La lotta contro l'egemonia: la comunicazione come rivoluzione in Venezuela

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La lotta contro l'egemonia: la comunicazione come rivoluzione in Venezuela

Informazione, analisi e legame sociale, con la partecipazione diretta delle ascoltatrici e degli ascoltatori. Sono questi gli ingredienti del nuovo programma mattutino “Sin Truco ni Maña” (senza trucchi né manovre), condotto da Tania Diaz e da Diosdado Cabello.

Due grandi dirigenti politici della rivoluzione bolivariana – Tania è deputata del Psuv e rettrice dell'Università internazionale della Comunicazione (LAUICOM), e il capitan Diosdado è vicepresidente del partito e ministro dell'Interno -, ma anche due eccellenti conduttori di programmi molto seguiti.

“Sin Truco ni Maña”, giunto alla sua seconda puntata, ricalca e rilancia “Dando y dando”, il rutilante programma condotto negli anni da Tania con il compianto Aristobulo Istúriz: “El cimarrón mayor”, il più anziano dei discendenti degli “schiavi liberi (i cimarrones), come lo chiama la comunità afro del Venezuela. E Diosdado conduce, dal 10 febbraio del 2014, il seguitissimo programma di satira, attualità e antropologia politica “Con el mazo dando”.

Due rappresentanti del “popolo comunicatore” che crea e diffonde informazione dal basso per contrastare l'egemonia borghese. Un concetto declinato nel libro Comunicación liberadora (edito da LAUICOM), forgiato da Chávez a partire dal 2 febbraio del 1999, quando giurò sulla “moribonda costituzione” che avrebbe cambiato il paese, con queste parole:

“Giuro davanti a Dio, giuro davanti alla Patria, giuro davanti al mio Popolo che, sulla base di questa Costituzione morente, promuoverò le trasformazioni democratiche necessarie affinché la nuova Repubblica abbia una Magna Carta adeguata ai nuovi tempi. Lo giuro!".

In quel modo, il comandante onorava la promessa di campagna elettorale, a cui il popolo aveva creduto dandogli fiducia il 6 dicembre dell'anno precedente, quando aveva vinto le elezioni presidenziali. Dal “por ahora al para siempre” (dal per ora al per sempre), ricordano da allora le masse coscienti che continuano a sostenere la rivoluzione bolivariana.

E, anche quest'anno, si rinnoverà lo spirito della rivolta civico-militare tentata da Hugo Chávez il 4 febbraio del 1992. Il 4 febbraio 2025, inizia il congresso del Partito socialista unito del Venezuela, il più grande dell'America latina.

Un partito capace di resistere e di rinnovare i progetti di transizione al socialismo nel cammino intrapreso da Chávez, e in quello tracciato da Bolivar, innervato dal marxismo rivoluzionario che ha ispirato la lotta, anche armata, contro le democrazie camuffate della IV Repubblica.

Un febbraio, come sempre, “ribelle”, iniziato il 27 febbraio del 1989, con la rivolta del Caracazo, il “primo grido popolare contro il neoliberismo”, che alimenterà la rivolta del '92.

Così come avviene ogni mercoledì nel programma di Diosdado, molti filmati inediti, e video “scottanti” sull'opposizione venezuelana, animeranno le puntate di “Sin Truco ni Maña”, ogni venerdì alle 7 di mattina, ora locale.

“Il Mazo lo stanno bloccando da ogni lato, dobbiamo usare canali alternativi. È utile riprodurre alcuni video perché sono documenti, pillole precise di come sta l'opposizione, degli antecedenti”, ha detto Cabello annunciando il nuovo programma.

Il primo elemento di partecipazione collettiva e “protagonista” al programma è stato quello di far scegliere il nome al pubblico, durante un concorso il cui risultato è stato poi reso noto.

“Oltre 28.000 persone hanno votato perché il programma si chiamasse ‘Sin truco ni maña’ - ha detto il capitano – Questi sarebbero i settari, gli unici chavisti che esistono in Venezuela”, ha ironizzato.

L'interazione con gli ascoltatori e le ascoltatrici, che intervengono con commenti e domande lette dai conduttori, è costante. Lo stesso presidente della Repubblica, Nicolas Maduro, molto attivo sulle reti sociali e attento all'analisi dei loro effetti sulle nuove generazioni, ne ha fatto la cifra principale dei suoi programmi. E ha invitato a moltiplicare i canali della comunicazione alternativa. Una sollecitazione raccolta nella risoluzione finale del Terzo congresso della comunicazione, che si è svolto nella sede dell'Università internazionale della comunicazione (LAUICOM).

E, per questo, per annacquare intossicare la partecipazione popolare al nuovo programma, è partita la consueta e nutrita battaglia da parte dell'estrema destra, a colpi di troll e di bot, di menzogne e minacce.

Centrale, nella seconda puntata di “Sin Truco ni Maña”, il tema delle deportazioni dei migranti, decise da Trump a livello internazionale e cavalcate dalle mafie di frontiera. Da anni, l'estrema destra, impegnata a chiedere sempre nuove “sanzioni” contro il proprio paese, spinge la gente a partire, con la campagna “me iría demasiado” (me ne andrei il più lontano possibile).

Il presidente Maduro ha risposto con il piano “Vuelta a la Patria” (ritorno in Patria), e ora il governo sta terminando uno studio sulle famiglie rimaste senza appoggio in Venezuela, e sugli effetti del ricatto diffuso dall'opposizione secondo cui i figli non ritorneranno più, né invieranno più aiuti dall'estero finché non cada il governo.

Tania Diaz ha raccontato la propria esperienza nel cercare di risolvere alcuni casi di migranti rimasti intrappolati nelle reti mafiose di frontiera, e ha spiegato come funziona il meccanismo di ricatto su chi cerca di passare clandestinamente il confine servendosi dei trafficanti (i coyotes).

Gli avvocati che animano la presunta campagna per la “soluzione del problema migratorio”, una campagna pagata e promossa dalla destra, sono quelli che, all'estero – ha denunciato – promuovono azioni mediatiche mercenarie.

Questi avvocati che offrono servizi ai migranti – ha aggiunto Cabello – sono parte di una mafia foraggiata da personaggi come Carla Angola negli Stati uniti”. E poi, ha detto ancora il capitano, i migranti che riescono a arrivare in qualche paese straniero “devono fare tre o quattro lavori, non hanno un posto per dormire, non hanno da mangiare, non hanno vita...”

Invece, a dispetto del bloqueo e delle “sanzioni”, l'economia del Venezuela continua a crescere.

E il governo Maduro continua a mettere al centro delle sue politiche lo sviluppo dell'essere umano, inteso come essere sociale, e in base al principio della “co-responsabilità”. In questa chiave, il programma di Tania e Diosdado ha illustrato la nuova offensiva del governo bolivariano, dispiegata a tutto campo per proteggere l'infanzia e l'adolescenza dai messaggi distorti e fuorvianti che provengono dalle reti sociali. Messaggi veicolati da chi, come l'estrema destra, considera arrendevolezza tendere la mano per accogliere e non per offendere.

 

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

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