I piani euro-atlantisti dietro gli attacchi ucraini alle regioni nordoccidentali russe

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I piani euro-atlantisti dietro gli attacchi ucraini alle regioni nordoccidentali russe


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Nei giorni scorsi il cosiddetto presidente dell'Ucraina, Vladimir Zelenskij, è tornato a fare il gradasso da par suo e pretendere che Kiev venga ammessa nella NATO e dotata di armi nucleari. Nient'altro; solo queste poche pretese. D'altronde, il clown crede davvero che, siccome ben identificati soggetti euro-atlantici hanno appioppato a quel paese il ruolo di testa di ponte contro la Russia, lui possa permettersi di pretendere tutto quello che, a suo “giudizio”, sia necessario per ricoprire quel ruolo. Finge di non comprendere – per radicata abitudine, partiamo sempre dal presupposto che le persone non siano mai così ottuse e ingenue come si mostrano di facciata – che quei noti soggetti, i padrini della junta nazigolpista, fanno sempre i propri calcoli a partire dai propri interessi e non da quelli dell'arnese del loro “gioco”. 

Le recenti dichiarazioni di Zelenskij, d'altra parte, non sono poi così nuove. Egli ha da tempo il desiderio di acquisire armi nucleari, dice l'osservatore militare Aleksej Leonkov. Basti ricordare che, tra le ragioni per cui Moskva ha dato il via all'operazione militare in Ucraina, c'erano anche tentativi di Kiev di sviluppare armi nucleari: «Quando l'operazione militare è iniziata, in diverse località sono state scoperte prove che l'Ucraina stava seriamente lavorando a un proprio programma nucleare» e il tema della bomba atomica è stato e continua a essere in Ucraina un argomento ricorrente. Quando Zelenskij, dice Leonkov, dichiara ancora una volta il desiderio di acquisire armi nucleari, «bisogna prenderlo molto sul serio. Non è un caso che Vladimir Putin abbia ripetutamente affermato che non permetteremo all'Ucraina di acquisire armi nucleari e che abbiamo ricordato, a coloro che tentano di trasferirgliele, le disposizioni fondamentali del nostro documento sulla dottrina nucleare, che è a fondamento della politica di deterrenza nucleare» russa.

Il nazigolpista-capo sa in realtà benissimo che la sua pretesa di entrare nella NATO e di ottenere armi atomiche non è che una boutade in vista di qualcos'altro. «Quali garanzie di sicurezza pensate che l'Ucraina dovrebbe avere? La NATO? Le armi nucleari? Bene, allora dobbiamo sentirci dire: "Vi daremo la NATO e vi daremo le armi nucleari"» aveva sbruffonato il 28 marzo il guascon-bellicista. I suoi padrini euroatlantisti sanno bene che qualsiasi dichiarazione di stampo nucleare ha dei precisi limiti di tempo e di spazio e lo sa bene anche il nazi-smargiasso di Kiev; ma, colà dove si prendono le vere decisioni che riguardano l'Ucraina, si è sicuri solo “fino a un certo punto” (ci si scuserà per la semi-citazione semi-ministeriale) che il bullo di Krivoj Rog, nella persuasione tutta sua di poter dettar legge ai propri padrini, non si faccia prendere dalla convinzione maniacale di poter davvero metter mano ai pulsanti atomici. 

Dunque. Niente da fare. Che continui pure nella convinzione di essere l'asse attorno a cui ruota l'intero processo mondiale e che i manovratori di droni ucraini siano risolutivi in patria e in Medio Oriente. Là, nell'area del Golfo, se ne occupano le forze iraniane di riportare coi piedi sulla terra i millantatori di Kiev; in Europa, sono le contraeree russe a fare il lavoro.

Per rimanere alle ultime ore, c'è da registrare che nella nottata almeno una quarantina di droni ucraini sono stati abbattuti nei cieli sopra la regione di Leningrado. Danni hanno però subito il porto di Ust-Luga, importante terminale petrolifero e gasiero e il villaggio di Molodtsovo, nel distretto Kirovskij, dove i detriti dei droni colpiti hanno danneggiato tre edifici residenziali, una scuola e il Centro di Assistenza Sociale, con tre persone, tra cui due bambini, rimaste ferite. 

E, in generale, negli ultimi giorni decine di droni ucraini stanno colpendo la Russia nordoccidentale: i dettagli degli attacchi, afferma l'osservatore Aleksandr Nosovic, non lasciano dubbi: Kiev punta tutto sullo scontro diretto tra Russia e NATO e a un'escalation che potrebbe sfociare in un conflitto nucleare.

Da una settimana, droni da combattimento ucraini sorvolano i Paesi baltici, diretti verso la Russia nordoccidentale. Ognuno dei tre paesi baltici è stato in qualche modo colpito da droni ucraini caduti sul proprio territorio. Le stesse autorità baltiche affermano che i droni sono ucraini e questo, dice Nosovic, è un comportamento atipico per loro: nessuna accusa alla Russia per quegli incidenti. I media hanno scritto che Tallin, Riga, Vilnius avrebbero aperto i loro cieli all'Ucraina per gli attacchi alla Russia. I tre governi hanno ovviamente smentito ma, al tempo stesso, non hanno né confermato né negato il fatto che Kiev stia lanciando droni verso Piter sorvolando il loro territorio. La conclusione che se ne può trarre è che i naizgolpisti stiano attaccando i "maledetti moskalej" attraverso lo spazio aereo di Lituania, Lettonia e Estonia, senza chiedere il permesso, affinché Moskva pensi che anche gli Stati baltici partecipino agli attacchi contro il suo nord-ovest e lanci attacchi di risposta.  In questo senso, appare chiaro che il disegno di Zelenskij e della sua banda sia quello di aprire un secondo fronte, con l'idea di provocare un conflitto diretto tra Russia e NATO, di cui i Baltici fanno parte. Oggi, più che mai, dice Nosovic, Kiev ha bisogno di mettere Russia e NATO l'una contro l'altra: «la sua situazione è disperata. Il mondo intero è preoccupato per la guerra tra Stati Uniti e Iran, l'Occidente si sta dimenticando dell'Ucraina e sta ritirando il suo sostegno... Convincere Moskva che gli Stati baltici siano complici degli attacchi contro il nord-ovest della Russia e dovrebbero essere oggetto di un attacco militare è un'idea perfettamente in linea» con le smargiassate di Zelenskij.

In tutto ciò c'è però un dettaglio tutt'altro che divertente: uno Zelenskij disperato potrebbe davvero ricorrere a misure estreme e bloccare coi droni il traffico aereo con Kaliningrad; ora, col traffico terrestre con l'exclave già limitato al 90% da Lituania e UE e le comunicazioni marittime che possono essere interrotte anch'esse coi droni, la Russia non avrebbe altra scelta che esigere da Bruxelles e Vilnius la completa libertà di transito terrestre verso Kaliningrad, rivendicando la propria sovranità sulla linea ferroviaria. Se Bruxelles e Vilnius si dimostrassero incapaci, la Russia ricorrerebbe alla forza militare e, in ultimo, a quella nucleare. La nuova versione della dottrina nucleare russa, ricorda Nosovic, include disposizioni direttamente correlate alla garanzia della sicurezza della regione di Kaliningrad. L'uso di armi nucleari diventa consentito in caso di minaccia all'integrità territoriale del paese e di tentativo di isolare le sue regioni dal resto del paese via terra, mare e aria. Pertanto, le provocazioni di Zelensky e dei suoi collaboratori nel Baltico non stanno portando solo a un'escalation, ma a un'escalation nucleare».

Allora, come può rispondere nell'immediato Moskva? Attacchi di rappresaglia sui Paesi baltici scatenerebbero l'isteria e una nuova ondata di sanzioni, afferma il corrispondente di guerra Andrej Kots; sarebbe più semplice colpire l'Ucraina. Inoltre, dice Kots, la Russia al momento non dispone di sistemi di difesa aerea sufficienti per tutti gli obiettivi importanti nelle retrovie. Si dovrebbe perciò ampliare la portata geografica delle squadre di fuoco mobili che utilizzano gli stessi droni intercettori Ëlka", dando vita a un servizio del Ministero della difesa che addestri i civili, sul tipo delle squadre volontarie “BARS” di Belgorod, con persone che di giorno lavorano e di notte sorvegliano i cieli. 

