Ecuador e Venezuela a confronto: le differenze nella narrazione elettorale

Doppi standard e narrazioni distorte dei media mainstream

2291
Ecuador e Venezuela a confronto: le differenze nella narrazione elettorale

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

Le elezioni in Ecuador hanno consegnato una vittoria al presidente uscente Daniel Noboa, esponente neoliberista e alleato degli Stati Uniti, ma il processo elettorale è stato segnato da gravi irregolarità e accuse di brogli sistematici per garantire la vittoria del candidato filo-USA. Eppure, mentre il Venezuela bolivariano – per restare nella stessa regione geografica - viene regolarmente bersagliato da campagne mediatiche volte a metterne in dubbio la legittimità democratica, il caso ecuadoriano è stato trattato con un silenzio assordante o con superficialità dai grandi circuiti dell’informazione mainstream. Quegli stessi che invece attaccano a testa bassa il Venezuela con la stessa foga di un toro a cui hanno sventolato un drappo rosso davanti agli occhi.

Il movimento Revolución Ciudadana (RC), che sosteneva la candidata progressista Luisa González, ha denunciato "brogli elettorali sistematici", elencando una serie di anomalie che, se fossero avvenute nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, avrebbero scatenato titoli scandalizzati, condanne immediate e forse persino sanzioni. Vediamo punto per punto come queste accuse sarebbero state raccontate in base ai doppi standard occidentali.

1. Riduzione selettiva dei voti

Il partito RC afferma che migliaia di voti a favore di González sono misteriosamente scomparsi durante lo spoglio, mentre Noboa avrebbe registrato incrementi "statisticamente impossibili". Se questo fosse accaduto in Venezuela, i media internazionali parlerebbero di "macchina del falso", di "regime che manipola il voto", con analisti pronti a scomodare i peggiori paragoni dittatoriali. Invece, sull’Ecuador, poche righe confuse.

2. Manipolazione delle firme

Decine di verbali privi di firma avrebbero convalidato risultati favorevoli a Noboa. Se fossero stati verbali venezuelani, sarebbe la prova definitiva di una "dittatura che falsifica la volontà popolare". Ma quando succede in un paese amico degli USA, il sospetto si trasforma in semplice "disordine amministrativo".

3. Restrizioni illegali e intimidazione

La proibizione di usare cellulari nei seggi (con minaccia di multe salatissime) avrebbe impedito la documentazione delle irregolarità. Se fosse Caracas, i reporter parlerebbero di "censura brutale". In Ecuador? Una misura di sicurezza.

4. Blackout sospetti e interruzioni tecniche

Blackout e malfunzionamenti in seggi chiave, con sospette alterazioni del conteggio. Se fosse successo in Venezuela, sarebbe "la prova del furto elettorale". In Ecuador? "Difficoltà tecniche", al massimo.

5. Militarizzazione e pressioni

La presenza massiccia di militari avrebbe ostacolato osservatori indipendenti. Se fossero stati i fantomatici ‘colectivos’ venezuelani, i media griderebbero al "terrore di Stato". In Ecuador? "Garantire l’ordine".

Il doppio standard è evidente

Mentre il Venezuela, nonostante elezioni certificate da osservatori internazionali, viene dipinto come una caricatura autoritaria, l’Ecuador di Noboa – con brogli documentati e un CNE sospetto – riceve un trattamento benevolo. Perché?

Innanzitutto Noboa è un alleato (leggi burattino) degli USA, sostenitore di politiche neoliberiste e pronto a consegnare il paese agli interessi stranieri.

Luisa González rappresenta la continuità con Rafael Correa. Quindi si tratta di un candidato decisamente scomodo per Washington.

Il silenzio dei media riflette quindi non l’assenza di frodi, ma la convenienza geopolitica.

Se l’Occidente fosse coerente, chiederebbe un audit completo, minaccerebbe sanzioni, parlerebbe di "crisi democratica". Invece, tutto tace. Perché la democrazia, per i grandi media, non è un principio universale: è un’arma da usare solo contro chi non si allinea.

E il Venezuela? Le sue elezioni, monitorate e trasparenti, sono ancora oggi messe in discussione senza prove. L’Ecuador, invece, con accuse ben più fondate, viene lasciato cadere nel dimenticatoio.

La verità è chiara: non è questione di democrazia, ma di interessi. E l’informazione mainstream, ancora una volta, funge da megafono ai potenti. 

Quanto avviene in Ecuador rappresenta solo l’ennesima conferma.

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni   Una finestra aperta Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni

Lo spirito di Yan’an e il turismo rosso: un viaggio tra generazioni

Siete proprio sicuri di vivere in democrazia? di Fabio Massimo Paernti Siete proprio sicuri di vivere in democrazia?

Siete proprio sicuri di vivere in democrazia?

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca di Alessandro Bartoloni La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca

La vera ragione del viaggio del direttore della CIA a Mosca

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli di Raffaella Milandri Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Balle spaziali sui Nativi. Gli errori autorevoli

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Virginia Libero, una storia triste (e penosa) di Paolo Desogus Virginia Libero, una storia triste (e penosa)

Virginia Libero, una storia triste (e penosa)

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Bloomberg: In Germania gli ospedali sono ormai pronti alla guerra di Marinella Mondaini Bloomberg: In Germania gli ospedali sono ormai pronti alla guerra

Bloomberg: In Germania gli ospedali sono ormai pronti alla guerra

Chi sono i veri nemici dell'Europa di Giuseppe Giannini Chi sono i veri nemici dell'Europa

Chi sono i veri nemici dell'Europa

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

La (vera) assicurazione di Giorgia Meloni di Giorgio Cremaschi La (vera) assicurazione di Giorgia Meloni

La (vera) assicurazione di Giorgia Meloni

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti