Francia, la generazione senza futuro scende in piazza contro il neoliberismo
La rivolta degli studenti francesi non si ferma e comincia a oltrepassare i confini. Dopo settimane di mobilitazioni contro riforme, tagli di bilancio e il progressivo deterioramento delle condizioni scolastiche, le proteste si sono estese anche al Belgio, in particolare ad Arlon e Liegi. In Francia, martedì 450.000 persone sono scese in piazza in oltre 30 città, mentre nella capitale gli studenti hanno eretto barricate con i cassonetti.
Gli scontri hanno già provocato centinaia di feriti e quasi mille arresti. Dietro la rabbia ci sono problemi molto concreti: classi sempre più affollate, carenza di insegnanti, giornate scolastiche eccessivamente lunghe e ore di lezione perse per l'assenza di personale. Il Ministero dell'Istruzione riconosce che circa il 10% delle ore di lezione annuali viene perso per diverse ragioni. Ma la crisi non colpisce tutti allo stesso modo. La carenza di docenti e personale è particolarmente grave nelle scuole delle aree più povere, mentre nei territori più svantaggiati gli studenti pagano un prezzo molto più alto in termini di qualità dell'istruzione. Nel dipartimento di Seine-Saint-Denis, una delle aree più povere attorno a Parigi, stime citate nel dibattito parlamentare hanno indicato perdite di ore di lezione enormemente superiori alla media nazionale.
A questo si aggiunge un'altra realtà difficilmente occultabile: edifici scolastici in condizioni fatiscenti, arredi deteriorati, aule prive di adeguati sistemi di climatizzazione e persino locali colpiti da infiltrazioni e allagamenti. Sono immagini circolate nelle ultime settimane sui social e diventate uno dei simboli della protesta. Eppure la reazione di Donald Trump ha cercato di spostare completamente il terreno dello scontro, attribuendo quanto accade in Francia all'immigrazione e alla diffusione dell'islam. Una lettura che ignora proprio le ragioni concrete portate dagli studenti nelle piazze. La Francia, infatti, spende per l'istruzione secondaria più della media OCSE. Il problema riguarda quindi anche l'efficacia della spesa, la sua distribuzione e le profonde disuguaglianze territoriali. Le risorse non impediscono che interi territori, soprattutto quelli più poveri, soffrano della carenza di insegnanti e di strutture adeguate.
La protesta degli studenti francesi, ora arrivata anche in Belgio, racconta così qualcosa di più profondo di una vertenza scolastica: una generazione che si trova a fare i conti con servizi pubblici sempre più diseguali e con un modello economico che scarica sui territori più fragili il costo delle proprie contraddizioni.


