Lavoro sottopagato: perché tanta insistenza dal Governo Meloni?

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Lavoro sottopagato: perché tanta insistenza dal Governo Meloni?

 

di Federico Giusti

Un governo dovrebbe almeno tenere la barca pari, è quanto hanno detto i lavoratori e le lavoratrici in causa per avere subito, dopo un cambio di appalto, la applicazione di un contratto sfavorevole con perdite economiche rilevanti e  ricadute negative sul futuro assegno previdenziale.

Le legittime aspettative dei lavoratori si scontrano con un'altra realtà ossia i legami tra Governo e settori padronali per i quali le legislazioni in materia di sicurezza e lavoro sarebbero fin troppo punitive per i datori pregiudicando alla fine gli interessi delle imprese e del paese. Ammesso, ma non concesso, di considerare le aziende come una sorta di benevolo pater familias, ci sono principi Costituzionali difficili da superare e si dà il caso che anche la Carta sia giudicata un pericolo e per questo oggetto di feroci attacchi.

Dopo la proposta di non inserire le forze dell'ordine nel novero degli indagati in caso di  presunti reati commessi nello svolgimento del servizio arriva la idea di applicare un ulteriore scudo, questa volta per le imprese che sottopagano i loro dipendenti al fine di aggirare  l'arti 36 della Costituzionale. E se il Quirinale non è mai intervenuto davanti ai pacchetti sicurezza, se non per renderli compatibili con la Carta, questa volta si è fatto un po' di coraggio chiedendo il ritiro dell'emendamento inserito nel decreto Pnrr proprio per rischio di incostituzionalità

Siamo quasi certi che  ci riproveranno, per inserire in qualche decreto legge l’articolo che impedirebbe ai lavoratori con contratti e stipendi da fame di ottenere dal Tribunale almeno giustizia con il pagamento delle spettanze stipendiali e contributive. In estrema sintesi i lavoratori prima menzionati hanno fatto causa e qualora fosse stato approvato l'emendamento sarebbero venuti meno i presupposti giuridici per esigere le differenze retributive  e contributive tra il contratto nazionale applicato e quello che invece avrebbero dovuto avere.

Non c'è da dormire sonni tranquilli, del resto questo è stato il terzo tentativo in una sola legislazione di portare a casa una norma che impedirebbe il ricorso in Tribunale dei lavoratori e delle lavoratrici per vedersi applicato il salario derivante da un contratto diverso, di solito quello maggiormente diffuso nel settore e sottoscritto da Cgil Cisl Uil.

Attenzione che parlare di contratto nazionale solitamente applicato non mette al sicuro la forza lavoro dal ricevere paghe irrisorie, è comunque una opportunità, un argine eretto almeno per impedire il dilagare di contratti di peggior favore sottoscritti con sindacati di comodo.

Perchè tanta insistenza da parte del Governo Meloni?

Le ragioni sono essenzialmente di classe ossia la tutela degli interessi padronali, il disprezzo per le norme costituzionali influenzate dall'egualitarismo e dalla natura sociale che dovrebbe caratterizzare l'intervento pubblico

E in ogni caso senza la lettera di diffida del lavoratore la causa non può partire, sono numerosi i casi nei quali è proprio questa lettera a non essere inviata per paura di ritorsioni, per timore di perdere la causa e dovere pagare di tasca propria le spese processuali .

E le somme antecedenti alla messa in mora con lettera scritta sono comunque condonate alle aziende, come vediamo la stessa normativa è tale da escludere in partenza una giustizia riparatrice realmente efficace,  probabilmente l'intento del Governo è quello di escludere a priori qualsiasi causa e così operando schiacciare la forza lavoro, giustificare l'applicazione dei contratti pirata che poi sono ancor peggiori di quei CCNL pensati con Cgil Cisl Uil per favorire appalti e subappalti, processi di privatizzazione...

Solo nel luglio scorso , con un articoletto inserito nel decreto Ilva, avevano provato a favorire la rapida prescrizione dei crediti da lavoro rendendo impossibile la causa fatta dopo la fine del rapporto di lavoro. In quel caso ritirarono il provvedimento promettendo di presentare una proposta di legge articolata salvo poi provarci inutilmente con la legge di Bilancio per poi, visto l'insuccesso, inserire il tutto nel decreto PNRR. 

E probabilmente non si daranno per vinti provando in tutti i modi a portare a casa il risultato sperato, ovviamente sulla pelle di lavoratori e lavoratrici sfruttati e sottopagati. Altro che governo del Popolo...è il Governo dei Padroni.

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Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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