Dove finiscono i soldi degli italiani inviati in Libia? Intervista esclusiva al presidente della Commissione esteri Tobruk

Dove finiscono i soldi degli italiani inviati in Libia? Intervista esclusiva al presidente della Commissione esteri Tobruk

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Ricevo le risposte scritte del dott. Yousef Al-Aqoury, Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento libico con base a Tobruk, quando ormai le bozze del libro “L’urlo - schiavi in cambio di petrolio” sono in stampa.

Altrimenti la sua intervista sarebbe stata inclusa come l’ennesima conferma a ciò che il libro già dimostra: i soldi inviati dai governi italiani ai governi di Tripoli in questi anni non sono mai stati legati al tema della migrazione. Sono stati finanziamenti a scopo militare. A cominciare dai 12 milioni di euro stanziati dal governo Draghi dimissionario lo scorso fine luglio.

In questo momento in cui le milizie di Tripoli stanno lentamente defezionando una dopo l‘altra, lasciando sguarnito il premier Dabaiba, appoggiato dal’Occidente ma privo della fiducia del Parlamento, c’era bisogno di soldi freschi, per comprare i favori delle ultime milizie rimaste, per rinforzare gli arsenali, prima che Tripoli cada sotto il controllo delle autorità libiche legittime.

La seguente intervista è una straordinaria fotografia della Libia oggi, come nessun altro ve la racconta.

Per capirla fino in fondo e non perdersi nella complessità del caos libico, rinfreschiamo la memoria ai lettori sulla scacchiera libica. A Tripoli vige un governo presieduto da Abdulhamid Dabaiba, privo della fiducia del parlamento, protetto militarmente dalle milizie rimaste e sostenuto dall’Occidente.

A Sirte, provvisoriamente, risiede il governo presieduto da Fathi Bashagha, che ha la fiducia del Parlamento, cui però non è concesso insediarsi a Tripoli da un cordone militare delle milizie a protezione della città.

A Tobruk, città orientale, risiede il Parlamento libico cui, tale e quale per l’attuale governo Bashagha, sin dal 2014, anno della sua formazione, non è concesso insediarsi a Tripoli.

La Guardia Costiera Libica è divisa: quella di Tripoli risponde al governo di Tripoli, quella di Bengasi risponde al governo di Bashagha e al Parlamento. 

Normalmente il Parlamento dispone l’utilizzo dei fondi statali per questo o quell’altro scopo, ma di fatto i soldi statali sono nelle casse della Banca centrale libica che si trova a Tripoli sotto il controllo del governo di Dabaiba, gravida di proventi del petrolio su cui il resto dei libici vorrebbe  appunto ora rimettere le mani.

Pertanto i soldi che il governo italiano invia a Tripoli nominalmente per la Guardia costiera, comunque mai arrivano alla Guardia costiera di Bengasi. Ma Yousef Al-Aqouri si spinge oltre e sostiene, come già raccontato altre volte da altre persone da noi sentite, che quei soldi inviati dal governo italiano comunque non sono destinati alla Guardia costiera, ma possano ragionevolmente finire a finanziare la guerra e a finanziare le milizie.

Ma nel corso dell'intervista si parla anche di false informazioni diffuse in Italia da giornali e servizi e del gruppo Wagner a Bengasi. 

Buona lettura.

 

Diversi giornali italiani hanno recentemente riportato informazioni ottenute dall'intelligence italiana secondo cui il gruppo Wagner (corpo di militari privati accusato di essere legato alla Russia, nda), presente nell'est della Libia, starebbe spingendo gli immigrati presenti a Bengasi ad imbarcarsi per aumentare il numero dei rifugiati che arrivano sulle coste italiane. Avete prove per confermare o smentire queste affermazioni?

Non abbiamo prove che confermino quanto riportato (dai giornali italiani e dai servizi italiani, nda). I flussi migratori attraverso il Mediterraneo dalla regione orientale sono molto limitati e la guardia costiera della regione sta facendo il suo lavoro nell'intercettare le imbarcazioni che cercano di attraversare verso le coste europee.

