Fosco Giannini - Lettera aperta alla Senatrice Liliana Segre

Fosco Giannini - Lettera aperta alla Senatrice Liliana Segre

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di Fosco Giannini*

 

Gentile Senatrice Liliana Segre,

sono Fosco Giannini, Senatore della Repubblica e Capo Gruppo in Commissione Difesa al Senato durante la XV Legislatura. Le invio questa Lettera Aperta nella speranza di poter avviare una cortese e rispettosa conversazione con lei, non perché la mia persona possa godere della sua luce riflessa, ma perché convinto di interpretare i dubbi e le perplessità di quei tanti che l’ammirano per il suo impegno giustamente volto a tenere viva la memoria dell’Olocausto e degli orrori perpetrati  dal nazifascismo contro il popolo ebraico, contro i comunisti, contro gli zingari, gli omosessuali, gli antifascisti e i sinceri democratici.

Vi è un sentimento, uno stupore, che forse non appare, che forse lei non riesce a cogliere, a percepire, che viene forse, da più parti, rimosso, ma che tuttavia esiste e sembra persino espandersi, nei suoi confronti.

Il punto è che tra i tanti, i tantissimi che la stimano per la sua  testimonianza, la sua battaglia morale, politica e culturale che fortunatamente continua a portare anche nelle scuole, tra questi tantissimi inizia a farsi largo una domanda: ma perché la Senatrice Liliana Segre non spende mai una parola, una sola, per ricordare anche le immense sofferenze del popolo palestinese?

Abbiamo sempre interpretato e vissuto la sua battaglia a favore della Memoria dell’Olocausto come una battaglia di valore morale universale, una battaglia che a partire, naturalmente, dalle immani sofferenze patite degli ebrei per mano del Terzo Reich avesse la forza di elevarsi a difesa di ogni popolo oppresso, di ogni sofferenza umana prodotta da poteri ingiusti e violenti.

Ora, il “Corriere della Sera” di mercoledì 22 maggio riporta alcune sue affermazioni rilasciate al recente convegno di Milano organizzato dalla Fondazione “Centro di Documentazione ebraica”. Lei dice, tra l’altro, Senatrice: “Dire che Israele commette un genocidio diventa una bestemmia. Non usiamo questa parola spaventosa”. Eppure, tantissime forze progressiste, democratiche, antifasciste dell’intero pianeta, centinaia di milioni di giovani, interi popoli, interi Stati, intere università di ogni continente, eserciti di intellettuali progressisti oggi riconoscono che gli orrori perpetrati dal governo e dall’esercito di Israele contro il popolo di Gaza rappresentino oggettivamente un genocidio. I 37 mila morti della Striscia di Gaza, tra i quali un’enorme, spaventoso, numero di bambini, l’intera Gaza ridotta ad un terribile cumulo di macerie, aver trasformato la vita del popolo palestinese di Gaza in un inferno quotidiano senza  più possibilità di ricovero alcuno, senza acqua, senza cibo, senza futuro, come possiamo chiamarlo? Forse che un genocidio, per essere tale, deve giungere ad un numero di morti burocraticamente prestabilito? Quando sarà possibile  chiamare  genocidio la caccia senza tregua che lo Stato di Israele conduce contro il popolo palestinese, quando tutto questo popolo sarà sterminato?

Ciò che amaramente  colpisce, Senatrice, è che lei, testimone e giusta  accusatrice di un orrore contro il popolo ebraico e contro l’umanità, mai e poi mai abbia avuto una parola, una sola parola, di riconoscimento delle sofferenze del popolo palestinese.

Ci chiediamo: vi è, in questo, in questo suo silenzio sulla tragedia che vive il popolo palestinese, in questa suo raggelante silenzio, una paura di indebolire l’accusa contro l’Olocausto, oppure – e ciò sarebbe inquietante – una sua pregiudiziale posizione a favore dello Stato, dell’esercito, delle politiche violente di Israele? Vi sarebbe un suo schierarsi a favore di Israele indipendentemente dalle sue politiche, come se lo Stato, i governi di Israele, poiché il popolo ebraico ha subito  l’orrore dell’Olocausto, potessero essere preventivamente assolti da ogni eventuale politica violenta portata contro altri popoli?

