Difesa europea ed euro-demenza
di Alberto Bradanini[i]
31 marzo 2025
1. Pur nella cupezza dei tempi, non dovremmo sorprenderci della sorpresa con cui prendiamo atto dell’instabilità mentale delle nostre classi dirigenti. Del resto, queste, ahimè, non sgorgano dal vuoto cosmico (riflessione questa lecita e sconfortante!), essendo esse il riflesso di popolazioni frantumate da deficit etico, propaganda, intorpidimento televisivo e decadimento mentale da smartphones, che sta per telefoni intelligenti! Di tutta evidenza, quando non si ha la cosa, si ha il nome!
Il congelamento delle masse nella passività, obiettivo primario del ceto dominante, è oggi uno stato di fatto, la sua granitica immodificabilità un valore strategico.
Quanto sopra premesso, facendo leva sull’indulgenza del lettore per la sintesi eccessiva a ossimorico dispetto della lunghezza del testo, si tenterà di gettare uno sguardo sulla Risoluzione Rearm Europe, un testo[1] di profonda cultura strategica con cui il Parlamento europeo il 12 marzo scorso punta a dirottare verso il settore delle armi e la difesa europea quelle risorse pubbliche, di cui, come noto, i paesi europei abbondano, consentendoci di respingere (nel 2030!) quei milioni di cosacchi ammassati alle frontiere d’Europa, intenzionati a sottometterci.
Va detto che gli scenari enigmatici con cui siamo confrontati sono destinati a restare tali, se non si condivide almeno un aspetto preliminare: la specie umana dalla quale provengono le classi dominanti (di cui gli onorevoli che siedono sugli scranni di Strasburgo sono espressione diretta) si occupa forse di alta politica, ma non degli interessi e dei bisogni dei popoli.
Orbene, il Parlamento europeo – assai costoso (se nemmeno per quei parlamentari il denaro fa la felicità, figuriamoci la miseria!), ma in compenso pressoché inutile - dove la futilità riflessiva si coniuga con corruzione etica e materiale– approva solitamente risoluzioni che contano come il famigerato due di coppe. Il numero di coloro che le leggono, poi, tende a coincidere con quello di coloro che le redigono. Nel caso del Rearm Europe, poi, si è travalicata la soglia del ridicolo: alcuni parlamentari (Verdi Italiani) hanno dichiarato che intendevano votare contro, ma hanno votato a favore![2]: dunque, o costoro sono analfabeti o non avevano letto il testo (come succede spesso, del resto, secondo alcuni loquaci frequentatori di quell’alto consesso).
Come (non) noto, il cosiddetto Europarlamento non è un parlamento normale, non disponendo della capacità d'iniziativa legislativa, in buona sostanza non può fare le leggi. Queste, nella democratica Unione Europea, sono preparate dai lobbisti delle corporazioni private, i cui uffici sono contigui a quelli della Commissione. Questa, dopo aver acquisito il sempre indispensabile via libera di Francia e Germania, sono inviate al Parlamento, che le approva speditamente, talvolta con qualche limatura di facciata, rimettendole infine al Consiglio (dove siedono i rappresentanti dei 27 governi) che le approva in via definitiva, sempreché tedeschi e francesi siano d’accordo anche sulle limature.
Al termine di tale percorso teleguidato, regolamenti e direttive diventano legge, acquisendo rango superiore alle norme nazionali e in alcuni paesi – ad esempio in Italia, in prima fila quando si tratta di assumere la posizione del missionario – persino alla stessa Costituzione.
Quanto ai membri della Commissione Europea, essi appartengono all’etnia dei politici accantonati dai loro paesi per sconfitta, incapacità, sospetta corruzione (è quest’ultimo il caso della von der Leyen, cacciata dal governo Merkel) ovvero per servitù innata, come il lettone Dombrovskis, soldatino di piombo che in cambio di denari e carriere offre alle oligarchie globaliste i suoi deprecabili servigi.
