La Cina vara nuove norme sugli investimenti esteri

Il regolamento, in vigore dal 1° luglio, prevede indagini sulle barriere, contromisure e divieti mirati. Esperti: «Da una difesa passiva a un modello proattivo e sistematico»

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Il Consiglio di Stato cinese ha emanato lunedì un nuovo regolamento sugli investimenti all'estero che introduce un articolato sistema di strumenti legali per contrastare le misure discriminatorie adottate da paesi stranieri. La mossa, secondo gli esperti, segna una riforma significativa della Cina in materia, spostando il paradigma da una risposta passiva a una difesa proattiva, normalizzata e sistematica dei diritti degli investitori nazionali.

Il regolamento, composto da 34 articoli e in vigore dal 1° luglio, prevede che il dipartimento competente per il commercio possa organizzare indagini sulle barriere agli investimenti imposte da paesi o regioni esteri. Sulla base dei risultati, le autorità cinesi potranno adottare contromisure, tra cui l'adeguamento delle politiche di investimento specifiche per i paesi interessati, il divieto o la restrizione dell'importazione o dell'esportazione di beni e tecnologie rilevanti.

Il governo cinese si riserva inoltre il diritto di adottare contromisure corrispondenti in risposta a divieti discriminatori, restrizioni o altre misure simili imposte da paesi stranieri. Potranno essere colpite anche organizzazioni e individui che partecipano direttamente o indirettamente alla formulazione o all'attuazione di tali misure, ai sensi della Legge contro le sanzioni straniere.

Particolarmente rilevante è la disposizione che consente di vietare o limitare gli investimenti in Cina, l'ingresso nel paese e le transazioni commerciali a soggetti stranieri che – interrompendo le normali transazioni di mercato o adottando misure discriminatorie – mettano in pericolo la sovranità nazionale, la sicurezza o gli interessi di sviluppo della Cina.

 

La reazione degli esperti: una svolta istituzionale

Liang Kaiyin, professore di Giurisprudenza all'Università di Ningbo, ha dichiarato al Global Times che il regolamento rappresenta una delle innovazioni strategicamente più significative degli ultimi anni. «In precedenza, gli sforzi della Cina per proteggere i diritti degli investimenti all'estero ed esercitare contromisure reciproche erano sporadici e privi di un quadro istituzionalizzato. Il nuovo regolamento si allinea in modo proattivo alle leggi fondamentali in materia di relazioni estere, stabilendo un quadro giuridico integrato che comprende quattro pilastri: promozione degli investimenti, gestione della conformità, tutela dei diritti e contromisure extraterritoriali».

Shi Xiaoli, direttore del Centro di ricerca sul diritto dell'OMC presso l'Università cinese di scienze politiche e giurisprudenza, ha definito l'introduzione del regolamento «rapida e tempestiva», in un contesto di profonda trasformazione del panorama economico e commerciale internazionale. Shi ha sottolineato l'attuazione dettagliata della Legge sul controllo delle esportazioni, ricordando che «gli investimenti cinesi all'estero, come il progetto di acquisizione di Manus attraverso la strategia del 'lavaggio di Singapore', sono illegali».

Secondo i dati del Ministero del Commercio cinese, alla fine del 2025 gli investitori cinesi avevano costituito oltre 50.000 imprese all'estero in 190 paesi e regioni. Gli investimenti all'estero cumulativi della Cina si sono classificati tra i primi tre al mondo per nove anni consecutivi.

In una dichiarazione congiunta, i funzionari del Ministero della Giustizia, della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma e del Ministero del Commercio hanno precisato che le nuove misure sono «di natura protettiva e difensiva, non interferiranno con le normali attività di transazione di mercato e non influenzeranno la risoluzione delle controversie commerciali da parte delle imprese in modo indipendente e in conformità con la legge».

La Cina, hanno aggiunto, «aderisce fermamente alla sua politica nazionale fondamentale di apertura, sostiene il multilateralismo autentico e si oppone all'unilateralismo e al protezionismo».

FONTE: https://www.globaltimes.cn/page/202606/1362528.shtml

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