Guerra in Ucraina. Il monito preciso della Rand Corporation agli Stati Uniti

Guerra in Ucraina. Il monito preciso della Rand Corporation agli Stati Uniti

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La Rand Corporation ha pubblicato uno studio sulla guerra ucraina nel quale si avverte che gli Stati Uniti devono ridurre “al minimo i rischi di una grave escalation” e che per “gli interessi degli Stati Uniti sarebbe meglio evitare un conflitto prolungato. Infatti, i costi ei rischi di una lunga guerra in Ucraina sono significativi e superano i possibili benefici”.

Due raccomandazioni che andrebbero incorniciate, dal momento che gli Usa stanno facendo esattamente l’opposto. L’invio di carri armati, il probabile invio, in futuro, di aerei da combattimento e la possibilità che all’Ucraina siano forniti sistemi d’arma in grado di colpire in profondità la Russia, oltre al placet rilasciato alcuni giorni fa per attaccare la Crimea (altra linea rossa di Mosca), sta alzando di molto i rischi di escalation.

Non solo, anche la prospettiva di una guerra prolungata è stata brandita da tempo, da quando, ad esempio, il Segretario alla Difesa Usa Lloyd Austin si è lasciato sfuggire la considerazione che la guerra serve a “indebolire la Russia”, confermando le prospettive delineate dai tanti falchi che imperversano sul conflitto  (ad esempio la Clinton, quando disse che l’Ucraina per la Russia sarà un nuovo Afghanistan).

Invertire la rotta

Insomma, lo studio della Rand raccomanda un’inversione di tendenza sul punto. Di seguito, avverte che Washington, pur non avendo un potere decisionale sulla guerra, cosa non vera, “può adottare misure che rendano più probabile un’eventuale conclusione negoziata del conflitto”. Altre parole da incorniciare e in controtendenza rispetto alle usuali considerazioni negative sui negoziati (usiamo un blando eufemismo, data la violenza che accompagna tali considerazioni).

Gli autori dello studio spiegano che i “principali ostacoli” a tale prospettiva negoziale sono “il reciproco ottimismo sul futuro della guerra e il reciproco pessimismo sulle implicazioni della pace”. A essere più toccata da tale critica è evidentemente l’Ucraina, anche se lo studio non può, ovviamente, non mettere sullo stesso piano anche la Russia.

In realtà, la Russia ha sempre indicato la sua disponibilità a trattare ed è evidente che un negoziato non può che chiudersi con un compromesso, cosa che vedrebbe giocoforza la Russia ridimensionare le sue richieste territoriali.

Invece, sul pessimismo di Mosca collegato a un possibile accordo, vale quanto declina più avanti il documento della Rand, in cui si spiega che una prospettiva negoziale deve prevedere “rassicurazioni sulla neutralità del paese [Ucraina] e stabilire le condizioni per la revoca delle sanzioni alla Russia”. Tali condizioni sono sempre state richieste dalla Russia e quindi, se formalizzate, dovrebbero dissipare i suoi timori riguardo il futuro.

Stessa cosa vale per Kiev. Infatti, se nell’accordo saranno stabilite rassicurazioni “per la sicurezza dell’Ucraina”, ciò dovrebbe dissiparne i timori su una ipotetica nuova aggressione.

Ma, come accenna il documento, se a ostacolare un eventuale accordo è soprattutto l’ottimismo riguardo le prospettive del conflitto, si sta chiedendo in pratica a Kiev di ridimensionare le proprie richieste, cioè di fare un passo indietro rispetto al massimalismo attuale, fissato sul ritiro completo e totale dei russi dall’Est del Paese (se non addirittura sulla sconfitta di Mosca…).

Porre tali variabili nuove nel conflitto e nelle prospettive future, e trovare un modo per dare a queste una formulazione adeguata, dovrebbe “mitigare” l’impatto dei fattori ostativi suddetti.

La Cia contro la guerra infinita

Ma quest’opera di mitigazione vede un altro passaggio. Infatti, come  continua lo studio, occorre “chiarire i piani per il futuro sostegno all’Ucraina”.

Una frase gettata là, ma che dice tanto. Dice cioè che l’America dovrebbe spiegare a chiare lettere a Kiev che non sosterrà tutte, e per un tempo indefinito, le sue richieste.

Un cenno che rimanda a quanto ha scritto il 20 gennaio Ishaan Tharoor sul Washington Post: il Capo della Cia “William J. Burns si è recentemente recato a Kiev per incontrare Zelensky per informarlo sulle aspettative degli Stati Uniti per le prossime campagne militari contro la Russia e comunicare che, a un certo punto, potrebbe diventare più difficile conservare all’Ucraina l’attuale livello di assistenza”.

Certo, è possibile, come spiegano tanti, che Burns abbia anche chiesto a Zelensky di fare un po’ di attenzione alla corruttela dilagante tra le autorità ucraine (1), perché mette a rischio gli aiuti dall’estero, in particolare quelli americani (vedi, ad esempio, Euronews). Ed è probabile anche che l’epurazione avviata in questi giorni in Ucraina abbia avuto una sollecitazione americana.

Ma il Capo della Cia non si sarebbe mosso solo per questo. Sarebbe bastato un avvertimento dell’ambasciata. Doveva dire altro e soprattutto qualcosa in controtendenza rispetto a quello che gli ucraini si sarebbero sentiti dire nella successiva riunione di Ramstein, altrimenti sarebbe bastata quest’ultima.

Così, se a Ramstein, com’è accaduto, si è ribadita la linea del sostegno estremo a tutte le richieste di Kiev, Burns, nella sua visita segreta, deve aver detto a Zelensky l’opposto, cioè che esiste un limite e che negli Stati Uniti si inizia a pensare di tirare il freno a mano, come annota appunto Tharoor.

La Rand, lo sanno un po’ tutti gli addetti ai lavori, è un centro di analisi della Cia. Così lo studio di cui abbiamo dato conto conferma implicitamente l’indiscrezione di Tharoor. La partita sulla natura della guerra ucraina, se limitata o infinita, è ancora aperta.

(1) Davvero tanti, anche nella cerchia ristretta di Zelensky, hanno usato i soldi inviati per aiutare Kiev per darsi al lusso sfrenato, mentre il loro popolo è stretto sotto i morsi della guerra. Possibile che il presidente, che non ha incombenze militari (cose di cui si occupano i generali, ucraini e della Nato), non si fosse accorto di nulla? Possibile che i suoi servizi segreti, tanto accorti con la guerra in corso, non gli abbiano detto nulla? Magari lo potrebbe spiegare nella sua apparizione di Sanremo…

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