Tornando all’europarlamento, ma se non fa le leggi, cosa farà mai? La domanda è pertinente. Esso è invero prezioso strumento di raggiro per gli europei che sognano il prodigioso Stato Federale europeo (gli Stati Uniti d’Europa, come gli euroinomani chiamano questo mito fabbricato per individui colpiti da lesioni neurologiche).
L’Unione è stata a sua volta creata per estrarre lavoro e ricchezza dai popoli europei, che senza di essa (il fumogeno vincolo esterno) si sarebbero battuti all’ultimo sangue prima di farsi depredare. L’Italia, in particolare, senza distinzione tra i partiti, si è piegata più di altri a tale sciagura, per inconsistenza politica o complicità. Lontani i tempi (16 maggio 1991[3]) quando la Penisola, con la sua “liretta” sovrana, era diventata la quarta potenza economica mondiale, avendo superato Francia e Gran Bretagna, dopo solo Stati Uniti, Giappone e Germania (la Cina era di là da venire!). Storia passata, ahimè. Oggi, l’Italia manda all'estero i suoi figli migliori, mentre importa manodopera dequalificata che quel che resta del sistema industriale sfrutta in forma spietata, mentre il resto dorme sotto i ponti o si aggira intorno alle stazioni ferroviarie vendendo droga.
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2. La Risoluzione in questione[4] è stata approvata con 419 voti a favore, 204 contrari e 46 astensioni, con il voto contrario di Sinistra Europea, Patrioti/Sovranisti e due partiti italiani (Lega e Cinque Stelle, momentaneamente rinsaviti, sebbene dimentichi dell’indegno appoggio al governo Draghi (mai eletto) a fianco della demonazia ucraina, e il primo tuttora sostenitore di un governo che viola la Costituzione che come noto ripudia la guerra (a meno che non sia di difesa delle frontiere, le proprie non quelle degli altri!).
Tra le perle che i privilegiati maggiordomi di sistema hanno prodotto a uso esclusivo della nostra intelligenza, abbiamo selezionato, scorrendo la Risoluzione, quanto segue:
2. a) nella premessa si fa riferimento a importanti cambiamenti geopolitici (beninteso, piovuti dal cielo stellato in una notte d’agosto!) che sarebbero stati amplificati dal ritorno di una guerra su vasta scala nel nostro vicinato (una guerra sorta d’incanto come il bucaneve!) che minaccia la sicurezza dei cittadini dei paesi membri e candidati. Mentre l'UE è sotto attacco (ogni scemenza è ammessa, essendo noi considerati inclusi in tale nobile tipologia di individui), con incidenti ibridi all'interno dei suoi confini (cosa ciò voglia dire verrà spiegato a parte!), un riallineamento delle potenze globali (critica indiretta al neopresidente Usa, che per una volta sembra – dicesi sembra – voler fare la cosa giusta, seppure per i noti interessi imperiali), tutti fattori che richiedono un'azione immediata, ambiziosa e risoluta (cosa sia mai sconfiggere una nazione che possiede 6000 testate nucleari!).
Viene sottolineato che l’aggressione della Russia contro l'Ucraina è ampiamente riconosciuta (curioso quell’avverbio di modo se si pensa che - a parte gli euroinomani! - il resto del mondo la pensa diversamente!) come un attacco all'assetto di pace europeo e mondiale istituito dopo la Seconda guerra mondiale: agli smemorati funzionari euro-tossici non punge vaghezza dell’aggressione Nato-euro-americana alla ex Jugoslavia, della rivoluzione colorata in Georgia, del colpo di stato in Ucraina (2014) divenuto un classico delle relazioni internazionali dopo la raffinata sintesi di Nuland-Pyatt (“fuck Europe”[5]!), delle guerre in Medioriente di cui abbiam perso il conto (milioni di morti, feriti, distruzioni di popoli e paesi), dei colpi di stato tentati e riusciti[6], tutte imprese che sfuggono a cotanti redattori.
