempre più stipati e che in particolare sono serviti da vettore per il virus SARS COV 2.

Inolte i sistemi capitalisti hanno distrutto la sanità pubblica. Quanti ospedali sono stati chiusi? Quanti tagli a personale medico, paramedico e quanti alla ricerca scientifica pubblica? Da tempo ormai il tema dell’assistenza sanitaria pubblica rappresenta il vero “volto lugubre” di una società capitalista in putrefazione. Gli ospedali infatti non sono stati in grado di reggere l’urto della pandemia. Tutto ciò si è tradotto in una crisi senza precedenti.

Infine un doveroso richiamo alla questione antropologica e sociologica degli anziani, che in una società capitalista rappresentano una vera e propria “zavorra” di cui liberarsi con l’ausilio delle RSA, che sono state delle vere e proprie bombe microbiologiche.

Tutto ciò ha certamente contributo a innalzare tragicamente il numero di vittime della pandemia e dei morti. Il confronto tra i paesi capitalisti e i paesi socialisti in questo è impietoso. Per esempio, la capacità di un paese smisuratamente grande come la Cina di perseguire politiche di gestione dei tracciamenti hanno fatto sì che quel Paese non abbia dovuto ricorrere a coprifuoco totali e ripetuti come da noi, garantendo in ogni caso la produzione non mettendo a rischio la salute dei lavoratori, come fatto da noi, e assicurando un’uscita molto più rapida, meno costosa e con un numero notevolmente minore di vittime. Tutto ciò non perché siano solo più bravi, ma perché il sistema politico cinese ha interesse a preservare la propria popolazione, non c’è un sistema sanitario che si ingrassa a spese della salute pubblica. In ultima analisi possiamo dire che è il controllo della politica e degli interessi collettivi di tutta la società che prevale sugli interessi privati, mentre da noi il controllo delle decisioni politiche è in mano a pochi gruppi di monopolisti, che hanno interessi opposti a quelli della larga maggioranza della popolazione.

Anche la forte spinta per la ricerca e la diffusione dei vaccini nei paesi socialisti, dalla Cina a Cuba, costringe anche i più dubbiosi, e tutti noi che non ne abbiamo competenze specifiche, ad accettare come UNO degli strumenti indispensabili per questa lotta siano i vaccini.

Quindi per i marxisti non ci sarebbe neanche bisogno di dover prendere le distanze da tutte quelle teorie antiscientifiche, complottiste e negazioniste che caratterizzano l’area NO VAX!

Questa premessa è necessaria per analizzare in chiave marxista il fenomeno Covid nel suo complesso e per ricordarci che il marxismo ha sempre ripudiato ogni logica meccanicistica, ossia, il materialismo positivista e non dialettico. Solo così ci possiamo accorgere che chi oggi impone “leggi” o dogmi, che vietano qualsiasi dubbio sulla legittimità delle misure prese (dalla campagna vaccinale ai test diagnostici fino al green pass), è colui il quale ha generato il problema: il grande capitale! Ed è lo stesso che ci propone soluzioni “facili ed immediate”, senza poterle discutere dialetticamente.

La posizione del Governo italiano, che ripone nei vaccini l’UNICA arma per contrastare la pandemia, non solo è scientificamente errata, ma appunto risponde alle logiche monopolistiche che affidano la gestione della salute pubblica a strumenti centralizzati “tecnologici”, che garantiscono enormi profitti, quali appunto i vaccini, e non sugli strumenti di massa – sanità di prossimità, cure preventive e di primo intervento – nei quali vi è un investimento pubblico nel lavoro specializzato, ove il profitto del capitale non viene assicurato. In una parola: vaccini e non medici e infermieri. Non è un caso singolo. Se vediamo come si è trasformata la sanità oggi, ci accogiamo che i più avanzati strumenti tecnici, quali la telemedicina, risultano sostitutivi e non coadiuvanti del lavoro degli operatori sul terreno. Sostituzione di capitale costante al capitale variabile, di macchine all’uomo. La costante espulsione di manodopera nei processi produttivi avviene a spese dei lavoratori, con costante impoverimento della società, anziché essere usata per arricchire e far stare meglio tutti. La posizione marxista è opposta a quella luddista, che si oppone al progresso tecnologico e scientifico, ma invece spinge a far acquisire coscienza di massa con una critica serrata ai processi di concentrazione capitalistici contro i quali l’unica risposta non può che essere una società socialista.

