IRIB sotto le bombe: il crimine di guerra che svela l’ipocrisia occidentale

250 giornalisti uccisi a Gaza, poi Teheran: quando la protezione dei reporter dipende dalla bandiera che portano

1823
IRIB sotto le bombe: il crimine di guerra che svela l’ipocrisia occidentale


di Fabrizio Verde

L'ennesimo crimine di guerra si è consumato a Teheran sotto lo sguardo indifferente – se non complice - dell'Occidente. Il regime israeliano ha deliberatamente sganciato almeno quattro bombe sull'edificio centrale dell'Islamic Republic of Iran Broadcasting (IRIB), la televisione di Stato iraniana, mentre un telegiornale andava in diretta nazionale. Questo non è un attacco militare legittimo: è un assalto premeditato alla libertà d'informazione, un atto di terrorismo di Stato contro giornalisti in servizio, una violazione palese del diritto internazionale che grida vendetta.

L'orrore si è materializzato in diretta mondiale. Mentre la conduttrice Sahar Emami conduceva il notiziario, la prima esplosione ha fatto tremare l'edificio. Con un coraggio che inchioda alla vergogna gli aggressori, Emami è rimasta al suo posto. "Allah o Akbar", ha proclamato, trasformando lo studio televisivo in un simbolo di resistenza contro la barbarie. Poi, il fumo soffocante e la polvere di una seconda esplosione l'hanno costretta a una ritirata temporanea. Il suo ritorno è stato un atto di sfida alla barbarica violenza censoria dell’entità sionista: "Se muoio, altri prenderanno il mio posto e mostreranno i vostri crimini al mondo", ha dichiarato guardando dritto nell'obiettivo, mentre feriti tra il personale giornalistico segnavano il contorno tragico di questa aggressione calcolata. Israele, con cinismo disarmante, oltre alla certezza di non ricevere condanne dall’autoproclamato mondo libero e democratico, ha prontamente rivendicato l'attacco.

La condanna iraniana è stata unanime e categorica. Il Ministero degli Esteri ha bollato l'attacco come un "crimine di guerra", esortando l'ONU ad agire immediatamente. Il portavoce Esmaeil Baghaei ha denunciato su X: "Il mondo sta guardando: prendere di mira l'ufficio dell'agenzia di stampa iraniana #IRIB durante una trasmissione in diretta è un atto malvagio di crimine di guerra". Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha condannato il bombardamento definendolo "disumano, criminale e un atto terroristico". Anche il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) ha espresso profondo sgomento. Sara Qudah, rappresentante del CPJ per l'Asia occidentale, ha tracciato una linea diretta con il massacro di Gaza: "L'uccisione da parte di Israele, nell'impunità, di quasi 200 giornalisti a Gaza lo ha incoraggiato a prendere di mira i media altrove nella regione". Un monito agghiacciante sulla deriva criminale dell'impunità sionista.

Ed è qui che emerge la ripugnante ipocrisia dell'Occidente. Dove sono le condanne unanimi? Dove i titoli a caratteri cubitali? Dove le riunioni d'emergenza di NATO e UE? L'Occidente ha trattato questo vile attacco a una testata giornalistica – in pieno svolgimento di una diretta – con un distacco scandaloso. Una notizia tra le tante, analizzata con freddezza geopolitica, quasi una normalità accettabile. Basta con questa insostenibile doppia morale! Proviamo solo a immaginare il clamore, l'indignazione isterica, le sanzioni lampo, le mobilitazioni diplomatiche se l'Iran avesse bombardato uno studio televisivo israeliano durante un telegiornale in diretta, o se la Russia avesse colpito deliberatamente un'emittente ucraina in piena trasmissione. I media occidentali urlerebbero al "regime assassino" e alla "soppressione della verità", i governi parlerebbero di "crimine contro la democrazia" e violazione di "linee rosse". Le condanne sarebbero un coro unanime e feroce.