2.b) “considerando che non può esistere sicurezza europea senza sicurezza nel suo immediato vicinato” (naturalmente questo non vale per la Russia, non sia mai!); “considerando che l'espansione … delle capacità della Russia avviene ai confini con l'Occidente (magari il responsabile è proprio quest’ultimo, che ha tradito l’impegno a non espandere la Nato verso Est, minacciando la sicurezza di una grande potenza militare!), mentre l'UE tarda a potenziare le proprie capacità di difesa”;
2.c) “considerando che la Cina - che come noto con l’Ucraina c’entra come i cavoli tra il pranzo e la cena, ma una zampata contro non fa male a nessuno! - …erode l'ordine internazionale basato su regole” (l’estensore di questo impareggiabile passaggio deve aver esagerato nell’assunzione di fentanil). Pechino è accusata di “perseguire politiche assertive e ostili in ambito economico … esportando beni dual use che la Russia utilizza contro l'Ucraina”; di investire nelle sue forze armate, sfruttando il suo potere economico per reprimere le critiche a livello mondiale e affermarsi come potenza dominante nell’Indo-Pacifico, intensificando azioni conflittuali, aggressive e intimidatorie contro alcuni dei suoi vicini, in particolare nello stretto di Taiwan e nel Mar cinese meridionale, rappresentando un rischio per la sicurezza regionale e globale e per gli interessi economici dell'UE. Strepitoso! Che la Cina difenda la sua sovranità senza aggredire altri paesi, tanto meno quelli europei, lontani e irrilevanti, ai malati funzionari eurotici non viene certo in mente;
2. d) tralasciando, per esigenze di spazio, i deliri che emergono dal testo quando rileva guerre, povertà e sfruttamento dei popoli del Sahel, dell'Africa settentrionale e nordorientale, su cui le responsabilità di americani ed europei sfuggono solo ai marziani e ai peripatetici brussellesi;
2. e) considerando che è urgente rafforzare la politica di difesa dell'UE alla luce … della guerra in Ucraina e dell'uso di nuove tecnologie belliche (aspettiamo su questo la sibilla cumana per capire cosa significhi);
2.f) considerando che è nell'interesse dell'UE che l'Ucraina sia parte integrante di un sistema di sicurezza europeo (un bla bla va sempre bene, tanto a leggere sono quasi solo i poveri di spirito);
2. g) considerando che il Mar Nero è passato dall'avere un ruolo secondario all'essere un teatro militare principale per l'UE e la NATO (il Mar Nero teatro principale? Come no, basta dare uno sguardo alla carta geografica!) e che, insieme al Mar Baltico, è diventato una regione strategica cruciale per la sicurezza europea nel contrastare la minaccia russa (certo, basta ripetere il ritornello alla noia e il megafono della propaganda farà il resto, secondo la pratica collaudata del Grande Goebbels!);
2. h) considerando che la regione artica sta diventando sempre più importante in termini di sviluppo economico e trasporti, e affronta sfide legate ai cambiamenti climatici, alla militarizzazione, alla concorrenza geopolitica e alla migrazione (solo gli spiriti superiori riescono a capire tali sottigliezze);
2.i) considerando che la relazione Draghi del 2024 sul futuro della competitività europea (il “vile affarista” di cossighiana memoria cerca un residuo di vanagloria dopo aver provocato il disastro greco, massacrato l’economia europea, entrato a Palazzo Chigi senza elezioni e passato alla storia per le sue storiche battute: “se non ti vaccini, muori” e “guerra o condizionatori”) ha evocato la necessità di 500 miliardi di euro per la difesa europea in un decennio, dal momento che … gli Stati membri non sono preparati per le crisi intersettoriali o multidimensionali più gravi (aggettivi più comprensibili aiuterebbero a capire, ma andiamo oltre);
2.l) ed eccoci a una super-perla… considerando che la capacità dell'UE di agire con decisione in risposta alle minacce esterne è stata ripetutamente ostacolata dal requisito dell'unanimità, in quanto alcuni Stati membri e paesi candidati bloccano o ritardano gli aiuti militari critici all'Ucraina … (a parte l’assenza di esempi, qui si intende dire che i paesi dovrebbero piegarsi agli interessi dei più forti, rinunciando alla difesa dei loro legittimi interessi. Come mostra l’avvento della demo-nazi-crazia guidata da un barbuto e mediocre attore (copyright di D. Trump) che in uniforme da furiere (tanto a morire al fronte ci vanno gli altri!) trascorre il tempo a mungere la mucca imperiale (e questo si capisce) e ora sempre più i furbissimi e ricchissimi popoli europei;
Il Parlamento europeo è dunque del parere che l'UE e i suoi Stati membri debbano unire le forze per superare le minacce e gli attacchi alla sicurezza, se non vogliono esporsi ad avversari aggressivi (sospettiamo si tratti di Russia, Cina, Corea del Nord, Iran, Venezuela, per ora …, cioè paesi che rimangono con la schiena dritta!) e partner imprevedibili (sospettiamo trattarsi di ex-alleati padroni, gli Stati Uniti, sebbene sul termine ex manteniamo la riserva …!).
Alla luce di tali pillole di saggezza, il Parlamento europeo – bontà sua! - ricorda che l'UE è un progetto di pace, condanna le aggressioni (quelle degli altri, naturalmente) e si adopera per la pace e la stabilità, … e che per giungere a tanto occorre sostenere l'Ucraina e diventare più resilienti (basta l’uso dell’aggettivo resiliente per indurci a chiedere ai santi in paradiso di accelerare l’ascesa in cielo del suo redattore): in ogni caso, per giungere alla pace dobbiamo fare la guerra a fianco dell’Ucraina (e vincerla beninteso), secondo una logica che non fa una piega, almeno nella mente malata di tali etnie di servizio!
Il Parlamento sottolinea quindi che… sui campi di battaglia ucraini sarà deciso il futuro dell'Europa, che l’Europa deve affrontare la maggior minaccia alla sua integrità territoriale dalla fine della guerra fredda (tra Ucraina e paesi europei non esiste alcun accordo di mutua difesa; l’UE non ha competenza in tema di sicurezza; l’Ucraina ha fatto le sue scelte da paese sovrano, o corrotto dall’impero ma sono scelte sue, etc. … ma fa niente!);
2.m) “La Russia è sostenuta dai suoi alleati, tra cui la Bielorussia, la Cina, la Corea del Nord e l'Iran, e il Parlamento ribadisce con fermezza la sua condanna dell’aggressione non provocata, illegale e ingiustificata della Russia contro l'Ucraina (per far redigere tali menzogne occorre promettere soldi e carriera, o basta scegliere bene la servitù?), che è necessario tener conto dell'instabilità nel nostro vicinato meridionale (che pensiero delicato!), dell'aumento della potenza militare cinese (ventimila km di distanza non bastano, la Cina dovrebbe comunque restare debole e indifesa per i desideri di questi deficienti!) e della crescente aggressività delle potenze intermedie (qui è solo per distrazione che non si cita Israele!), che … l'amministrazione statunitense intende concludere un accordo con l'aggressore russo a scapito della sicurezza ucraina e di quella europea (questo il nome con cui le comparse da operetta designano lo status di pace) che sono la stessa cosa; constata che le recenti azioni e dichiarazioni hanno accresciuto le preoccupazioni sulla posizione degli Stati Uniti nei confronti della Russia, della NATO e della sicurezza dell'Europa; deplora, a tale proposito, i voti del governo statunitense, allineati a quelli russi, in seno all'Assemblea Generale e al Consiglio di sicurezza … sulla guerra d’aggressione russa contro l'Ucraina” (no comment!);
2.n) è una fortuna, tuttavia, che il Parlamento ritenga che la diplomazia costituisca una pietra angolare della politica estera dell'UE: Vivaddio! … prima di riesumare, per ragioni insondabili, “l’invito alla Turchia, paese Nato e candidato (eterno!) all’UE, a rispettare il diritto internazionale, a riconoscere la Repubblica di Cipro e a por fine immediatamente all’occupazione dell’isola” (un’ottima notizia certo: son trascorsi solo 51 anni da quel 20 luglio 1974, quando i turchi hanno invaso l’isola, ma nulla sfugge e seppure con un pizzico di ritardo anche l’Europarlamento – dove nessun dorme! - se n’è accorto!). Tale strategia – prosegue la Risoluzione – vien perseguita “con un approccio olistico e orizzontale” (il significato resta un avvolto nel mistero, ma a questo mondo non tutto si può spiegare).
Con l’occasione apprendiamo finanche che qualcuno sta scrivendo un libro bianco sul futuro della difesa europea che identificherà le minacce più pressanti e i rischi strutturali … per garantire sicurezza … dissuadere potenziali aggressori (chi, quando, dove, siamo curiosi) … al fine di diventare una potenza credibile (una potenza credibile?, a questi geni delle relazioni internazionali non sfugge certo l’assenza di uno stato e un governo europeo, di una banca centrale che prenda ordini da un governo democraticamente eletto, di un vero parlamento etc. … ma che volete che sia!).
2.o) “chiede misure immediate per rafforzare la sicurezza e la difesa del confine nord-orientale dell'UE con la Russia e la Bielorussia istituendo una linea di difesa globale e resiliente (rieccolo il magico aggettivo!) nei settori terrestre, aereo e marittimo per contrastare le minacce militari e ibride, compresi l'uso dell'energia come arma, il sabotaggio di infrastrutture e la strumentalizzazione della migrazione (una nefandezza dietro l’altra riservata ai cittadini europei semi-analfabeti);
2.p) “concorda con la relazione Draghi secondo cui l'UE e i suoi Stati membri devono decidere con urgenza gli incentivi da destinare all'industria europea della difesa” (un modo gentile per dire che occorre indebitare ancor più gli stati per arricchire i produttori di morte);
2.q) “esorta l'UE e i suoi Stati membri a schierarsi dalla parte dell'Ucraina; ricorda che sui campi di battaglia ucraini si deciderà il futuro dell'Europa” (a morire sono gli ucraini, ma è solo un dettaglio) e … “sollecita gli Stati membri a fornire più armi e munizioni all'Ucraina prima della fine dei negoziati (la lungimiranza di tale posizione passerà alla storia!) poiché … se l'UE dovesse cessare di sostenere l'Ucraina e questa dovesse arrendersi, la Russia invaderebbe altri paesi, compresi … i membri dell'UE; e dunque … invita gli Stati membri, i partner internazionali e gli alleati NATO a revocare tutte le restrizioni all'uso delle armi occidentali fornite all'Ucraina contro obiettivi in territorio russo (fortuna vuole che tutto ciò non porterà mai alla vittoria dell’Ucraina, poiché in caso contrario la Russia userebbe l’arma atomica, ponendo fine alla vita di tali pericolosi individui, ma ahimè anche alla nostra e fors’anche a tutto il genere umano: è solo un’ipotesi, certo, ma non c’è verso che venga in mente a costoro!) … ma ecco uscire dal canestro il coniglio risolutivo … per la soluzione pacifica, che deve basarsi sull'indipendenza, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina, sui principi del diritto internazionale, sulla responsabilità per i crimini di guerra e di aggressione, e sul pagamento di indennizzi da parte della Russia per i danni causati in Ucraina, esorta l'UE e i paesi membri a fornire all'Ucraina solide, future garanzie di sicurezza”. A questo punto il rischio di stramazzare al suolo diventa reale.
2.r) “chiede un aumento significativo del finanziamento del sostegno militare all'Ucraina, la rapida adozione del pacchetto di aiuti militari, il più grande di sempre; invita gli Stati membri dell'UE a destinare almeno lo 0,25 % del loro PIL agli aiuti militari per l'Ucraina; condanna il veto imposto da uno Stato membro al funzionamento dello strumento europeo per la pace[7] (cioè condanna uno stato membro, vale a dire l’Ungheria, che ha chiesto di fare la pace non la geurra, incredibile!); invita gli Stati membri dell'UE, insieme ai loro partner del G7, a confiscare immediatamente tutti i beni russi congelati per sostenere i prestiti all'Ucraina: i neuroparlamentali, in sostanza, invitano ad aggredire la Russia senza informare i cittadini. Che sia mai violare la Costituzione e dichiarare guerra a un paese che non ci ha mai minacciato, né sparato contro o invaso, ma anzi garantiva energia a buon mercato per la nostra economia. Che sia mai!
