Iran: conto alla rovescia

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Iran: conto alla rovescia

 

Le vere ragioni dell’ostilità degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran – che potrebbero portare nei prossimi giorni ad un devastante attacco militare diretto – sono perfettamente contenute nelle dichiarazioni dell’ambasciatore USA in Israele, Mike Huckabee.

Questo signore, noto esponente repubblicano conservatore e religioso, ha dichiarato pubblicamente che sarebbe bene che Israele si impossessasse di tutto il Medio Oriente, e anche di parte dell’Africa settentrionale, dal Nilo all’Eufrate, occupando paesi come l’Egitto, la Giordania, la Siria l’Iraq, e persino l’Arabia Saudita.

Queste parole incaute – che hanno sollevato proteste persino da parte di monarchie arabe conservatrici alleate di fatto degli USA e che avevano sottoscritto gli Accordi di Abramo con Israele – dimostrano come i due compari (il “piccolo” Israele ed il gigante statunitense) agiscano di comune accordo, avendo interessi comuni.

Gli USA sono interessati al controllo del Medio Oriente, zona strategica e ricchissima di petrolio e gas combustibile, e si servono di Israele – stato piccolo ma potentemente armato, anche con armi nucleari – per mantenere il controllo. Da parte sua Israele sfrutta il continuo afflusso di armi e capitali da parte degli USA per continuare l’operazione di espropriazione e massacro degli abitanti originari della Palestina, trasformatosi ormai in autentico genocidio, e contemporaneamente estendersi verso altri paesi, di cui alcuni (come Siria e Libano) già parzialmente occupati.

L’aspetto più ironico è che tra i due compari è Israele, il più piccolo, a condurre la danza mettendo a volte persino in imbarazzo il suo partner maggiore. D’altra parte Israele può contare sull’appoggio di organizzazioni della lobby ebraica, in particolare statunitense, come l’AIPAC, ed anche sull’appoggio della finanza ebraica che tiene in pugno parte della classe dirigente USA (compreso il presidente Trump, già salvato dalla bancarotta dalla banca Rothschild e ora in stretti rapporti con la finanza ebraica attraverso il genero Kuchner: a tale proposito si veda il ponderoso libro di Ferruccio Pinotti: “la lobby ebraica”).

E’ proprio quello che sta avvenendo oggi. L’entità sionista ha come suo principale ostacolo ai suoi disegni genocidi, aggressivi ed espansionistici la Repubblica Islamica dell’Iran, che, oltre ad essere una potenza militare (anche se priva di armi nucleari), sostiene un Fronte internazionale del Rifiuto, di cui fanno parte gli Hezbollah del Libano, le milizie sciite dell’Iraq ed il movimento Ansar Allah dello Yemen (cosiddetti Houti). Questo Fronte, pur indebolito dalla caduta della Siria, travolta da sanzioni e guerra per bande promossa dall’esterno, costituisce comunque un ostacolo all’espansione di Israele e al completamento della pulizia etnica e dell’incorporamento dell’intera Palestina.

Israele quindi preme perché gli USA lo aiutino a distruggere l’Iran (già sottoposto a devastanti sanzioni da 50 anni e da tentativi di destabilizzazione orchestrati dall’esterno, come quello di dicembre ’25 e gennaio ’26).

Trump ha abboccato schierando un imponente schieramento militare pronto all’attacco, dall’Oceano Indiano al Mediterraneo dove è giunta la più grande portaerei del mondo, la Gerald Ford. A questo punto però si trova in difficoltà con i suoi esperti militari che lo invitano alla prudenza, rendendosi conto che l’impresa è difficile e che l’Iran ha mezzi sufficienti per rispondere in modo adeguato, oltre alla possibilità di gettare tutto il mondo in una grave crisi energetica e finanziaria con la chiusura dello stretto di Hormuz, attraverso cui passa il 20% della produzione petrolifera mondiale.

Trump sembra sorpreso del fatto che l’Iran rifiuti di capitolare rinunciando al suo arsenale e al suo programma missilistico, oltre al sostegno ai suoi alleati regionali (la trattativa sul nucleare militare iraniano è solo di copertura, in quanto l’Iran non ha mai voluto produrre bombe atomiche. La vera richiesta USA è quella del disarmo totale dell’Iran e del Fronte del Rifiuto antisraeliano ed antimperialista). Alla fine è probabile che USA attaccheranno per evitare l’impressione di una vergognosa ritirata dopo l’ostentato schieramento di grandi forze.

D’altra parte questo è un problema che va anche al di là del Medio Oriente. Gli USA e gli altri paesi dell’Occidente avevano fatto avanzare la NATO fino ai confini della Russia ed organizzato il colpo di stato di Euromaidan nel 2014 per portare nella NATO l’Ucraina neutrale, ritenendo che la Russia fosse debole ed incapace di reagire. Invece USA ed Unione Europea hanno dovuto constatare che la Russia resisteva e reagiva efficacemente, per cui oggi gli USA cercano di tirarsi da parte per evitare uno scontro su più fronti che non potrebbero gestire, mentre gli imbecilli dirigenti europei continuano ad alimentare lo scontro contro i loro stessi interessi (accordi economici con la Russia, con il suo grande patrimonio di risorse naturali, sarebbero del tutto auspicabili per fare uscire l’UE dalla crisi incombente).

In realtà il mondo sta cambiando e l’occidente imperialista e colonialista trova grandi resistenze ai suoi tentativi di perpetuare la sua egemonia. E’auspicabile solo che l’Occidente non reagisca trascinando tutto il mondo in un disastro globale.

Roma, 25 febbraio 2°26, Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi

Vincenzo Brandi: ex ricercatore scientifico all’ENEA nel settore energetico, ora in pensione, negli anni ’50 e ’60 aveva militato nella FIGC e nel PCI. Dopo l’uscita dal PCI ha partecipato alle lotte del ’68 essendo uno dei leader della contestazione ed occupazione dell’ENEA. Ha militato poi in Lotta Continua e più recentemente nel PRC da cui si è allontanato per gravi divergenze con la linea di Bertinotti. E’stato tra i fondatori del Comitato No NATO insieme a Giulietto Chiesa e Manlio Dinucci. Attualmente è presidente del gruppo G.A.MA.DI (Gruppo Atei Materialisti Dialettici), membro del gruppo NO WAR e del Comitato con la Palestina nel Cuore. Partecipa al Coordinamento Palestina ed al Coordinamento No NATO

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