Le “democrazie” europeiste e la “guerra ibrida” della Russia
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
20 ottobre. Certo che qualcuno si aspetterebbe un po' di fantasia, anche solo una minima dose di putrido eclettismo, quel tanto per inscenare un “pensiero” diverso, o quantomeno fantasioso. Invece no: quando la direttiva è quella della guerra alla Russia, ogni occasione è buona per cercare di inculcare nell'opinione pubblica la leggenda della “mano di Mosca”, responsabile della nebbia in Valpadana e della penuria di tartufi nelle Langhe. Quando poi la crisi assume aspetti che chiamano direttamente in causa le politiche affamatrici decretate da governi parafascisti agli ordini della finanza e dell'industria di guerra, allora non ci si dà più neppure la pena di salvaguardare le apparenze del “popolo sovrano”, come ha dimostrato, con fare inquisitorio degno di un editto da ancien régime, il ministro italico della guerra Guido Crosetto.
Quando poi tocca ai media guerrafondai delineare le “linee d'azione” su cui indirizzare le coscienze, si ripropone l'ormai esausto gioco delle parti, volto comunque a un unico, medesimo obiettivo: mettere sull'attenti contro la “mano di Mosca”.
Così, in una divisione dei compiti dettata dall'unica necessità di attrarre lettori geograficamente distanti, ma accomunati dal fiero dovere di difendere i “valori liberal-europeisti” - che a questo si riducono ormai i lettori dei fogliacci padronal-militaristi – la torinese La Stampa e il milanese “Corriere della Sera” mostrano approcci “diversi”, arrivando però a una medesima conclusione: la “mano di Mosca”.
Su La Stampa, in relazione alle manifestazioni di piazza, senz'altro qualificate come «violenze», si parte dalle parole del presidente della repubblica che, alla maniera dell'oracolo di Delfi, «evoca “soggetti inediti”. Il governo sospetta una regia russa». Non sia mai, che qualcuno immagini si possa scendere in piazza contro un governo che “lavora per il bene degli italiani”: è chiaro che, dall'esterno – o meglio: dall'estero – una mano oscura briga per distorcere le coscienze dagli “alti valori” del sostegno a Kiev. Dunque, scrivono gli articolisti, i signori Ilario Lombardi e Ugo Magri, «Zero giustificazioni per violenze “inaccettabili” e vandalismi» da parte di Mattarella, che, però, al tempo stesso avverte «delle anomalie, aspetti della protesta che non sono chiari. Vi sono, avverte, “interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili”... Va elaborata, aggiunge, “un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti”». Chi sarebbero? Ce lo dicono, scrive La Stampa, nientepopodimeno che il ministero della Difesa – sì: il ministero della guerra; quello che decide cosa debbano pensare le masse riguardo alle armi ai nazigolpisti di Kiev – e anche i «partiti di maggioranza e di opposizione, soprattutto del Pd. Non hanno alcun dubbio sul fatto che Mattarella si riferisse anche a una possibile regia russa».
Ecco fatto: la “mano di Mosca”; «non c’è nulla di esplicito, sia inteso», nelle parole di Mattarella, rassicurano i signori Lombardi e Magri. E allora provvedono loro a chiarire: «quell’espressione che evoca mandanti e soggetti anonimi risuona come un allarme a prestare la massima vigilanza sulle infiltrazioni straniere. L’inoculazione del caos è il cuore della guerra ibrida. Il veleno preferito del Cremlino, alle prese con l’aggressione all’Ucraina e con le minacce ai suoi alleati europei». Quando si tratta di guerra alla Russia non si possono lasciare le parole a metà: bisogna dire la “verità” fino in fondo e questo è “dovere della stampa libera”, che si interroga su “misteri” come quello di come sia «nato il passaparola sul web, cosa l’ha innescato, chi c’è dietro certe strane sigle comparse come dal nulla alla vigilia delle devastazioni». Bisogna stare molto attenti: ad esempio, com'è che nella “libera” Italia, si possa ammettere che «al tavolo convocato alla prefettura di Napoli, mentre continuano i blocchi stradali contro il caro carburante», sieda addirittura «il presidente Confesercenti Campania, Vincenzo Schiavo, nominato console onorario dalla Federazione russa. Non ci sono prove che Mosca stia manovrando le comunicazioni social o addirittura infiltrando i manifestanti, ma sarebbe falso non ammettere che l’intelligence, su input del governo, stia seguendo ogni pista». Siamo davvero messi male, urlano a La Stampa: la “mano di Mosca” fin nel cuore degli apparati statali! Poi, dovendo in qualche modo fingere “obiettività”, sono costretti a scrivere che «Ci sono ragioni profonde di disagio che nessuno osa negare, per il caro vita e la casa diventata un miraggio di lusso per tanti»; ma, attenzione, stridono, qualcuno potrebbe approfittare di quelle «ragioni profonde». E chi, se non i perfidi “autocrati” del Cremlino, che mirano a sabotare gli angelici governi para-fascisti, così attenti ai bisogni delle masse; e quei perfidi “autocrati”, mette sull'avviso il fogliaccio torinese, stanno senz'altro rafforzando «a pochi mesi da elezioni, in Italia e in Francia, decisive per il destino dell’Europa - la propria propaganda contro l’indipendenza dell’Ucraina e contro l’Unione fondata sull’idea democratica di una società aperta e tollerante». La democrazia e la tolleranza dei manganelli, da Milano, Torino, Genova a Parigi.
A queste perle “informative” fa eco, da Milano, il Corriere della Sera, con l'intervista benevolmente concessa dal nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij alla signora Marta Serafini, tra i più solerti corifei de la junta di Kiev. Cos', alla «inoculazione del caos è il cuore della guerra ibrida. Il veleno preferito del Cremlino» de La Stampa, dal Corriere si risponde divulgando il “verbo” del jefe de la junta: «anche l'Italia è vittima della guerra ibrida di Putin». Non ci sarebbe da aggiungere altro: dal marxengelsiano “Ein Gespenst geht um in Europa”, a la “mano di Mosca” überall in Europa. Nel catechismo zelenskiano, presentato come “intervista”, si spazia ovviamente dalle questioni di Starlink, ai rapporti con Trump, dai Patriot che mancano, alla NATO, alle amorevoli note della signora Serafini che ravvisa in Zelenskij «i segni della fatica di chi guida un Paese in guerra da più di quattro anni e mezzo» - chissenefrega delle masse ucraine, che fanno la fame, quando non riescono a fuggire da un paese ridotto in schiavitù dai nazisti agli ordini di Londra, Berlino, Parigi – dagli ammiccamenti della stessa signora sulla possibilità che Trump esca sconfitto dal voto di novembre, alle ulteriori decine di miliardi che la UE dovrebbe elargire a Kiev, fino al “lavoro comune” sulle armi evocato dal nazigolpista.
Ma, quello che qui interessa arriva dopo: alla domanda «Al Consiglio europeo ha avvertito che i rifugiati ucraini potrebbero aumentare. Ha considerato che la propaganda russa possa sfruttare un tema così sensibile per dividere l’Europa?», ecco che il giullare nazigolpista risponde che Moskva «conduce da tempo una guerra ibrida contro l’Europa, anche contro Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania. Non è la guerra su vasta scala che conduce contro di noi, ma passa attraverso televisioni, mezzi d’informazione, Internet e social network. I cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei propri governi, non devono essere manipolati da campagne russe. Come vivere e chi eleggere devono deciderlo italiani, francesi, ucraini, spagnoli. Non i russi. Mosca sfrutta il tema migratorio e continuerà a farlo. Usa qualsiasi argomento che possa dividere: religione, lingua, questioni di genere. Lo vediamo in Europa, negli Stati Uniti e in Ucraina».
Quindi la sviolinata d'obbligo: dice Zelenskij che con «Giorgia Meloni abbiamo un rapporto eccellente e le auguro di continuare a essere una guida stabile per l’Italia, ma scegliere è un vostro diritto... L’unione europea non è perfetta. So che ad alcuni non piace neppure la parola Bruxelles. Ma quell’unione di democrazie esiste, è stata costruita e l’Ucraina vuole farne parte. Oggi quelle democrazie vanno anche difese: noi siamo tra i loro difensori. Anche i politici che dubitano di noi dovrebbero essere sicuri di voler proteggere la democrazia, la libertà, l’economia e i cittadini dei propri Paesi».
Grazie, signor Zelenskij, per augurare alle masse italiane di continuare ad avere la fascista di governo quale «guida stabile per l'Italia»; c n'é davvero tanto bisogno. Grazie, signor Zelenskij, per l'elogio di «quelle democrazie» europeiste e per il fatto che i nazigolpisti siano «tra i loro difensori».
La “democrazia” spiegata dai nazigolpisti ai popoli che “stanno sbagliando". Manca ancora qualcosa?