2.s) “ribadisce l'importanza della cooperazione tra l'UE e la NATO, dal momento che la NATO rimane, per gli Stati che ne sono membri, un pilastro importante della difesa collettiva. Ora, la circostanza che gli Usa non siano d’accordo è solo un’inezia, non c’è necessità di ricordarlo;
2.t) “chiede la creazione di una "flotta aerea dell'UE di risposta alle crisi", … messi a disposizione degli Stati membri per gli interventi dell'UE, per il trasporto di …truppe (il comando verrà dato a qualcuno, ma non c’è bisogno di indicare a chi, un altro dettaglio);
2.u) “insiste sulla necessità che UE e Regno Unito offrano garanzie di sicurezza per l'Ucraina e diventare partner più stretti in materia di sicurezza … di condivisione delle informazioni, … manipolazione delle informazioni e ingerenze straniere … (tradotto: occorre controllare i servizi altrui e reprimere il dissenso!)
2.v) “creazione di un mercato unico europeo della difesa… frammentazione e mancanza di competitività dell'industria europea limitano la capacità di assumersi maggiori responsabilità quale garante della sicurezza; il "mercato della difesa" implica il riconoscimento … di un'applicazione … coerente delle politiche pubbliche dell'UE; … la preferenza europea dovrebbe essere l'obiettivo del "mercato" unico collegando strettamente la territorialità e il valore aggiunto generato nel territorio”. Ecco finalmente abbiamo capito, i paesi europei, più il Regno Unito, prendano atto - Rheinmetall è lì che aspetta da 80 anni - il militarismo tedesco è resuscitato, la storia va avanti, anzi torna indietro!
2.z) accoglie con favore il piano "ReArm Europe" proposto il 4 marzo 2025 dalla presidente della Commissione; sostiene l'idea secondo cui gli Stati membri dell'UE devono aumentare i finanziamenti per la difesa e la sicurezza portandoli a un nuovo livello; osserva che alcuni Stati membri hanno già aumentato la spesa per la difesa al 5 % del PIL (in sostanza, alcuni paesi hanno già tagliato il loro già declinante welfare, cosa aspettano gli altri farlo?);
2.za) “reputa opportuno modificare i piani nazionali per la ripresa e la resilienza (rieccoci!) per lasciare spazio a nuovi finanziamenti per la difesa; chiede che gli investimenti in questione rispondano sia alle vulnerabilità della capacità militare … consentendoci di combattere le minacce ai nostri valori, sicurezza … e modello sociale (incredibile, che faccia di tola!, mentre propongono di dirottare le misere risorse di cui disponiamo, essendo tutti pieni di debiti, a favore di una guerra fabbricata a tavolino, affermano che in assenza dovremmo rinunciare al quel modello sociale che loro stessi stanno frantumando, che doppia faccia di tola!);
2.zb) “esorta gli Stati membri a istituire una banca per la difesa, la sicurezza e la resilienza (e daje!) … per fornire prestiti a basso interesse … e sostenere … il riarmo, la modernizzazione della difesa, la ricostruzione in Ucraina (perché mai gli europei dovrebbero pagare per una guerra che non hanno voluto, Dio solo lo sa, e dunque non lo sanno nemmeno gli eurointossicati) e il riacquisto di infrastrutture critiche attualmente di proprietà di paesi terzi ostili; … In realtà, si tratta di far crescer debiti, debiti e poi debiti, a perenne beneficio delle corporazioni finanziarie e dei produttori di armi, che ormai non si nascondono nemmeno più;
2. zc) “incarica la Commissione di trasmettere la risoluzione al Consiglio, alla Banca europea per gli investimenti, ai governi e parlamenti degli Stati membri (il nostro umile auspicio, che temiamo destinato alla sconfitta, è che parlamenti e principalmente i popoli dei paesi membri si mobilitano per demolire tale mortifera impalcatura.
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3. Ora, se gli Stati Uniti prendessero le distanze dalla Nato o decidessero uno sganciamento dall’Europa, de facto (riducendo le risorse) o de jure, due sarebbero le ipotesi: a) rafforzamento del percorso di costruzione di uno Stato Europeo (quella mitologica Federazione Europea che continua religiosamente a sopravvivere nella mente degli stipendiati politici, giornalisti, accademici/burocrati, e in generale degli euroinomani del Sud Europa, a dispetto delle evidenze: le oligarchie europee che contano (non le comparse politiche che nulleggiano nel nulla) mai hanno inteso costruire una Federazione europea e mai la costruiranno, perché è contro i loro interessi (necessitando dell’abominevole principio di solidarietà) e perdipiù è assente il sottostante, quel popolo europeo che agita politici evanescenti come il gas naturale o ex studenti Erasmus scopritori di birrerie barcellonesi; b) la seconda ipotesi è il risorgere delle divisioni tra le nazioni europee, una prospettiva benedetta da dio, che rappresenterebbe tutt’altro che un male, occasione unica per recuperare la nostra sovranità istituzionale e monetaria, battere il neoliberismo globalista e restituire ai nostri figli la speranza di una società più libera (dai bisogni) e più giusta. In parallelo, dopo l'implosione della tossica impalcatura neuro-inomane (scomparsa dell’euro e controllo sul movimento dei capitali), i paesi membri potrebbero lavorare a una confederazione europea, su basi democratiche e volontarie, all’insegna dei principi del controllo pubblico della ricchezza e dei bisogni essenziali dell’individuo. Si tratta di un percorso che richiede un sussulto reattivo, ma non tutto è perduto per chi opera guardando il percorso dell’uomo nella storia.
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4. Se infine qualcuno ritenesse che la recente strategia trumpiana di far la pace con la Russia e prendere le distanze dall’Europa non rispondesse ad alcuna logica, ne avrebbe piena legittimità. Eppure, una logica esiste sempre. Proviamo a indicarne una, tenendo presente che gli imperi non scompaiono per scelta deliberata, ma solo se costretti. Secondo una linea di pensiero, D. Trump intende por fine alla guerra in Ucraina per riconciliarsi con la Russia, traendone benefici di mercato, ma soprattutto per provare a separarla dalla Cina, vera sfidante dell’impero unipolare, o preteso tale. Ora, è noto che la saldatura Mosca-Pechino non è un’alleanza militare (del genere Nato), ma una consonanza di interessi strategici, economici ed energetici, impreziosita dalla comune necessità di tenere a bada l'espansionismo americano.
Gli Stati Uniti, dopo aver tentato, tramite l'Ucraina, di dissanguare e frammentare la Russia, per depredarne le immense risorse, avrebbero preso atto che la guerra è persa. Trump incolpa di ciò l’amministrazione Biden, ma in realtà, è l’impero come tale ad aver fallito. Quella strategia era iniziata ben prima di Biden. Al tempo del colpo di stato a Kiev (2014) il Presidente era Obama, e dopo di lui Trump 1.0 aveva armato l’Ucraina allo stesso fine. L’impero persegue gli obiettivi di sempre, l’espansione di potere estrattivo senza limiti di spazio e quantità. Che ci riesca o meno è per fortuna dubbio, ma così è.
