La strage degli innocenti: ogni 11 minuti un bambino di Gaza viene assassinato da Israele

La strage degli innocenti: ogni 11 minuti un bambino di Gaza viene assassinato da Israele

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di Clara Statello per l'AntiDiplomatico 

 

Il diritto alla difesa di Israele ha un effetto collaterale: l’olocausto dei palestinesi. Non esistono bombe abbastanza “intelligenti” da risparmiare i civili dai bombardamenti a tappeto di un’area densamente popolata come la Striscia di Gaza. Le prime vittime, manco a dirlo, sono i bambini.

 “Si stanno punendo collettivamente i bambini per le azioni dei combattenti adulti”, ha dichiarato ieri ad Al Jazeera Sari Bashi, direttore del programma di Human Right Watch (HRW), sottolineando che il rifiuto di far entrare aiuti umanitari è un crimine di guerra.

I bambini formano quasi la metà della popolazione nell’enclave palestinese. Al 18 ottobre costituivano un terzo delle vittime degli attacchi israeliani, secondo i dati di una ONG palestinese citata da Al Jazeera. Per via dell’intensificarsi dei raid, il bilancio è drammaticamente aumentato. Nella sola giornata di ieri, le forze di difesa israeliane (IDF) hanno ucciso dall’alto dei cieli 305 bambini, su un totale di 704 vittime. Questo significa che ieri, nella Striscia di Gaza, è morto un bambino ogni 5 minuti. Una strage degli innocenti 2.0, mentre il mondo “libero e civilizzato” sta a guardare.

“Stiamo assistendo a un genocidio in tempo reale”, ha detto un portavoce di The Defense for Children International – Palestine (DCIP).

Mentre stamattina Gaza piange 140 morti degli intensi raid di stanotte, la maggior parte donne e bambini, il presidente francese Macron arrivava a Tel Aviv e porgeva la solidarietà per le vittime del 7 ottobre in Israele: "ciò che è accaduto non sarà mai dimenticato", ha detto. Ciò che accade adesso a Gaza semplicemente non esiste. I massacri di bambini non trovano spazio nei messaggi di condanna, di cordoglio, viene censurato dai media e nei social network “democratici”.

Intanto il bilancio dei bombardamenti israeliani si è aggravato. Adesso il 40% delle vittime sono bambini, 2360 su un totale di 5.791 . Questo vuol dire che a Gaza ogni 11 minuti muore un bambino, 11 ogni due ore, per una media di 131 piccole vite interrotte al giorno.

Centinaia di minori morti sotto i bombardamenti hanno tra 0-4 anni e costituiscono la fascia di età maggiormente colpita. In generale la maggioranza delle vittime ha tra 0 -9 anni. Più piccoli sono, più sono esposti al rischio di morte.

La guerra di Israele contro i bambini

Centinaia di migliaia di bambini si trovano in una situazione catastrofica, ha dichiarato l’Unicef nei giorni scorsi. Chi non muore sotto le bombe subisce le conseguenze della guerra di Israele, davanti all’indifferenza del mondo libero. I video diffusi dai media arabi, che non trovano spazio nelle TV e testate occidentali, mostrano bimbi che cercano i loro cari tra le pila di corpi, che piangono cercando di svegliare la propria madre, che scrivono i propri nomi su braccia e gambe per essere identificati negli obitori. La morte è scritta nel loro imminente futuro.

Dei 1500 dispersi, i bambini sono 830, più della metà. In base a diverse video-testimonianze, i soccorritori sentono le loro voci da sotto le macerie chiedere aiuto. Scavano anche a mani nude per metterli in salvo, l’embargo impedisce l’ingresso dei macchinari per rimuovere i resti delle costruzioni, i continui raid hanno mandato in tilt i soccorsi.

Su questo scenario da film dell’orrore, pesa l’assedio totale imposto da Israele. Colpisce soprattutto i bambini, denunciano Unicef, HRW e Amnesty International. Gli aiuti consegnati in queste ore sono una goccia d’acqua nell’oceano. Il divieto di Israele di rifornire carburante ha messo in serie difficoltà le già fragili strutture sanitarie. Questa notte, l’ospedale indonesiano di Gaza ha operato al buio. Mentre i soccorritori trasportavano feriti e corpi, medici e infermieri curavano le persone al bagliore della luce dei cellulari.

“Il bombardamento israeliano e il blocco totale hanno esacerbato la crisi umanitaria di lunga data derivante dalla chiusura illegale di Gaza, durata 16 anni, da parte di Israele, dove oltre l’80% della popolazione fa affidamento sugli aiuti umanitari. I medici di Gaza riferiscono di non essere in grado di prendersi cura di bambini e altri pazienti perché gli ospedali sono sopraffatti dalle vittime degli attacchi aerei israeliani”, scrive HRW.

La mancanza di acqua e di energia elettrica, necessaria per attivare i pozzi e garantire acqua potabile, sta causando una rischiosa crisi idrica. Le organizzazioni umanitarie temono la diffusione di malattie infettive, provocate dall’assunzione di acque contaminate, dai cadaveri non ancora sepolti, dall’insufficienza di antisettici negli ospedali. I medici operano spesso senza anestesia e utilizzano l’aceto per curare le ferite.

