Daniele Luttazzi - Mediapart ha mostrato come perseguire i crimini dei militari israeliani

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Daniele Luttazzi - Mediapart ha mostrato come perseguire i crimini dei militari israeliani

 

di Daniele Luttazzi - Nonc'èdiche, Fatto Quotidiano 29 luglio 2025

Il reportage di Mediapart pubblicato ieri dal Fatto rende evidente una mancanza grave cui la nostra autorità giudiziaria, insieme con giuristi specializzati in violazione dei diritti umani, dovrebbe rimediare. Scritto da Rachida El Azzouzi e intitolato Caccia ai killer israeliani di Gaza: “Non avranno scampo, stop impunità”, l’articolo informa che la Procura federale belga ha fermato e interrogato due soldati israeliani che si erano recati in Belgio per partecipare a un festival musicale. La fondazione Hind Rajab (organizzazione belga che si batte contro l’impunità dei soldati israeliani) e il Global Action Legal Network (una rete internazionale di giuristi) li avevano riconosciuti e denunciati, accusandoli di essere coinvolti direttamente nei crimini di guerra commessi da Israele a Gaza: “Attacchi indiscriminati contro quartieri di civili, abitazioni e ospedali, ricorso alla tortura e agli scudi umani, detenzione arbitraria di massa e sfollamento forzato di civili”.

La Procura belga ne ha facoltà, ci ricorda l’articolo, perché qualunque Stato può giudicare reati gravi (crimini contro l’umanità, crimini di guerra, genocidio) indipendentemente dalla nazionalità dell’autore e delle vittime, e dal luogo del crimine: è il principio di competenza universale su cui si fonda la giustizia internazionale. Vale anche per l’Italia; e, come spiega a Mediapart Alexis Deswaef, avvocato di diritto internazionale e vicepresidente della Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh), le giurisdizioni nazionali dovrebbero lavorare parallelamente alla Corte penale internazionale: “Questo permetterà di porre fine al genocidio”. La fondazione Hind Rajab raccoglie da fonti aperte (siti web, social, giornali, tv) le prove di crimini commessi a Gaza. Su X, per esempio, un sito raccoglie i video che i soldati Idf postano da Gaza sui social vantandosi delle atrocità che stanno commettendo, con tanto di sfottò fascistoidi contro le vittime palestinesi (lo sfottò fascistoide è la presa per il culo delle vittime da parte dei carnefici: lo facevano i nazisti apponendo cartelli con su scritto “carne kosher” agli ebrei che impiccavano agli alberi delle città). Il sito si chiama Israel Genocide Tracker e lo trovate qui: x.com/trackingisrael. Grazie alle denunce della fondazione Hind Rajab e della Fidh, l’esercito israeliano comincia a capire che i suoi soldati possono essere arrestati e processati all’estero, per cui ha invitato i suoi soldati a non pubblicare più sui social video da Gaza, e a essere più prudenti durante gli spostamenti all’estero. Questo sta accadendo in Belgio e in Francia. Perché non in Italia?

Lo scorso maggio, per esempio, si è saputo che un gruppo di giovani militari israeliani ha goduto di una vacanza nelle Marche, dove erano sempre scortati e protetti dalla Digos. Spiegò una guida ambientale che lavora al Parco del Conero (t.ly/hy78S): “A dicembre vidi a Sirolo un gruppo di giovani, alcuni dei quali indossavano la kippah. Erano accompagnati da un italiano mio conoscente. Gli ho chiesto chi fossero e mi ha risposto che erano dei militari israeliani che sotto la copertura di semplici turisti stranieri trascorrevano un periodo di vacanza nelle Marche, dopo essere stati impiegati in servizi operativi a Gaza. Poi sarebbero tornati in servizio. Un periodo di decompressione dallo stress del combattimento”. Chi erano questi militari Idf? Avevano commesso crimini di guerra? Ne stanno per caso arrivando altri, per rilassarsi e poi tornare a fare crimini a Gaza? E c’è anche un’altra grossa questione: stando alla Farnesina, sono mille i giovani ebrei italiani arruolati nell’Idf. Quanti di loro stanno partecipando al genocidio? La faranno franca?

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