Per quanto riguarda la regione orientale, le agenzie incaricate di combattere la migrazione irregolare, così come la guardia costiera, soffrono di una grande mancanza di risorse a causa del fatto che il governo di Tripoli non stanzia risorse sufficienti per loro. Tuttavia la maggior parte dei programmi di aiuto nel campo della migrazione sono destinati alla regione occidentale, il che influisce negativamente sul lavoro delle agenzie nella parte orientale.

 

Per quanto riguarda la migrazione e il traffico di esseri umani, qual è la differenza tra la Libia orientale e quella occidentale nel modo in cui affrontano il dossier?

Ci sono diverse differenze: innanzitutto, per quanto riguarda i centri di accoglienza per immigrati nella regione orientale, sono tutti sotto il controllo dell'agenzia ufficiale, che è l'Agenzia per la migrazione illegale del Ministero degli Interni, soggetta anche al controllo del Parlamento. Le condizioni umanitarie sono accettabili, ma mancano le risorse finanziarie perché il governo di Tripoli non invia risorse sufficienti alle agenzie dell'est. Per quanto riguarda la regione occidentale, la situazione è diversa. Ci sono centri che non seguono l'autorità ufficiale e il governo spende molto per loro, ma a causa della grande corruzione, le condizioni in questi centri sono pessime e, poiché il governo non accetta l'autorità del parlamento, il controllo parlamentare del dossier immigrazione nella regione occidentale è molto debole e le violazioni sono ampie.

 

Quando la comunità internazionale parla di combattenti stranieri che devono lasciare la Libia, cita sempre il Gruppo Wagner nella parte orientale, oltre alla presenza di mercenari siriani a Tripoli che si sono rivelati appartenere a gruppi terroristici. Qual è il ruolo del Gruppo Wagner e qual è la base del rapporto tra Wagner e l’LNA (Esercito Nazionale Libico)?

Noi, come organo parlamentare, abbiamo sempre affermato il nostro rifiuto di tutte le forze straniere e dei mercenari presenti sul suolo libico e la necessità della loro immediata uscita dal nostro Paese. Per quanto riguarda l'istituzione militare, essa è soggetta all'autorità del Parlamento, e anche l'utilizzo di competenze straniere in campo tecnico militare è ufficialmente e specificamente previsto.

 

Sappiamo che molti cittadini libici a Tripoli chiedono la liberazione dalle milizie. Seguiamo le violenze a Tripoli, a che punto l'Esercito Nazionale Libico sarà pronto a intervenire?

L’Esercito Nazionale Libico è pronto ad aiutare il nostro popolo nella regione occidentale e a intervenire se l'aiuto viene richiesto sulla base del desiderio dei residenti della regione occidentale. Inoltre sosteniamo il dialogo del comitato “5 + 5” (comitato tra 5 figure militari dell’ente e 5 dell’ovest, nda) al fine di unificare l'istituzione militare a est e a ovest. L'istituzione militare e la sua presenza è necessaria per proteggere i confini libici e le istituzioni dello Stato libico e l'unità del Paese.

 

Il governo italiano ha inviato 12 milioni di euro al governo di Tripoli alla fine di luglio. Ufficialmente il governo ha affermato che servono a finanziare la guardia costiera di Tripoli. È possibile che questo denaro sia stato utilizzato anche per finanziare le milizie e la guerra? Le forze della Guardia Costiera hanno davvero ricevuto aiuti italiani attraverso il governo di Tripoli? Dove pensa che siano finiti questi aiuti?

Non abbiamo informazioni in merito, il governo di Tripoli è un governo de facto, non è soggetto all'autorità del parlamento e quindi non c'è alcun controllo su di esso, e non c'è alcuna garanzia che questi fondi vengano destinati agli obiettivi per i quali sono stati stanziati, ed è molto probabile che questi stanziamenti finanziari vadano a finire a partiti e gruppi armati sospetti.

Per quanto riguarda la Guardia Costiera, le informazioni a nostra disposizione dicono che non riceve risorse sufficienti e, per quanto riguarda la Guardia Costiera della regione orientale, non riceve alcuna risorsa e non è coperta da programmi di cooperazione nel campo della formazione con l'Italia o l'Unione Europea.


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Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Ora dalle sponde siciliane anima il progetto "Exodus" in contatto con centinaia di persone in Libia. Di prossima uscita il film "L'Urlo"

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