"Il bombardamento israeliano e il blocco illegale totale di Gaza significano che innumerevoli bambini feriti e malati, tra molti altri civili, moriranno per mancanza di cure mediche", ha affermato Bill Van Esveld , direttore associato per i diritti dei bambini presso Human Rights Watch.

Gli aiuti umanitari consegnati con i 54 camion entrati fin’ora a Gaza da sabato, non possono neanche tamponare l’emergenza. Prima del 7 ottobre, giornalmente entravano 600 camion dal valico di Rafah. L’Unicef ha fatto sapere di aver consegnato con i primi camion soltanto 44.000 bottiglie di acqua, necessarie per il consumo giornaliero di 22.000 persone.

“Con un milione di bambini a Gaza che ora si trovano ad affrontare una grave crisi umanitaria e di protezione, la fornitura di acqua è una questione di vita o di morte. Ogni minuto conta”, ha affermato il Direttore esecutivo dell’UNICEF Catherine Russell, sottolineando la “minaccia reale di epidemie potenzialmente letali” se non saranno consegnate forniture umanitarie in modo coerente.

Secondo il ministero della Salute di Gaza il personale medico ha segnalato diversi casi di scabbia, varicella e diarrea, letale per i più piccoli, dovuti allo stop del sistema fognario e all’inquinamento delle acque reflue. Oxfam ha messo in guardia sul rischio esplosione del colera.

Le autorità sanitarie inoltre hanno segnalato almeno 8.000 nuovi casi di coronavirus tra i palestinesi sfollati, che adesso vivono nei campi in condizione di sovraffollamento.

La carenza di elettricità mette a rischio 130 neonati prematuri nelle incubatrici e 1.100 pazienti con insufficienza renale, tra cui 38 bambini, sottoposti a dialisi.

Il forte stress a cui sono sottoposti i minori provoca disturbi psicologici, emotivi e comportamentali. Un ragazzo palestinese di 17 anni ha già affrontato 5 guerre (2008-9,2012, 2014, 2021, 2023), dai primi anni di vita. Da uno studio sull’impatto psicologico della guerra, emerge come, già nel 2022, il 95% dei bambini della Striscia di Gaza mostrava sintomi di ansia, depressione e traumi. Inoltre molti minori soffrono di malnutrizione, difficoltà di concentramento, enuresi notturna, non possono frequentare la scuola regolarmente a causa delle azioni militari e hanno un accesso limitato al materiale scolastico essenziale.

La negazione dell’accesso umanitario ai bambini è una delle sei gravi violazioni condannate dalla risoluzione del 1999 dell’ONU sull’infanzia e la guerra. Le altre gravi violazioni contro l’infanzia commesse da Israele sono le uccisioni e mutilazioni di bambini e gli attacchi contro scuole ed ospedali.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha documentato 62 attacchi all’assistenza sanitaria che hanno colpito 29 strutture sanitarie (compresi 19 ospedali danneggiati) e 23 ambulanze. Sette ospedali non sono più operativi a causa di danni o per ordine di evacuazione. Secondo l’UN OCHA, almeno 193 strutture educative sono state danneggiate, tra cui almeno 29 scuole dell’UNRWA.

La soluzione finale di Israele per Gaza

I leader occidentali sostengono il diritto di Israele alla difesa, invocano una reazione proporzionata e confidano nella democrazia israeliana affinché la lotta contro Hamas non si trasformi in una punizione collettiva contro i civili di Gaza. Su questi punti si basa il lavoro diplomatico condotto in Medio Oriente dal presidente USA Biden, dal primo ministro britannico Sunak, ribadito dal nostro presidente del Consiglio Meloni, nel fallito vertice del Cairo e durante l’incontro con Netanyahu. Questo tentativo di legittimare la sproporzionata risposta di Israele, con i buoni propositi di contenere le vittime civili, si infrange davanti alle intenzioni dei vertici israeliani esplicitate nel momento in cui l’operazione Spada di Ferro è stata lanciata.

“Lo Stato di Israele non ha altra scelta che trasformare Gaza in un luogo in cui è temporaneamente o permanentemente impossibile vivere”, ha detto ai media israeliani il maggiore generale riservista Giora Eiland dopo l’azione di Hamas. “Creare una grave crisi umanitaria a Gaza è un mezzo necessario per raggiungere l’obiettivo. Gaza diventerà un luogo dove nessun essere umano potrà esistere”.

“Gli animali umani devono essere trattati come tali. Non ci sarà né elettricità né acqua [a Gaza], ci sarà solo distruzione. Volevi l’inferno, otterrai l’inferno”, ha detto il maggiore generale Ghassan Alian, capo del coordinatore delle attività governative nei territori (COGAT).

La vendetta di Israele non si ferma davanti a nulla, né davanti alle scuole, né davanti agli ospedali, né davanti all’ONU. I raid hanno raggiunto i rifugi e le scuole dove l’UNRWA forniva riparo e aiuti umanitari, uccidendo ad oggi 35 membri dell’agenzia delle Nazioni Uniti. Gli organismi internazionali esprimono preoccupazione, ma nessuna condanna per quella che è a tutti gli effetti la punizione collettiva di un popolo e dei suoi bambini e che rischia di trasformarsi in un genocidio, per ammissione stessa dei vertici israeliani.

 

 

 

 

 

 

 

 

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