Great reset: alla fine saremo noi a chiedergli il lockdown

7560
Great reset: alla fine saremo noi a chiedergli il lockdown

L’informazione italiana mente sapendo di mentire, raccontandoci la storia di una Russia che starebbe perdendo la guerra militarmente ed economicamente, per nascondere la catastrofe di una strategia che sta mettendo in ginocchio i popoli più fragili in occidente, tra i primi il nostro, parte di un fronte guidato da un anziano signore poco lucido e telecomandato, letteralmente posto a capo del più potente e allo stesso tempo decadente paese del mondo.

È tutta una menzogna: sull’inizio e sulle origini del conflitto, su chi lo stia esacerbando e prolungando, su chi lo stia perdendo e vincendo. Persino sui valori che noi occidentali rappresenteremmo: come se si potessero cancellare con scialbe e banalissime parole le storie di Julian Assange o di Shireen Abu Akleh.

Quello che però ancora una volta colpisce enormemente è la capacità di un’oscura (mica tanto) regia di approfittare di parentesi emergenziali per proseguire la propria lotta di classe dall’alto verso il basso, rubando ai poveri per dare ai ricchi, ridisegnando complessivamente la società ad immagine e somiglianza dei propri squallidi interessi di parte.

Mentre Draghi incontra i vertici di Uber e ignora completamente le proteste dei concittadini tassisti nelle piazze principali del paese, ci si prepara a strappar via le spiagge italiane alla piccola e media imprenditoria per affidarle a grandi multinazionali straniere. E bene sul punto dice Alessandro Somma, nello speciale di Byoblu a firma Gianuario, quando sottolinea come provvedimenti del genere se avessero avuto il medesimo impatto su paesi come Francia o Germania sarebbero stati impensabili: al netto infatti della necessità di rivedere eventualmente le condizioni delle concessioni, il cambio di modello significherà tritare e gettar via un secolo di tradizione, di storia e di costumi italiani. Che male c’è, domandano quasi basiti i soliti servi della narrazione a reti unificate, nel voler affidare anche questo settore alla libera concorrenza? C’è tanto di male: primo per la natura cruciale del settore nella cultura del nostro paese, secondo perché metterebbe a confronto i nostri piccoli e medi imprenditori, che in molti casi hanno realizzato quelle strutture con l’aspro sacrificio di diverse generazioni, con le grandi multinazionali internazionali.

Aspetto una Amazon-beach che metta al tappeto Luca, il responsabile dello stabilimento dove vado io al mare ogni estate: semplicemente inaccettabile.

E intanto il costo della vita esplode: con cinquanta euro vai al supermercato e paghi a malapena l’aria condizionata per tenere fresco il locale una mezzora, ammesso che non si arrivi a razionare anche quella. Si parla poi di razionamento dell’energia, a causa delle sanzioni che staremmo imponendo alla Russia (può sembrare un paradosso, ma in TV ci insegnano che la libertà si paga, è un privilegio), e da ultimo di razionamento dell’acqua, a causa della siccità che ci divora. A breve molto plausibilmente avremo il razionamento delle emissioni di CO2, per la prossima parentesi emergenziale di stampo ambientalista.

Tutte potenziali forme di controllo sociale perché qualcuno questi razionamenti li dovrà pur governare e niente di nuovo sotto il sole o di particolarmente sconvolgente: dopotutto siamo stati persino abituati ormai al razionamento dei diritti civili, così come declinato durante la crisi sanitaria per anni… e si vocifera che in autunno si riparta così. Appunto.

E pensateci un attimo, prendendo ad esempio la lavoratrice e il lavoratore medi: afflitti da un caro prezzi insostenibile, coi salari stagnanti perché ce lo chiedono UE, BCE e Banca D’Italia (mentre i sindacati tacciono complici e colpevoli!), col gasolio alle stelle, con te che devi fare almeno cinquanta chilometri al giorno per andare e tornare dal lavoro, cosa può esserci di più provvidenziale e salvifico di un bel lockdown in autunno? Troveremmo certamente qualcuno felice di accontentarci, in trepidante attesa di quel momento.

Savino Balzano

Savino Balzano

Savino Balzano, nato a Cerignola nel 1987, ha studiato Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Perugia. Autore di "Contro lo Smart Working" (Laterza, 2021) e di "Pretendi il Lavoro! L'alienazione ai tempi degli algoritmi" (GOG, 2019). Sindacalista, si occupa di diritto del lavoro, collabora con diverse riviste.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

La Gaza di Blair di Loretta Napoleoni La Gaza di Blair

La Gaza di Blair

I segreti del tè Longjing del Lago Occidentale di Hangzhou   Una finestra aperta I segreti del tè Longjing del Lago Occidentale di Hangzhou

I segreti del tè Longjing del Lago Occidentale di Hangzhou

"Bar di lusso" e "bella vita": le vergognose fake news su Gaza di Francesco Santoianni "Bar di lusso" e "bella vita": le vergognose fake news su Gaza

"Bar di lusso" e "bella vita": le vergognose fake news su Gaza

Il Saccheggio Coloniale della Cultura Nativa Americana di Raffaella Milandri Il Saccheggio Coloniale della Cultura Nativa Americana

Il Saccheggio Coloniale della Cultura Nativa Americana

Care "celebrity" che (ora) vi vergognate di Israele e dell'occidente di Francesco Erspamer  Care "celebrity" che (ora) vi vergognate di Israele e dell'occidente

Care "celebrity" che (ora) vi vergognate di Israele e dell'occidente

Ponte sullo stretto e questione meridionale di Paolo Desogus Ponte sullo stretto e questione meridionale

Ponte sullo stretto e questione meridionale

Xi incontra i leader dell'UE a Pechino di Gao Jian Xi incontra i leader dell'UE a Pechino

Xi incontra i leader dell'UE a Pechino

Situazione grave (ma non seria) a quota 8000 di Alessandro Mariani Situazione grave (ma non seria) a quota 8000

Situazione grave (ma non seria) a quota 8000

La scuola sulla pelle dei precari di Marco Bonsanto La scuola sulla pelle dei precari

La scuola sulla pelle dei precari

"Bufera" su Woody Allen. Ma avete ascoltato le sue parole? di Marinella Mondaini "Bufera" su Woody Allen. Ma avete ascoltato le sue parole?

"Bufera" su Woody Allen. Ma avete ascoltato le sue parole?

Vincolo esterno: la condizione necessaria ma non sufficiente di Gilberto Trombetta Vincolo esterno: la condizione necessaria ma non sufficiente

Vincolo esterno: la condizione necessaria ma non sufficiente

Una necessità  irrinunciabile: nuovi partiti  socialisti di Michele Blanco Una necessità  irrinunciabile: nuovi partiti  socialisti

Una necessità irrinunciabile: nuovi partiti socialisti

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti