Elezioni presidenziali in Colombia. Il paese svolta a sinistra con Petro?

Elezioni presidenziali in Colombia. Il paese svolta a sinistra con Petro?

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La Colombia è chiamata alle urne per celebrare il primo turno elettorale per eleggere il successore del presidente Iván Duque, in quella che è considerata una delle giornate elettorali più complesse e polarizzate per un paese decisamente ‘complicato’. 

Sono circa 39 milioni i cittadini colombiani aventi diritto di voto in uno degli oltre 102mila seggi organizzati dall'organismo elettorale colombiano in tutto il Paese.

Prima dell'apertura dei seggi elettorali nel Paese, i colombiani all'estero hanno potuto iniziare a votare da lunedì scorso, 23 maggio. All'estero, 972.764 persone sono state registrate per votare in 67 paesi.

I candidati

Ai nastri di partenza si presentano sei binomi. Per vincere questa domenica al primo turno, la coppia presidenziale deve ottenere la metà più uno del totale dei voti validi, altrimenti il ??ballottaggio si terrà il 19 giugno tra i due candidati più votati.

Le coppie presidenziali sono composte da Gustavo Petro e Francia Márquez, della coalizione di sinistra Pacto Histórico; Federico Gutiérrez e Rodrigo Lara Sánchez, dell'alleanza di destra Equipo por Colombia; Rodolfo Hernández e Marelen Castillo, della Liga de Gobernantes Anticorrupción.

Ci sono anche Sergio Fajardo e Gilberto Murillo, della coalizione di centrosinistra Centro Esperanzas; John Milton Rodríguez e Sandra de las Lajas, per il partito Colombia Justa Libres; ed Enrique Gómez Martínez e Carlos Cuartas, del Movimiento Salvación Nacional.

A guidare gli ultimi sondaggi è Petro, economista di 62 anni, ex guerrigliero del Movimento 19 aprile, ex deputato alla Camera dei rappresentanti, ex sindaco di Bogotà e senatore. A seguire il candidato di destra Gutiérrez, un ingegnere civile di 47 anni popolarmente noto come "Fico”, già consigliere comunale e sindaco di Medellín.

Se Petro, che si candida per la terza volta alla presidenza, vincesse, ci sarebbe uno storico spostamento a sinistra e l'establishment colombiano sarebbe scosso per la prima volta nella storia repubblicana del Paese.

Nelle ultime settimane c'è stato anche un rimbalzo nei sondaggi a favore di Hernández. Il politico di 77 anni, definito anche come Donald Trump della Colombia, ha guadagnato popolarità per le sue apparizioni sul social network TikToK (di cui si definisce il re), dove ha pubblicato video eccentrici in sella a uno skateboard elettrico o mentre praticava esercizi ginnici.

Qualcosa che spicca anche in queste elezioni è che, dopo 20 anni di egemonia, l''uribismo' – dall'ex presidente Álvaro Uribe –, arriva a questo primo turno senza candidato.

Óscar Iván Zuluaga, che era il portabandiera ‘uribista’ e del partito di governo Centro Democratico, ha rifiutato la sua candidatura lo scorso marzo per sostenere la corsa di Gutiérrez.

Svolta a sinistra?

Tutti i sondaggi danno avanti il binomio Petro-Marquez. A questo punto il dubbio è se entrambi sapranno capitalizzare il malcontento sociale che lascia Duque e che aveva già avuto due chiari segnali nelle proteste sociali del 2019 e del 2021, che hanno dimostrato il malcontento di gran parte dei colombiani verso le politiche neoliberiste e verso un governo accusato al pari dei precedenti di gravi violazioni dei diritti umani.

La campagna di Petro, che porta avanti lo slogan "cambiare vita", è stata segnata dalle immagini di guardie con giubbotti antiproiettile e scudi che hanno circondato il candidato sul palco, perché ha già ricevuto minacce di morte che lo hanno addirittura costretto a cancellare parte delle sue attività.

"Secondo il lavoro svolto dalla squadra di sicurezza che ha ricevuto informazioni di prima mano da fonti della zona, il gruppo criminale La Cordillera avrebbe in programma di attentare alla vita del candidato presidenziale Gustavo Petro", ha denunciato il Pacto Histórico in una nota che ha alterato il clima elettorale in un paese con una lunga storia di violenze politiche.

Le minacce si sono ripetute anche contro la sua compagna di corsa. Sabato, durante la chiusura della campagna, gli allarmi sono scattati quando una luce laser è stata puntata su Márquez, la quale è stata immediatamente protetta dai suoi accompagnatori.

Márquez ha inoltre accusato accusato gli Stati Uniti di interferire. La candidata alla vicepresidenza ha affermato che una dichiarazione dell'ambasciatore degli Stati Uniti in Colombia ha rivendicato informazioni su possibili finanziamenti e interventi alle elezioni da parte dei governi di Russia e Venezuela.

Márquez ritiene questa azione "un intervento diretto del governo degli Stati Uniti, tramite l'ambasciatore Phillipe Goldberg, nelle elezioni".

La Colombia è infatti uno stretto alleato di Washington e paese utilizzato come pedina per destabilizzare il vicino Venezuela. L'ossessione di Duque per il compiacere Washington ha portato Biden a conferire alla Colombia la designazione di maggiore alleato non NATO. Duque si è vantato di un'osservazione fatta da un consulente di Biden, che ha affermato che "la Colombia incarna i valori che il presidente Biden vede per l'America Latina".

Normalizzazione delle relazioni con il Venezuela

Gustavo Petro, un ex guerrigliero dell'M-19, continua a cercare di distinguersi dal governo venezuelano in ogni occasione, trovando anche il tempo, nonostante una profonda crisi dei diritti umani in Colombia, per fare osservazioni sprezzanti sul Venezuela.

All'evento di Cúcuta del 5 maggio, il candidato 'progressista', in piedi dietro una fortezza di sicurezza per prevenire tentativi di assassinio nei suoi confronti, ha paragonato il presidente Nicolás Maduro a Duque: “I destini della Colombia e del (Venezuela) seguono le stesse strade. Si assomigliano anche nei loro governanti. Non c'è niente di più simile a Maduro in Colombia di Duque".

Sullo stesso palco, il candidato ha affermato che, se eletto, riprenderà i rapporti diplomatici con Caracas per cercare soluzioni a problemi condivisi come migrazione e contrabbando. I legami sono stati interrotti da febbraio 2019.

Nonostante le sue ripetute osservazioni antisocialiste, Petro si è indubbiamente assicurato il sostegno della sinistra colombiana, ampiamente definita, compresi i movimenti sociali e le organizzazioni indigene, così come altri settori politici.

Il candidato afferma che attuerà gli Accordi di pace del 2016, aprirà un dialogo con tutti gli attori armati, lavorerà per la democratizzazione della terra, garantirà il diritto al cibo e combatterà la fame e la malnutrizione. Soprattutto, Petro è pronto ad apportare modifiche al modello economico ultraliberista della Colombia, provocando allarme tra l'oligarchia del paese e il capitale straniero.

 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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