Perché allora questo silenzio complice quando la vittima è l'Iran? Perché questo trattamento asettico, quasi giustificatorio, quando il boia è Israele? Ecco il marcio nucleo della doppia morale occidentale: una gerarchia dell'indignazione che valuta le vittime non per l'atrocità subita, ma per la loro nazionalità e l'allineamento geopolitico del loro paese. La vita di un giornalista, il diritto all'informazione, l'inviolabilità di una redazione – principi che l'Occidente ostenta come sacri – evaporano quando a calpestarli è un alleato strategico. Il CPJ ha colto nel segno: l'impunità concessa a Israele per lo sterminio sistematico di oltre 250 giornalisti palestinesi a Gaza è stata la rampa di lancio per questa escalation criminale. Quando si uccidono giornalisti senza conseguenze, si normalizza l'indicibile.

L'attacco all'IRIB è un crimine odioso. Ma la reazione, o meglio la non-reazione, dell'Occidente è una complicità altrettanto odiosa. Smaschera un sistema di valori corrotto, dove i principi universali si piegano alla ragion di Stato e alle convenienze politiche. Sahar Emami, tra il fumo e le macerie, ha pronunciato una verità inoppugnabile: si può distruggere un edificio, ma non si uccide la verità che cerca di emergere. E la verità, oggi, è che l'Occidente volta deliberatamente lo sguardo quando i suoi alleati commettono crimini che condannerebbe con ferocia se fossero opera dei suoi nemici. Questa doppia morale non è solo ipocrita: è complice del sangue versato.

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

La Gaza di Blair di Loretta Napoleoni La Gaza di Blair

La Gaza di Blair

I segreti del tè Longjing del Lago Occidentale di Hangzhou   Una finestra aperta I segreti del tè Longjing del Lago Occidentale di Hangzhou

I segreti del tè Longjing del Lago Occidentale di Hangzhou

"Bar di lusso" e "bella vita": le vergognose fake news su Gaza di Francesco Santoianni "Bar di lusso" e "bella vita": le vergognose fake news su Gaza

"Bar di lusso" e "bella vita": le vergognose fake news su Gaza

Il Saccheggio Coloniale della Cultura Nativa Americana di Raffaella Milandri Il Saccheggio Coloniale della Cultura Nativa Americana

Il Saccheggio Coloniale della Cultura Nativa Americana

Care "celebrity" che (ora) vi vergognate di Israele e dell'occidente di Francesco Erspamer  Care "celebrity" che (ora) vi vergognate di Israele e dell'occidente

Care "celebrity" che (ora) vi vergognate di Israele e dell'occidente

Ponte sullo stretto e questione meridionale di Paolo Desogus Ponte sullo stretto e questione meridionale

Ponte sullo stretto e questione meridionale

Xi incontra i leader dell'UE a Pechino di Gao Jian Xi incontra i leader dell'UE a Pechino

Xi incontra i leader dell'UE a Pechino

Situazione grave (ma non seria) a quota 8000 di Alessandro Mariani Situazione grave (ma non seria) a quota 8000

Situazione grave (ma non seria) a quota 8000

La scuola sulla pelle dei precari di Marco Bonsanto La scuola sulla pelle dei precari

La scuola sulla pelle dei precari

"Bufera" su Woody Allen. Ma avete ascoltato le sue parole? di Marinella Mondaini "Bufera" su Woody Allen. Ma avete ascoltato le sue parole?

"Bufera" su Woody Allen. Ma avete ascoltato le sue parole?

Vincolo esterno: la condizione necessaria ma non sufficiente di Gilberto Trombetta Vincolo esterno: la condizione necessaria ma non sufficiente

Vincolo esterno: la condizione necessaria ma non sufficiente

Una necessità  irrinunciabile: nuovi partiti  socialisti di Michele Blanco Una necessità  irrinunciabile: nuovi partiti  socialisti

Una necessità irrinunciabile: nuovi partiti socialisti

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti