Gli USA stanno sfrattando Netanyahu?
di Domenico Moro
È arrivata l'ennesima rivelazione, questa volta da parte dell’intelligence egiziana, del fatto che Netanyahu sapeva in anticipo dell'attacco di Hamas il 7 ottobre 2023. L'obiettivo è molto chiaro: a meno di un mese dalle elezioni israeliane, liberarsi di Netanyahu, divenuto ormai impresentabile. Il mandante dell’operazione è piuttosto chiaro: il governo degli Usa. La soffiata dell'intelligence dell'Egitto, paese controllato e finanziato dagli Usa, è passata attraverso il Wall Street Journal, che è di proprietà del miliardario Rupert Murdoch, sostenitore della grande finanza Usa e ultra-repubblicano.
Evidentemente, il mastino israeliano alla fine è risultato poco controllabile per il padrone Usa in diversi contesti occasioni (compresi quelli dell'Iran e del Libano). Urge un cambio di premier. Comunque, questo è anche una risposta a chi diceva che un egemone dell'imperialismo occidentale come gli Usa potesse essere controllato da un paese come Israele, che ne è la centesima parte e che senza aiuti americani collasserebbe in poco tempo. Anche gli imperialisti europei, soprattutto Francia e Regno Unito, hanno preso le distanze da Netanyahu negli ultimi mesi, a differenza del governo Meloni.
Inoltre, la comunità ebraica Usa sul genocidio palestinese sembrerebbe spaccata (il 61% ritiene che Israele abbia commesso crimini di guerra), e il 68% esprime una valutazione negativa sull'operato di Netanyahu. Ad ogni modo, è veramente insopportabile che queste rivelazioni vengano fuori adesso dopo tre anni di genocidio palestinese. Se fossero venute fuori prima, avrebbero potuto cambiare la situazione? Forse. In ogni caso, le responsabilità, non solo degli Usa ma anche di governi arabi come quelli di Emirati Arabi Uniti (il primo ad avvertire Netanyahu dell’attacco) ed Egitto, sono, come spesso accade per quanto riguarda i palestinesi, notevoli.
Infine, la caduta eventuale di Netanyahu non garantisce niente ai palestinesi, visto che sono il ruolo coloniale di Israele e gli interessi imperialistici Usa ad essere il problema, non il singolo premier, per quanto criminale possa essere. La questione che sarebbe da affrontare è l'assetto generale del Medio-Oriente, con governi arabi subalterni se non complici dell'imperialismo occidentale. Ad ogni modo, le cause antiche e recenti di questo contesto sono riconducibili soprattutto a Francia e Regno Unito, ma anche a Italia e Germania, tutte nazioni di cui il colonialismo sionista israeliano è storicamente un derivato. Ciò significa che siamo soprattutto noi europei che dobbiamo muoverci, soprattutto per fare pressione sui nostri governi, per ottenere almeno sanzioni dure non solo contro i coloni ma anche contro Israele, di cui la Ue è il maggiore partner commerciale.


