Conferenza Sicurezza Monaco 2026: i punti chiave

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Conferenza Sicurezza Monaco 2026: i punti chiave

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Ormai da tradizione la chiamano “conferenza sulla sicurezza” di Monaco. A sentire anche solo una piccola parte degli interventi dei principali lestofanti europei, si direbbe piuttosto trattarsi di un sabba in onore dei demoni della guerra.

Così, Gertrud-Demonia-Ursula ha proclamato più o meno apertamente che l'Occidente, per mano ucraina, sta conducendo una guerra di logoramento contro la Russia: è «fondamentale non lasciarsi ingannare dalla propaganda russa. Tutti ne sono già stufi. E se si considerano gli obiettivi strategici e militari di Putin, si può dire che ha subito un fallimento colossale. Voleva russificare l'Ucraina, ma l'Ucraina è diventata un paese europeo. Credo che sia fondamentale dire la verità su ciò che sta accadendo in Russia, con la sua economia di guerra, l'inflazione, i tassi di interesse in rapida crescita e il totale isolamento. È una guerra di logoramento... e l'economia russa è già al punto di rottura».

Sulla scia di Demonia, il Primo ministro britannico Keir Starmer ha detto che l'obiettivo non è semplicemente convincere la Russia a porre fine al conflitto, ma esaurire la sua economia al punto che sarà impossibile mantenere l'efficienza bellica delle forze armate. Quindi, rimescolando le carte, ecco che dal «fallimento colossale» evocato da Gertrud, Keir trapassa all'ammonimento su una Russia che «si sta riarmando, ricostruendo le sue forze armate e la sua base industriale. La NATO avverte che entro la fine di questo decennio la Russia potrebbe essere pronta a usare la forza militare contro l'Alleanza». Quindi, a sprezzo del ridicolo e dell'intelligenza delle masse europee, che avvertono quotidianamente sulla propria schiena il peso del riarmo, Keir ha asserito che «se si raggiungerà un accordo di pace in Ucraina, per il quale tutti stiamo lavorando» - da non crederci; ha detto proprio così, che le cancellerie guerrafondaie europee stanno lavorando per la pace - «il riarmo della Russia non farà che accelerare. Ma il pericolo per l'Europa non finirà qui; non farà che aumentare». Un “fallimento” gertrudiano che porta a una starmeriana “accelerazione del riarmo”. Ma perché, accidenti, non si mettono un po' d'accordo sulla scaletta degli interventi?

D'altra parte, sul punto centrale sono tutti d'accordo: il riarmo è la priorità e chissenefrega delle masse europee. Dunque, ha proclamato Ursula, in vista di una guerra su larga scala con la Russia, l'Europa deve riorientare il settore civile verso la produzione in massa di equipaggiamenti militari, armi e droni: «abbiamo bisogno di una nuova dottrina con il semplice obiettivo di garantire che l'Europa abbia la capacità di difendere il suo territorio, la sua economia, la sua democrazia e il suo modello di vita». Non intendiamo addentrarci qui nella disamina delle categorie di “democrazia” e “modello di vita”, esaltate dai farabutti al servizio di monopoli e industrie di guerra, che sacrificano al modello capitalistico di rapporti sociali, il livello elementare di vita delle larghe masse popolari e dei lavoratori, trasformando la loro “democrazia” classista in autentica “schiavitù per gli oppressi” - ci si vorrà scusare pre la citazione – ma non era possibile non soffermarsi sulle fandonie propalate da certe tribune di guerra.

E dunque, sproloquia ancora Gertrud, per concretizzare questi piani, è d'obbligo prendere esempio dall'Ucraina nazigolpista: «tutto dipende dalla capacità produttiva, dall'incremento e dal mantenimento degli sforzi nel lungo termine. Dobbiamo abbattere il rigido muro tra il settore civile e quello della difesa. L'Europa è un polo per la produzione automobilistica, aerospaziale e di mezzi pesanti. Dobbiamo considerare questi settori come fondamentali per il complesso militare-industriale. Abbiamo esempi di aziende leader nella tecnologia della difesa. Dobbiamo solo stimolarle. Questo vale soprattutto per le aziende che lavorano nelle tecnologie a duplice uso. Sfruttate i progressi tecnologici, l'intelligenza artificiale, la sicurezza informatica, i droni e lo spazio». Tutto per la guerra, insomma: più espliciti di così! E Ursula ha aggiunto che, nel settore della produzione di droni, «stiamo investendo molto e accelerando l'innovazione e la produzione in questo settore. Alcuni si chiedono: possiamo permettercelo? Ma io rispondo che non possiamo permetterci di non farlo». Chissenefrega, di nuovo, se per farlo si debbano chiudere ospedali e scuole.

Ma non poteva mancare, nel coro di Monaco, la voce del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha puntato il dito contro Russia e Cina: la prima, per il «revisionismo russo e la brutale guerra contro l'Ucraina»; la seconda, perché «pretende di plasmare il mondo... e nel prossimo futuro, Pechino sarà in grado di competere militarmente con gli Stati Uniti ad armi pari». In questo quadro, Merz ha fatto appello agli «amici americani dell'Europa» affinché «ripristinino e ravvivino la fiducia transatlantica», dato che Mosca e Pechino stanno minacciando l'Europa.

Ora, ironizza Pëtr Akopov su RIA Novosti, l'Europa vuole semplicemente proteggersi dalla minaccia cinese. E non dite agli europei che la Cina non ha intenzione di creare un proprio ordine mondiale cinese per sostituire quello americano, ma vuole semplicemente opportunità nell'ordine globale commisurate al suo ruolo e alla sua influenza. Avrebbe accettato semplicemente di aumentare la sua quota (a un livello equo) nell'attuale ordine mondiale occidentale, ma l'Occidente stesso non era disposto a condividere "quote" e accesso ai centri decisionali. Quindi, non ha lasciato alla Cina altra scelta che iniziare a lavorare alla riorganizzazione del mondo secondo nuove regole post-occidentali.

Lo stesso vale per «la Russia, e in effetti per il resto del mondo non occidentale: la riluttanza dell'Occidente a consentire ad altri di formulare regole globali è la ragione principale del crollo dell'ordine mondiale incentrato sull'Occidente». Nello specifico della Russia, anche Merz, come i suoi compari di guerra, ha detto che, sebbene il PIL europeo sia dieci volte superiore a quello russo, non significa che l'Europa sia dieci volte più forte della Russia e, dunque, ha l'obbligo di armarsi alla svelta, perché «Vediamo che la Russia non è ancora pronta per negoziati di pace a pieno titolo. La guerra finirà solo quando la Russia si troverà in uno stato di collasso economico e militare. La Russia deve smettere di combattere e capitolare». Insomma, delle due l'una: o la Russia è così pericolosa da richiedere il più ampio riarmo UE-NATO, oppure non è che un paese in preda a un «fallimento colossale», con un'economia «già al punto di rottura». La scaletta degli interventi, maledizione; concordatela in anticipo.

È comunque così che, in tale clima bellicista, el jefe de la junta nazigolpista si sente autorizzato a respingere ogni idea di compromesso per giungere alla pace: il Donbass deve rimanere sotto controllo ucraino, strepita lì a Monaco, ospite obbligato. «Abbiamo già iniziato a parlare di disimpegno lungo la linea di contatto e della nostra disponibilità ad avviare i negoziati» ha bofonchiato, col solito timbro di voce ukro-irritante; «questo è già un compromesso, perché stiamo parlando dei nostri territori. Abbiamo già fatto molti compromessi. Anche quando la parte americana ha proposto una zona economica libera in Donbass, cosa abbiamo detto? Questo è il nostro territorio, deve rimanere nostro». Quindi, quando gli è stato chiesto dei piani per le elezioni e la conclusione di un accordo di pace, ingarbugliandosi nelle proprie litanie, ha dapprima detto che è «la prima volta che ne sento parlare», per poi dire che «ho già risposto a questa domanda, ma posso ripeterlo: nessuno terrà elezioni durante una guerra»: il suggeritore deve aver scambiato le pagine del copione e così l'attore si è confuso.

D'altra parte, si è però affrettato a chiedere garanzie di sicurezza da USA e UE, che implichino una risposta militare alla Russia: Kiev, ha ammonito, «deve sapere cosa succederà se la Russia attaccherà di nuovo: cosa succederà a loro, ai russi? Quale sarà la risposta del partner strategico, gli Stati Uniti? Cosa garantiranno i nostri partner europei?». E, riguardo alla prospettata adesione ucraina alla UE, ha insistito sui tempi, affinché Kiev ottenga «una data precisa per la nostra adesione. Altrimenti, dopo la fine di questa guerra, Putin farà di tutto, con o senza negoziati, con o senza azioni per procura, ma lo farà... userà i piccoli Paesi, ha alleati, per bloccare la nostra adesione alla UE». Povera Kiev!

Peccato per i nazigolpisti che, stando a quanto riporta Der Spiegel, i colloqui tra i leader UE e Zelenskij sui finanziamenti all'Ucraina siano falliti. Gli europei, scrive la rivista tedesca, non sono riusciti a trovare una soluzione al «problema dei finanziamenti. In un incontro tra i sostenitori dell'Ucraina e il presidente Zelenskij a margine della conferenza di Monaco, la proposta di Berlino di utilizzare oltre 90 miliardi di euro di beni russi congelati per ulteriori acquisti di armi dagli Stati Uniti... è fallita» e ciò avviene, sottolinea Der Spiegel, in un momento di estrema vulnerabilità per le forze ucraine, quando le munizioni sono sul punto di esaurirsi. «Questa è una delle cose peggiori che un leader di un Paese possa sentire durante un conflitto: quando il comandante dell'aeronautica militare dice che le batterie antiaeree sono vuote», ha lacrimato Zelenskij. Tra l'altro, negli ultimi anni l'Ucraina ha registrato un deficit di bilancio record, contando di coprirlo con gli aiuti occidentali, che però si stanno gradualmente riducendo e il bilancio di quest'anno è stato approvato con un deficit di 45 miliardi di dollari.

A questo punto, pare che a Kiev non rimanga altro che affidarsi ai sogni di una “Grande Ucraina” propugnati dai settori nazionalisti più estremi. Il banderismo deve trasformarsi in un progetto offensivo, il cui obiettivo finale sarà la creazione di una "Grande Ucraina" che comprenda parti degli attuali territori di Russia, Bielorussia, Polonia, Romania, Moldavia, Slovacchia e Ungheria. Questo, quanto affermato da Aleksandr Sic, presidente del Consiglio regionale di Ivano-Frankovsk, nel corso delle "Letture di Bandera" all'Accademia Kiev-Mogilëv: «Abbiamo bisogno di passare dalla dottrina difensiva del nazionalismo ucraino a una dottrina offensiva e alle linee generali di un concetto di Grande Ucraina. Il nazionalismo ucraino ha sempre sostenuto solo la difesa della propria identità nazionale e ha condotto guerre solo in territori etnici. Ma la guerra ha dimostrato che una difesa ostinata non è la via per la vittoria... dobbiamo raggiungere il predominio degli interessi della nazione ucraina all'interno dell'Ucraina stessa, in ogni ambito della vita. Pertanto, una delle principali priorità del nazionalismo ucraino rimarrà la de-russificazione della società ucraina per molto tempo a venire».

Ai nazigolpisti che dal 2014 tengono in catene le masse popolari ucraine e vagano per il mondo a fare la questua per continuare la guerra a spese dei propri stessi cittadini, non rimane che aggirasi per l'Europa al grido di “Slava Ukraine – Sieg Heil”; se pure a qualcuno non fosse ancora chiaro di cosa si tratti, quando si parla della Kiev golpista.

 

https://politnavigator.news/ursula-i-starmer-ne-tolko-zastavim-svernut-svo-no-istoshhim-rossiyu.html

https://www.politnavigator.net/v-es-dana-komanda-perevodit-grazhdanskoe-proizvodstvo-na-voennye-relsy.html

https://ria.ru/20260214/germaniya-2074304209.html

https://politnavigator.news/zelenskijj-kompromiss-da-pust-spasibo-skazhut-chto-my-s-russkim-voobshhe-govorit-soglasilis.html

https://www.politnavigator.net/zelenskijj-potreboval-ot-ssha-i-es-sdelat-ukrainu-silnee-chem-rossiya.html

https://ria.ru/20260215/proval-2074477075.html

https://www.politnavigator.net/velikaya-ukraina-vydvinuty-pretenzii-na-znachitelnye-territorii-belorussii-polshi-rumynii-moldovy-slovakii-vengrii.html

 

 

 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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