Senatrice Segre, con la luce che lei ha portato attraverso  la denuncia dell’Olocausto avrebbe potuto illuminare e denunciare ogni altro orrore che altri poteri e Stati disseminano nel mondo.

Ci chiediamo: ad un animo nobile come il suo non porta dolore il ricordo della “Nakba”, la “catastrofe” del popolo palestinese, quando, dopo il 1948, circa 1 milione di palestinesi furono costretti, dalla violenza israeliana, a fuggire e per sempre  disperdersi, senza avere mai più una terra?

E’ possibile che questo dolore di un intero milione di uomini, donne, bambini non abbia mai toccato il suo cuore, già straziato dalla storia umana?

E’ possibile che i circa 50mila morti palestinesi dell’intera diaspora lascino indifferente una donna come lei, che ha dedicato la vita a ricordare le sofferenze di un popolo?

E’ possibile che una donna come lei, che ha denunciato nelle scuole le terribili sofferenze di un intero popolo, non possa essere moralmente, emotivamente toccata dal fatto che 8 milioni di palestinesi sono oggi ammassati come animali nei campi profughi della Siria, del Libano, della Giordania, della Cisgiordania, di Gaza? Che vivono da decenni e decenni,  generazione dopo generazione, in questi lager? E ciò perché Israele nega ostinatamente uno Stato al popolo di Palestina? Uno Stato a quel popolo che viveva nella propria terra prima che Israele lo cacciasse?

E’ possibile che la sua sensibilità non venga toccata dal fatto, davvero terribile, violento, del tutto antiumano, dei 700 mila coloni israeliani che hanno  occupato con la forza delle armi i terreni palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme est, organizzando brutalmente 150 insediamenti e 130 avamposti sulle terre palestinesi, cacciando come subumani i palestinesi?  

Sono fatti, questi, che non hanno diritto di cittadinanza morale nella sua concezione del mondo, che sembra, sembrava, essere di natura umanistica, democratica?

Mi chiedo, Senatrice Segre: ha pianto dopo i massacri senza possibilità di espiazione dei soldati israeliani a  ?abr? e Sh?t?l??

La domanda che purtroppo evoca il suo silenzio rispetto alle sofferenze del popolo palestinese è la seguente: il suo essere giusto testimone dell’orrore dell’Olocausto la trasforma forse in una cieca sodale dell’attuale orrore israeliano?

Ma l’essenza morale della sua testimonianza non dovrebbe forse trascendere una partigianeria che la costringe a schierarsi con un nuovo fascismo, quello di uno Stato israeliano che rigetta violentemente ogni disposizione dell’Onu, ogni monito della comunità internazionale, ogni spinta solidale di quella gran parte dei popoli del mondo che chiede la libertà ed uno Stato per il popolo palestinese?

Non riconoscere nulla, non spendere una sola parola per l’immensa sofferenza del popolo palestinese rischia di indebolire la sua stessa, importante, testimonianza contro l’Olocausto, poiché tale testimonianza potrebbe essere infine percepita come priva di un afflato umanistico generale, universale. 

Durante il convegno di Milano sopra ricordato lei ha citato un rabbino che l’avrebbe confortata dicendole. “Ricorda: qualunque cosa succeda, noi ebrei siamo eterni”.

Queste parole del rabbino l’avrebbero, a suo dire, moralmente aiutata.

Ma non le sembrano invece, queste parole, appartenere allo stesso ed inquietante pensiero, alla stessa oscura ideologia che ha guidato l’espansionismo israeliano, la sua mancanza di pietà verso il popolo palestinese, la sua violenta e reiterata negazione dello Stato palestinese? Non le sembrano, queste parole auto celebranti e dense di volontà nicciana di potenza, consustanziali al pensiero secondo il quale lo Stato di Israele è voluto da Dio, è annunciato nella Bibbia e ogni altro popolo dovrà arrendersi a tanto volere divino?


* Già Senatore. Coordinatore nazionale del Movimento per la Rinascita Comunista

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