Senza dilungarsi troppo sull’origine della pandemia, (argomento su cui abbiamo dedicato diversi articoli, in particolare vedi qui e qui) va detto chiaramente che, per quanto riguarda il suo sviluppo incontrollato, la responsabilità è da ricercare nel sistema capitalista anche in merito alla gestione della ricerca scientifica, finalizzato ormai alla creazione di laboratori che hanno sempre di più scopi geopolitici e che rappresentano vere e proprie armi per il capitale, in grado di subordinare persino la sovranità nazionale dello Stato. Una ricerca finanziata dagli Stati, quindi dai lavoratori contribuenti, e che genera enormi profitti privati. Socializzare i costi e privatizzare i profitti. Lo scenario dentro il quale si articola la questione viene intorbidita dal potere borghese. I media mainstream, macchina da guerra della borghesia, dipingono tutto con un unico colore di matrice esclusivamente filo-atlantista e filo-europeista.

Perché in Italia vengono adottati solo vaccini statunitensi, peraltro dieci volte più costosi degli altri? È evidente che i vaccini vengono usati come strumento di lotta politica strategica. Come abbiamo visto ciò mette in difficoltà anche tanti lavoratori italiani, o che lavorano in Italia, che hanno fatto il vaccino russo o cinese. Il Governo italiano con l’imposizione del greenpass passa sopra i diritti sacrosanti anche di questi lavoratori.

La lotta intestina tra interessi internazionali ha fatto sì che i protocolli di somministrazione siano stati cambiati più e più volte. I motivi di questi cambiamenti risultano oscuri per la popolazione e questa viene disorientata. Come ci si può meravigliare che i sospetti tra larghe fasce aumentino di giorno in giorno? Ma ancora di più, come non segnalare la totale decadenza della credibilità degli organi di governo borghese che per far accettare tutto ciò ai propri cittadini devono ricorrere a misure coercitive dirette, per alcuni, e indirette, ancora più odiose, per tutti gli altri? Ma è chiaro. Se si fosse avviato un serio e veramente scientifico dibattito pubblico sui vaccini, sarebbero venute fuori tante di quelle magagne, tante di quelle critiche al governo, che esso ne sarebbe stato travolto. E quindi si ricorre al più scontato e becero strumento di oppressione: la demonizzazione del dissenso. Prima vengono ridicolizzate le posizioni critiche di filosofi, giuristi, semplici cittadini, con il pretesto che la “scienza” può essere intesa e gestita solo da una ristretta casta che non ha il tempo di spiegare cose così complesse al popolo minuto. Poi, quando anche voci critiche si levano autorevolmente anche nell’ambito accademico e della ricerca, si passa ad accuse più pesanti, al limite della scomunica.

Si torna ai tempi dell’Inquisizione. Ad affermare le “verità” è solo la Chiesa e coloro che non si conformano sono peccatori. Se invece ci sono voci critiche dentro l’istituzione stessa, allora si passa all’accusa di ereticità, di apostasia, e si invoca il rogo.

Ci sono già dei vaccini in Italia obbligatori. La loro obbligatorietà è basata su dati certi, incontrovertibili, frutto di decenni di sperimentazioni e di sorveglianza farmacologica. I vaccini Sars Cov 2 non hanno ad oggi queste caratteristiche. Pertanto, il primo errore del progetto green pass è di natura antiscientifica perché si pretende di possedere delle certezze ancora inesistenti. Il secondo errore continua su questa falsa riga perché viene fissata una validità di tempo della tessera verde di 12 mesi (in un primo momento erano sei mesi) giustificandola con il fisiologico calo della risposta immunitaria. In realtà anche su questo punto non si hanno dati certi poiché la tempistica del calo fisiologico della risposta immunitaria è variabile. In generale, ma soprattutto per la variante delta, la durata della copertura a quattro mesi crolla al 53%, il che significa che al quinto mese dalla fine del ciclo vaccinale si è protetti solo per il 50% e, nel frattempo si è già potenziali vettori di trasmissione. Infatti è il CDC (Centre of Disease Control), ma non solo, anche riviste estremamente autorevoli come NATURE o THE NEW ENGLAND JOURNAL OF MEDICINE, che certificano come vaccinati e non, siano fonte di trasmissione del virus, sebbene con tempi di risposta differenti ma ancora da accertare.

L’unico dato certo di questa “fase 4” di sperimentazione è dato dalla notevole riduzione del rischio di complicanze e morte nei soggetti vaccinati che sviluppano la malattia, ma non della totale rimozione di questo. È sicuramente certo che i vaccinati hanno meno possibilità di sviluppare complicanze rispetto ai non vaccinati.

Tuttavia permangono delle forti incertezze circa il rischio di sviluppare effetti avversi da vaccino, anche gravi che sfuggono all’attuale sistema di segnalazione. Anche una critica severe va fatta su tali sistemi che non hanno promosso affatto la raccolta dei dati sui casi avversi, lievi o gravi che siano. Ciò ha creato molte difficoltà ai valutatori ex post e ha aumentato ancora di più la diffidenza del vasto pubblico.

Potremmo dire che i vaccini, pur essendo strumenti estremamente efficaci non sono delle armi definitive, ma in costruzione, pertanto proporre un green pass su queste basi è una scelta sbagliata, soprattutto perché è falso avere la certezza scientifica che il possessore non possa infettare gli altri. Paradossalmente, coloro che si battono per un uso di massa dei tamponi mostrano un atteggiamento più prudenziale, mentre affidarsi esclusivamente ai vaccini e a sistemi di protezione molto primitivi, come le mascherine, soprattutto nei luoghi affollati, induce ad atteggiamenti rilassati che portano a un incremento di rischio. Quindi green pass più mascherina al posto dei tamponi potrebbe essere l’anticamera della ripresa della pandemia.

Un altro errore di natura epistemologica è riferito all’equiparazione tra il concetto di positivo e quello di infettante. Essere positivo non vuol dire avere in sé un virus che può essere trasmesso.

Anche dal punto di vista semantico, il temine di “immunizzazione” è completamente fuorviante, induce a una falsa sicurezza nel vaccinato che lo può portare ad atteggiamenti profondamente scorretti e pericolosi.

Capiamo quindi che la logica non è quella di proteggere la popolazione, perché sarebbero state ben altre le misure da prendere, ma solo di aumentare la inoculazione dei vaccini, a tutti i costi.

OTTAVO RAPPORTO AIFA SULLA SORVEGLIANZA DEI VACCINI COVID-19     27/12/20   –  26/08/21.

