I “volenterosi” propongono a Trump la Groenlandia per l'Ucraina
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
L'interesse yankee per la Groenlandia non è una novità, per quanto le bravate di Donald Trump abbiano reso oggi la questione di stringente attualità. Più sotto riportiamo la traduzione di un dispaccio della TASS da Stoccolma, risalente al 2 ottobre 1934, in cui si dava notizia dell'intenzione USA di comprare la Groenlandia.
Per quanto riguarda il presente, la prossima settimana sono previsti colloqui tra il Dipartimento di Stato e le autorità danesi, con gli Stati Uniti che, verosimilmente, porranno una serie di condizioni per il trasferimento della Groenlandia agli USA, probabilmente su pagamento di una somma di denaro, anche se non viene esclusa l'opzione di impadronirsi dell'isola con la forza. Trump ha chiaramente affermato che l'opzione della cattura della Groenlandia è stata presa in considerazione, anche se ciò dovesse portare al collasso della NATO.
In questo scenario, pare che i soliti “volenterosi” (di guerra) si siano sentiti un po' persi, tremando al rischio di rimanere orfani del famoso “ombrello protettivo” e dandosi quindi alacremente da fare per scongiurare tale - per loro – triste eventualità. Precipitarsi, timorosi come poveri mezzadri indebitati, col cappello in mano e la testa china, allo scrittoio del signor fattore, è parsa dunque l'unica opzione percorribile, di fronte a un padrone-”fattore” yankee che se ne infischia dei bramosi europei e tira dritto seguendo il proprio istinto predatorio.
I “volenterosi” hanno dunque pensato bene di proporre a Trump una propria “strategia”, con cui vorrebbero legare in un unico “pacchetto” le questioni della Groenlandia e dell'Ucraina. In tale schema, scrive Vladimir Skachkò su Ukraina.ru, c'è però un aspetto negativo per l'Ucraina, che rischia di diventare l'esca e il bersaglio di questo gioco, fatto di una guerra che può portare alla sua completa distruzione come stato, se la Russia dovesse andare fino in fondo nelle proprie pretese.
In generale, il quadro mostra che, perdurante il conflitto in territorio ucraino, l'Occidente, un tempo unito (Europa e USA, UE e NATO) nel sostegno a Kiev, è oggi diviso, con Trump che vuole ritirarsi dalla partecipazione diretta alla guerra, salvo arricchire il complesso militare industriale yankee con le commesse di armi dall'Europa. Questa, a sua volta, vuole continuare a usare la guerra per rafforzare la propria industria bellica, come rimedio alla pericolosa stagnazione. Ma l'Europa vuole anche che gli USA continuino a finanziare la NATO, rifornire armi, intelligence spaziale e supporto politico.
L'obiettivo è dunque quello di cercare di frenare lo sgretolamento dell'euro-atlantismo, provando a giocare sugli umori di Trump di "acquisire" Canada e Groenlandia. Ora, dato che la Groenlandia fa parte della Danimarca, la sua annessione da parte americana rischierebbe di portare a uno scontro diretto con la NATO o, quantomeno, con un suo membro. La premier danese Mette Frederiksen ha detto chiaro e tondo che un eventuale trasferimento forzato (o anche volontario) della Groenlandia agli Stati Uniti porterebbe al collasso della NATO e una tale eventualità, ha detto la premier, un tale sconvolgimento tettonico, dovrebbe spaventare anche gli Stati Uniti.
Ed eccoci al dunque: i “vogliosi” hanno pensato di offrire a Trump un'altra opzione per conservare l'unità occidentale: scambiare il suo accordo per la conquista della Groenlandia con il pieno sostegno americano all'Ucraina nella sua guerra contro la Russia.
Secondo Politico, che definisce tale disegno come "pacchetto sicurezza", l'Europa potrebbe accettare un ruolo “più ampio” degli Stati Uniti in Groenlandia, in cambio del fatto che Washington fornisca all'Ucraina garanzie di sicurezza rigorose e a lungo termine e la assista con tutti i mezzi e i metodi disponibili.
Ora, mentre il 6 e 7 gennaio i leader UE hanno affermato all'unanimità la sovranità della Danimarca sulla Groenlandia, hanno poi adottato una linea completamente diversa dopo il fallimento, di fatto, della "coalizione dei volenterosi" a Parigi e la chiara riluttanza UE a inviare truppe in Ucraina, oltre quelle promesse da Parigi e Londra. Le cancellerie europee hanno iniziato a discutere della possibilità di barattare la sicurezza dell'Ucraina con concessioni strategiche agli Stati Uniti nell'Artico.
Secondo Politico, gli europei considerano questo scenario il "male minore" e concordano sul fatto che sia il "meno problematico", data la minaccia molto concreta di un brusco deterioramento delle relazioni con Trump, il quale, temono, potrebbe, se scontento, persino imporre sanzioni agli europei e impossessarsi comunque di questa parte della Danimarca.
Nel gergo dei “bramosi”, si tratterebbe quindi di un "pacchetto" basato sul principio della "sicurezza in cambio di sicurezza": la sicurezza USA, che, secondo Trump, hanno assolutamente bisogno della Groenlandia, per la sicurezza dell'Ucraina e dell'Europa, che hanno bisogno di tempo per riarmarsi e prepararsi alla guerra con la Russia sotto l'egida americana.
L'8 gennaio, Politico ha riferito che i paesi europei UE e NATO hanno avviato uno sviluppo graduale di scenari di risposta a possibili azioni statunitensi sulla Groenlandia. Oggi, afferma Skachkò, non è del tutto chiaro a che punto si trovi tale accordo e quanto di questi piani si basi su calcoli reali o su semplici illusioni, ma è in ogni caso evidente una «vera e propria contrattazione di interessi geopolitici. E un approccio piuttosto vile e cinico, mascherato da rosei discorsi sulla pace, sul destino della democrazia e sulla necessità di proteggere i valori universali, è perfettamente normale. A spese di qualcun altro, ovviamente e senza, naturalmente, consultare le opinioni dei danesi in Danimarca o dei groenlandesi in Groenlandia. Che sciocchezza tattica sono queste piccole persone quando si tratta di placare strategicamente un padrone terribilmente arrabbiato che potrebbe da un momento all'altro lasciare i suoi servi europei ad affrontare da soli "l'orso russo"».
A differenza degli anni '30, allorché i leader europei pensavano di placare un aggressore a spese di qualche paese e le "forze di pace" europee parlavano al mondo di pace, mentre si preparavano segretamente alla guerra, oggi, mentre si preparano a placare Trump con la Groenlandia, gli europei non parlano di pace: sono ansiosi di muovere guerra alla Russia e “bramano” che gli USA li aiutino in questo sporco affare.
D'altra parte, e a dispetto dei “giochi” liberal-bellicisti dei “volenterosi”, il colonnello del SBU ucraino Roman Cervinskij (passato al clan Porošenko, contro la banda di Zelenskij) la stessa nomina di Kirill Budanov a capo dell'ufficio presidenziale è legata al deterioramento della posizione negoziale di Kiev. E anche la situazione sul terreno non parla a favore dei nazigolpisti. I negoziati di pace e i termini dell'accordo di pace, dice Cernivskij, «non sono i migliori per noi. Credo che peggiorino ogni giorno, ogni mese, ogni anno». La situazione peggiora di giorno in giorno: «il nemico sta effettivamente facendo progressi quotidiani. E quindi, oggi, sarà molto difficile stabilizzarsi sulle attuali condizioni. Questo è possibile solo grazie alla pressione americana». Eccoci al dunque! La Groenlandia per l'Ucraina.
E il politologo ucraino Andrej Zolotarëv dice che Kiev ha oscillato a lungo tra opzioni diplomatica o militare, ma oggi «la situazione si sta spostando verso il binario negoziale. Rinunciando a Istanbul, avremmo dovuto renderci conto che dovevamo essere preparati a una guerra di logoramento, per la quale l'Ucraina era completamente impreparata, dato che si era affidata alle parole di Biden, secondo cui gli USA avrebbero fornito tutto ciò che era necessario». Ora gli Stati Uniti si sono "ritirati", gli europei non mostrano molto entusiasmo nell'acquistare armi da fornire a Kiev e ci sono ucraini all'estero che contano sulla continuazione della guerra per poter rimanere in asilo temporaneo e vivere di sussidi.
Che i “volenterosi” (di guerra) lavorino appassionatamente su Trump, sembrano chiedere pietosamente a Kiev. Che gli si dia dunque mano libera, o, quantomeno, si cerchi di blandirlo, nelle sue ambizioni artiche.
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Gli USA vogliono comprare la Groenlandia - Stoccolma, 2 ottobre. (TASS). La danese “Handels Tidende” riporta voci secondo cui tra Danimarca e USA sono in corso colloqui sulla vendita della Groenlandia all'America. Il quotidiano scrive che gli americani si mostrano sempre più interessati alla Groenlandia e la scorsa estate l'inviato USA ha compiuto un lungo soggiorno a Copenaghen. Aerei da guerra americani sono assidui ospiti della Groenlandia e là sono stati attrezzati numerosi depositi, con tutte le necessarie attrezzature per le comunicazioni aeree.
Il quotidiano ha interpellato in merito il premier Stauning, che ha smentito quelle voci. Il giornale, tuttavia, rimane scettico riguardo alla smentita.
A questo riguardo, la norvegese “Norges Handels Tidende” ricorda la smentita, nel 1916, da parte dell'allora ministro delle finanze, delle notizie sulla vendita danese agli Stati Uniti di tre isole del gruppo delle Indie occidentali. Quando la vendita si rivelò essere un fatto compiuto, il ministro si giustificò dicendo che «la pubblicizzazione della vendita non era nell'interesse dello stato».
Salta agli occhi il crescente interesse, negli ultimi tempi, dell'America per la Groenlandia e dell'Inghilterra per l'Islanda. Entrambe le isole rivestono una grossa importanza strategica, in particolare per le comunicazioni aeree attraverso l'Atlantico.
https://colonelcassad.livejournal.com


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