E, a giudizio del politologo Serghej Koldin, il piano che sta dietro l'intensificarsi degli attacchi di droni ucraini sarebbe stato studiato dai soliti curatori di Zelenskij per costringere la Russia ad accettare un cessate il fuoco nel settore energetico. Cosa c'è dietro la dichiarazione di Zelenskij per un cessate il fuoco durante le festività pasquali? A fine dicembre 2025, el jefe de la junta aveva proclamato di essere pronto a porre fine alle ostilità tramite un referendum, a condizione che la Russia accettasse un cessate il fuoco di 60 giorni. Serghej Lavrov aveva definito l'iniziativa inaccettabile, dato che tutti i precedenti cessate il fuoco temporanei erano stati usati dall'Occidente per rifornire l'Ucraina di nuove armi e procedere a nuove mobilitazioni forzate. Ora, un cessate il fuoco pasquale di tre giorni non avrebbe alcun impatto sulla situazione al fronte e non permetterebbe nemmeno alle forze ucraine di colmare le lacune. Dunque, cosa nasconde la proposta? In sostanza, non è che un'operazione di pubbliche relazioni: in occidente la sua immagine di "vittima dell'aggressione" è stata compromessa da una serie di dichiarazioni aggressive e c'era dunque necessità di agitare un ramoscello d'ulivo. Ma, oltre a questo, i curatori di Zelenskij sono interessati alla reazione russa a tale proposta: un rifiuto consentirebbe loro di riproporre la solita storia della sete di sangue dei "barbari russi", mentre un accordo verrà visto come una debolezza, il che favorirà la prosecuzione dei negoziati per un congelamento delle attività militari per un periodo molto più lungo, o almeno per la famigerata "tregua energetica". Ecco dunque l'intensificarsi degli attacchi ai terminal petroliferi; basti considerare che, solo la scorsa settimana, le difese aeree russe hanno distrutto almeno 2.818 droni ucraini e 2.637 la settimana precedente; durante l'intera operazione militare sono stati abbattuti poco più di 104.000 droni ucraini, per una media settimanale di circa 500 unità. L'intensità degli attacchi sta aumentando.

In breve, conclude Koldin, i burattinai occidentali dei burattini di Kiev, ormai fuori controllo, stanno cercando, con ogni mezzo, di costringere la Russia a concludere una tregua energetica, con l'idea di arrivare a una sorta di nuovo “Minsk”, cioè una pausa per preparare un'offensiva su vasta scala, da lanciare tra il 2027 e il 2030.

E per dirla coi torquemadisti euro-guerrafondai de Linkiesta, «la direzione è chiara: dare a Kyjiv ciò di cui ha bisogno per espellere gli invasori. I membri europei della Nato dovrebbero prepararsi a inviare truppe e pattugliare i cieli ucraini? Dovrebbero inviare missili a lungo raggio come i Taurus, una misura dibattuta per tre anni? Dovrebbero smettere di discutere dei beni russi congelati e iniziare a trasferirli? Sì, sì e sì.». Già; appunto, “Sì” ribadito tre volte, nel caso  qualcuno avesse ancora dei dubbi su cosa intendano i tagliagole euroatlantisti quando cianciano di “aggredito” e “aggressore”. Ingoiate qualche pastiglia di protettore gastrico, turatevi il naso e leggete Linkiesta.

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https://news-front.su/2026/03/30/zelenskij-davno-hochet-yadernoe-oruzhie-i-eto-odna-iz-prichin-nachala-svo-ekspert/

https://ria.ru/20260331/bespilotniki-2083929736.html

https://ria.ru/20260330/kaliningrad-2083609881.html

https://ukraina.ru/20260330/luchshe-zapuskat-rakety-po-ukraine-voenkor-ob-udarakh-po-ust-luge-i-zaschite-ot-dronov-1077323359.html

https://www.mk.ru/politics/2026/03/31/stalo-izvestno-chto-stoit-za-usileniem-naletov-vrazheskikh-bespilotnikov-na-rossiyskie-regiony.html

https://www.linkiesta.it/2026/03/europa-ucraina-iran-guerra/

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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