I dati che emergono da questo rapporto sembrano confermare una serie di effetti, anche gravi. Innanzitutto ci sono dubbi sul metodo utilizzato per monitorare l’andamento delle segnalazioni sulle reazioni avverse. Quella di AIFA continua ad essere una farmacovigilanza passiva, basata quindi sulle segnalazioni di chi ha ricevuto la dose e la conseguente valutazione del medico. Da parte delle autorità sanitarie non c’è alcun tipo di monitoraggio attivo dei soggetti vaccinati e i dati che emergono non possono che essere sottostimati. Oltre al metodo anche i numeri del rapporto fanno sollevare più di un dubbio. I dati confermano una costante crescita degli effetti collaterali gravi. I dati di AIFA sono poi in contrasto con quelli di EUDRAVIGILANCE (agenzia europea di monitoraggio delle segnalazioni) che, seppur basata sullo stesso sistema di segnalazione passiva, offre numeri decisamente più grandi. In questo rapporto AIFA sono comunque 555 le morti segnalate a seguito della vaccinazione. Chiaramente non tutte le 555 sono correlabili direttamente alla vaccinazione, anzi, secondo l’AIFA IL 58,8% di queste non è correlabile, mentre il 32,3 % (128/396) risulta essere indeterminato e che quindi necessita di ulteriori indagini prima di definire l’effettivo nesso tra dose somministrata e decesso. Dal rapporto si evince anche che la fascia di età più colpita è quella sotto i quarant’anni. Comunque, anche se le segnalazioni sono basse, bisogna dire che quelle relative ai vaccini covid sono lo 0,11% mentre quelli relativi a tutti gli altri vaccini presenti in Italia sono dello 0.04 % un rapporto matematico che esprime come nelle vaccinazioni covid ci siano quasi tre volte il numero di segnalazioni avverse rispetto a tutti gli altri vaccini e, guardando poi le segnalazioni gravi, la situazione peggiora decisamente, infatti per gli altri vaccini le reazioni gravi sono del 2,8% mentre per il covid sono il 13,8%. La stessa AIFA ci fa sapere che non ci sono eventi associati ad esito fatale per tutti gli altri vaccini presenti in Italia, mentre per il covid si contano 555 segnalazioni di decesso.

Inoltre tutti gli altri vaccini sono sottoposti a regime di sorveglianza attiva, mentre i vaccini covid solo di sorveglianza passiva.

FENOMENO ADE

È una reazione immunitaria complessa che può avere esito fatale. Questa volta a dirlo è la Procura di Siracusa nel caso del decesso del militare Stefano Paternò. Il fenomeno ADE è riportato da tutte le riviste di divulgazione scientifica e supportato da tanti studi clinici uno di questi è quello della INTERNATIONAL JOURNAL OF CLINICAL PRACTICE, che analizzava la letteratura scientifica della SARS e della MERS, virus strettamente correlati al Sars Cov 2. In sostanza c’è il rischio che i vaccini per questo virus possano peggiorare i sintomi della malattia di molto, qualora il vaccinato contragga il virus e si ammali. Tutto questo non è indicato nei moduli del consenso informato in maniera chiara ed evidente. Il fenomeno ADE è la spiegazione scientifica del fatto che prima di somministrare queste terapie è opportuno eseguire il test sierologico, poiché se sono presenti anticorpi contro il Sars Cov 2 non bisogna somministrare il vaccino, cosa che puntualmente è disattesa. Questo sarebbe un approccio scientifico al problema, non una vaccinazione di massa, magari con dei mix vaccinali, secondo il Generale Figliuolo e il Ministro della Salute Speranza, che non sono supportati da nessuno studio scientifico. In oltre gli studi di fase 1 sono stati condotti su soggetti che avevano contratto il ceppo di Wuhan e non il virus mutato, oggi in circolazione. Gli studi clinici di fase 1 e 2 compiuti sui vaccini oggi somministrati non hanno poi valutato l’esposizione dei soggetti vaccinati al virus circolante dopo la vaccinazione che è il periodo più propizio per la manifestazione del fenomeno ADE.

Per concludere questa lunga ma necessaria esposizione scientifica ci dobbiamo leggere il rapporto dell’ISS sulle certificazioni di morte per covid (RAPPORTO ISS COVID 19 N 49/2020. COVID 19: RAPPORTO AD INTERIM SU DEFINIZIONE, CERTIFICAZIONE E CLASSIFICAZIONE DELLE CAUSE DI MORTE.)

In sintesi lo studio di questo rapporto ufficiale evidenzia come nella certificazione di morte per soggetti covid positivi ci sia un altissimo numero di patologie pregresse croniche che vanno da quelle cardiovascolari a quelle oncologiche, ma anche diabete alzheimer ecc… Ebbene nei soggetti positivi al virus non si fa riferimento alle patologie pregresse ma la morte certificata è per covid. Quando invece si manifestano effetti collaterali gravi o si muore per somministrazione di vaccino le patologie pregresse vengono prese in considerazione per cui sono responsabili dell’esito fatale.

Due pesi e due misure che giustificano i dubbi sulla gestione della campagna vaccinale nel suo complesso.

IL NOSTRO “NO GREEN PASS” È OPPOSTO A QUELLO DELLA DESTRA.

Il potere borghese, oltre a orientare il consenso, cerca anche di orientare il dissenso verso obiettivi a lui comodi. Per esempio, contestazioni deboli o inquinate da motivazioni farlocche (vedi qui), tifoserie che si scontrano violentemente su problemi di una rara irrilevanza, uso di gruppi di persone screditati ma usati ad arte per assumere posizioni simili a quelle che si vogliono preservare dalle critiche. Tali metodi sono stati definiti “armi di distrazione di massa”. Abuso del principio di autorità, benaltrismo, “reductio ad hitlerum”[1] .

La potente “arma di distrazione di massa” che il Governo Draghi ha messo in piedi sul tema di green pass, occulta problemi quali: sblocco dei licenziamenti, disoccupazione, povertà dilagante, sanità privatizzata, scuole con strutture inadeguate, riduzione dei salari, trasporti pubblici al collasso e l’emergenza abitativa. Già la sola denuncia da parte dei comunisti di questi gravi problemi del paese segna la considerevole distanza da ogni approccio reazionario.

Infatti molti di punti sopracitati, per la destra non rappresentano affatto un problema ma, invece, sono un ostacolo da rimuovere come la sanità e i trasporti pubblici, ma anche la scuola, che la destra mira sempre più a privatizzare seguendo dinamiche aziendalistiche, per non parlare dei salari e della povertà, argomenti che i reazionari risolvono con le regole del liberismo più atroce. In sostanza le destre difendono il sistema di produzione e distribuzione capitalista che, come abbiamo visto all’inizio dell’articolo, è il responsabile della pandemia stessa.

Il virus non riconosce le classi sociali ma le sue conseguenze hanno un chiaro carattere di classe: il proletariato attivo e pensionato è la classe più colpita. Ciò è frutto delle politiche criminali dei governi borghesi che hanno devastato la sanità pubblica. Sulla base di ciò che avremmo dovuto imparare dall’inizio della pandemia, un governo avrebbe dovuto porre in essere delle misure adeguate quali: strutturazione di migliori condizioni di lavoro pagate dalle aziende, trasporti adeguati con autorizzazione all’aumento della spesa pubblica da parte degli enti preposti e quindi delle corse di bus, treni, tram o qualsivoglia mezzo di trasporto, capacità di individuazione e gestione dei focolai infettivi con la creazione di organi sanitari pubblici adeguati, controlli sanitari aeroportuali più efficienti non affidati a privati, tamponi a totale carico delle aziende per i lavoratori sia pubblici che privati e comunque gratuiti per le classi meno abbienti che necessitano di transito territoriale per le esigenze primarie (non certo per andare allo stadio o in vacanza).

Tutto ciò è fermamente contrastato dallo strapotere di CONFINDUSTRIA, la quale si rende protagonista di una mostruosa aggressione, con tratti di ostracismo, nei confronti dei lavoratori. È inutile ricordare quanto la destra reazionaria, ma non solo, anche il PD e FI, proteggano Confindustria e, nel caso di Lega e Fratelli d’Italia il “NO” al green pass è un “NO” pensato per non far perdere profitto alle aziende corporative di cui i due partiti tutelano gli interessi. Le misure che un governo che fa gli interessi del popolo avrebbe dovuto attuare, andrebbero a potenziare il settore pubblico e quindi lo stesso Stato, salvandolo dalle aggressioni dei capitalisti mettendo all’angolo il sistema di privatizzazioni di cui la destra reazionaria si fa garante.

I comunisti stanno da un’altra parte, dalla parte dei lavoratori e della classe media che si sta proletarizzando non di certo dalla parte delle corporazioni e degli interessi dei grandi industriali. Il nostro “NO” assume dei connotati molto netti e prefigura una visione socialista e collettivista della società, non basata sugli interessi personalistici di gruppi populisti, negazionisti e complottisti sempre al servizio del grande capitale come la Lega e Fratelli d’Italia.

Il “NO” comunista è un “NO” al Governo Draghi, senza se e senza ma, mentre Salvini con Draghi ci governa, la Meloni lo vorrebbe Presidente della Repubblica, vista la grande stima più volte espressa. È questa la differenza tra i due “NO”, uno è un “NO” scientifico marxista, l’altro è un “NO” capitalista, corporativo e opportunistico, farlocco.

Il green pass non è una misura di carattere sanitario, perché non rende gli ambienti più sicuri e non tutela la salute ma è un escamotage di carattere politico, autoritario e contraddittorio, volto ad esercitare una coercizione alla vaccinazione, intimidendo, discriminando e penalizzando alcuni settori sociali. Il green pass serve a divedere e contrapporre i lavoratori, creando allo stesso tempo uno strumento di controllo, discriminazione e repressione sociale al servizio dei gruppi di potere. Le sanzioni per il personale della scuola e della sanità sprovvisti di green pass fanno il paio con il mancato pagamento da parte dell’INPS (sempre più una società finanziaria e non di previdenza sociale) della quarantena per tutti i lavoratori, con ulteriore riduzione di salario.

Il sistema capitalistico farmaceutico guidato da logiche volte all’ottenimento della massimizzazione del profitto agisce tenendo in scacco i settori sociali in epoca di pandemia.

Di fronte a questo scenario vi sono due tipi di risposte. La prima è la reazione individualistica, piccolo borghese che inneggia alla libertà come valore assoluto e incondizionato (tipico dell’ideologia neoliberista, con la variante dei “disobbedienti”) agita lo spettro dei complotti e nega la realtà. Fenomeni di questo tipo, le cui manifestazioni sono tollerate e favorite dai governi borghesi, sono facile preda di populisti, fascisti e oscurantisti religiosi, che spingono verso soluzioni reazionarie. La seconda risposta è l’atteggiamento di classe che è interessato alla conoscenza della realtà obiettiva che lega il rifiuto delle misure e delle politiche antipopolari e autoritarie alla lotta per porre fine alla causa fondamentale, da cui derivano i problemi che colpiscono i lavoratori ed i popoli: un sistema che si eleva sul pilastro dello sfruttamento esercitato dai capitalisti su miliardi di proletari di tutto il mondo.

Abbiamo visto come i fascisti vengono usati dal potere borghese per inquinare la protesta. Protetti dalla polizia, hanno potuto assaltare in tutta tranquillità la sede della CGIL, mentre assistiamo oggi al pestaggio dei lavoratori e dei cittadini che protestano a Trieste. Non è un caso, non erano “impreparati” i sistemi di sicurezza a Roma, ma si è attuata una precisa azione di strategia della tensione. Oggi questa strategia non viene messa in atto con le bombe nelle banche o nelle piazze, ma attraverso un’opera mediatica di creazione a tavolino del pericolo nero, del “nemico comune” nei confronti del quale ci si deve “mobilitare tutti” in un unico fronte, capeggiato dai nemici dei lavoratori, il governo, tutte le forze politiche parlamentari, Confindustria, i vertici sindacali concertativi.

“Tutti uniti, tutti insieme. Ma scusa, quello non è il padrone?” era il titolo di una commedia in due atti di Dario Fo, con Franca Rame, debuttato il 27 marzo del 1971.

 

[[1]] La reductio ad Hitlerum (o reductio ad nazium) è un’espressione ironica che designa, sotto forma di falsa citazione latina, una tattica oratoria mirante a squalificare un interlocutore comparandolo ad Adolf Hitler o al Partito Nazista. Questa mossa polemica, basata su una fallacia logica riconducibile alla tipologia dell’argumentum ad hominem, può ottenere l’effetto di escludere la persona coinvolta dal campo politico o sociale evitando ogni dibattito di sostanza con questi. L’espressione è stata coniata negli anni cinquanta dallo studioso Leo Strauss, ed è una parafrasi della reductio ad unum. (da Wikipedia)

 

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