Ora, per contenere la Cina (farla implodere, occuparla con la finanzia neocoloniale, fermarne l’ascesa con un conflitto fino all’ultimo taiwanese o in altro modo), occorre indebolirla (direttamente, con dazi e minacce, dirette o indirette) e sottraendole alleati fedeli e potenti. E qui entra in gioco la Russia, che anche con la pace in Ucraina resta pur sempre un paese ostile insieme al Sud Globale, e dovrebbe dunque restare impaludata in Ucraina, mentre i costi di tale impaludamento – essendo gli Stati Uniti in un mare di guai finanziari - andrebbero sostenuti da altri. Ai funzionari eurotossici senza anima e testa non viene certo in mente che gli altri sono gli europei, che rimarranno asserviti e depredati per generazioni, per servire un impero che cerca di sfuggire a un declino inevitabile, ma ahimè non immediato. I paesi europei si lasceranno dunque dissanguare per contenere l’inesistente minaccia russa e consentire alla patologia unipolare di alimentare il sogno velleitario di destrutturare e disarticolare la Repubblica Popolare di Cina.
Tale strategia richiede il deferimento all’UE (e al Regno Unito, il solo paese che è cosciente di quel che fa) dell’onere di preservare la Nato, che non è destinata alla scomparsa, ma a servire in forma aggiornata gli interessi imperiali. La cecità e la complicità di chi decide è sotto gli occhi di tutti. A tale riguardo, fa sorridere la timida, tardiva e sterile scoperta della Presidente del Consiglio G. Meloni che l’Europa si è un po’… persa[8], mentre tace misteriosamente sulle signorili imprese dell’impero statunitense uscito di testa che vuole annettersi la Groenlandia (dove dispone già di basi militari), intende aggredire l’Iran (sulla base di quali norme internazionali, per quale ragione di sicurezza, trovandosi a 20.mila km di distanza … noi sospettiamo la ragione, ma lasciamo il quesito aperto), che è complice del terrorismo di Israele contro il popolo palestinese, che impone tariffe doganali a tre quarti dell’umanità, perché oggi il libero commercio non conviene più, riducendo in brandelli l’OMC[9], il sistema delle Nazioni Unite e via dicendo, mentre la Macchina della Propaganda si occupa di farfalle.
Washington, chiunque occupi lo studio ovale, non vuole la pace, ma solo lo spostamento di qualche grado longitudinale della linea di contatto Impero-Mondo. Il rischio per il genere umano, dunque, cambia solo di luogo non di senso. Dell’Ucraina, dei suoi interessi e della vita di quella gente, così come di palestinesi, taiwanesi, libanesi, siriani e via dicendo, ai padroni del mondo importa ben poco.
Solo una riscossa democratica - irrorata dall’indignazione, primo ineludibile sentimento reattivo insieme a consapevolezza e lucidità - potrà fare la differenza. Tutti possono contribuirvi, a modo loro e secondo le loro forze. Coraggio!
NOTE BIBLIOGRAFICHE:
[1] https://www.europarl.europa.eu/plenary/en/texts-adopted.html
[2] https://pagellapolitica.it/articoli/errore-verdi-voto-favore-rearm-europe
[3] https://scenarieconomici.it/italia-quarta-potenza-corriere-della-sera-16-maggio-1991/
[4] https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-10-2025-0034_IT.html
[5] https://www.bbc.com/news/world-europe-26079957
[6] L. O’Rourke, Covert Regime Change: America's Secret Cold War, Cornell University Press, 2018
[7] https://www.consilium.europa.eu/it/policies/european-peace-facility/
[8] https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2025/03/28/meloni-da-ragione-a-vance-sullue-usa-primo-alleato_76593664-b097-4b70-8c0b-d805a8b83b67.html
[9] Organizzazione Mondiale del Commercio
[i] Ex-diplomatico, tra gli incarichi ricoperti, è stato Ambasciatore d’Italia a Teheran (agosto 2008-gennaio 2013) e a Pechino (gennaio 2013-maggio 2015). Autore di articoli e saggi, ha scritto “Cina, oltre la Grande Muraglia, Bocconi Ed, 2018; “Cina, l’irresistibile ascesa”, Sandro Teti Ed., 2022; “Dall’umanesimo di Nenni alle sfide di un mondo multipolare”, Anteo Ed., 2023. È presidente del Centro studi sulla Cina Contemporanea.