Cile, referendum boccia nuova Costituzione. I motivi della sconfitta di Boric

Cile, referendum boccia nuova Costituzione. I motivi della sconfitta di Boric

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Questa domenica i cittadini del Cile sono stati chiamati alle urne per una tornata elettorale definita tra le più cruciali della storia del paese sudamericano. I cileni erano infatti chiamati ad esprimersi tramite referendum sulla nuova Costituzione redatta dall’Assemblea Costituente che avrebbe dovuto sostituire quella attualmente in vigore e approvata in pieno regime di Augusto Pinochet nel 1980. 

Il risultato ha lasciato ben pochi dubbi nella sua chiarezza: con il 100% dei seggi scrutinati il ‘Rechazo’ - rifiuto - ha ottenuto il 61,86% dei voti contro il 38,14% di ‘Apruebo’, ossia approvazione. 

L'affluenza è stata del 75%, un record per il paese sudamericano.

L'ampio divario è stato una sorpresa, poiché tutti i sondaggi prevedevano una vittoria del ‘Rechazo’ ma con un margine più ristretto. 

La vittoria del ‘Rechazo’ è stata invece trasversale , in tutte le regioni del Paese, e complessivamente, come abbiamo visto, ha raggiunto il 61,8% delle preferenze contro il 38,1% di chi invece ha deciso di approvare la nuova carta costituzionale. 

In seguito al netto rifiuto espresso dai cileni per la nuova Costituzione il presidente Gabriel Boric ha fatto appello all'unità di tutti i settori per aprire un nuovo percorso costituente, in cui - ha detto - il Congresso dovrebbe avere un "ruolo guida".

"Il popolo non è stato soddisfatto dalla proposta di una nuova Costituzione che la Convenzione ha presentato al Cile e ha deciso di respingerla chiaramente alle urne", ha detto il presidente in un discorso a La Moneda, affiancato da due bandiere cilene e chiudendo il suo discorso con un "Viva Chile".

Dopo la bocciatura della proposta elaborata dalla Convenzione costituzionale, Boric non solo ha annunciato che il Paese deve procedere in un nuovo "itinerario costituente", ma ha anche raccolto quelle che sono sfide immediate, annunciando che sono in arrivo sfide che "richiederanno aggiustamenti nelle nostre squadre".

In questo modo, il presidente ha confermato che è in arrivo un rimpasto di governo. 

Inoltre, ha promesso che l'Esecutivo non metterà da parte le richieste immediate, affermando che "potete stare certi che il percorso verso una nuova Costituzione non sarà mai un ostacolo per dare risposte alle questioni urgenti che ci avete sollevato".

"Sappiamo che le sfide che il nostro Paese deve affrontare non si esauriscono con la questione costituzionale", ha detto, alludendo a questioni come la sicurezza e l'inflazione, che dominano l'agenda pubblica.

Autocritica

Nel suo discorso, il presidente ha alluso alla sua parte politica, invitando a fare "autocritica" e partendo dal presupposto che "la voce del popolo deve essere ascoltata". Ma in un appello a tutti i settori, Boric ha detto che il risultato delle elezioni "richiede che le nostre istituzioni lavorino fino ad arrivare a una proposta che ci rappresenti tutti. Che dia fiducia".

In questo contesto, il presidente ha invitato a lasciarsi alle spalle "massimalismo, violenza e intolleranza", che "devono essere definitivamente accantonati”. 

Quindi, il presidente Boric rivolgendosi a tutti i settori politici ha affermato: “Mi mpegno a fare tutto il possibile per costruire un nuovo itinerario costituente insieme al Congresso e alla società civile".

Il presidente ha dato urgenza a questo compito e ha chiesto di raggiungere un accordo "il prima possibile" sulle "scadenze e i margini" di questo nuovo processo costituzionale. 

In questo scenario, Boric ha fatto un chiaro cenno alla legislatura, sottolineando che sarà un processo "in cui il Congresso nazionale dovrà essere il principale protagonista".

Però, il leader cileno ha aggiunto che "non dimentichiamo perché siamo arrivati fin qui", e ha ricordato che "questo malessere è ancora latente".

"Il 4 settembre la democrazia cilena uscirà rafforzata. Questo è ciò che tutto il mondo ha visto e riconosciuto: un Paese che nei momenti più difficili sceglie il dialogo e gli accordi per superare le fratture e il dolore. E di questo, compatrioti, dobbiamo essere profondamente orgogliosi”. 

Perché la proposta è stata bocciata?

La proposta di nuova Costituzione ha ricevuto una sonora bocciatura. Da Santiago ha provato a dare una prima spiegazione a questa sconfitta in un paese che ha ancora negli occhi le manifestazioni oceaniche contro le politiche neoliberiste, diretta emanazione del regime di Pinochet, il giornalista e sociologo argentino Marco Teruggi. Sul quotidiano Pagina|12 scrive: “Tutti i leader del Rechazo hanno ribadito la volontà di procedere verso un nuovo testo. ‘Il nostro impegno è per una buona nuova costituzione, il processo costituente non è finito’, ha detto, ad esempio, il portavoce di Chile Vamos, che comprende, ad esempio, il partito tradizionale Unione Democratica Indipendente (UDI).

Questo è un elemento centrale: la campagna di rifiuto ha abbandonato presto il discorso della difesa del testo del 1980 o della sua riforma. Il 25 ottobre 2020, la maggioranza della società ha votato a stragrande maggioranza per una nuova Costituzione, dimostrando la sconfitta della principale eredità della dittatura. La destra ha quindi accolto la proposta di procedere verso una nuova Costituzione”.

Secondo Teruggi “forse qui sta una delle prime spiegazioni della vittoria del Rechazo: la capacità di aver allargato la campagna oltre la destra, di non aver incentrato il discorso sulla difesa di ciò che si contestava nelle strade del 2019 e nelle urne del 2020 e 2021, per convincere un elettorato eterogeneo e ampio”. 

Senza dimenticare altri elementi che hanno determinato una sconfitta dalle proporzioni storiche come “la difficoltà, ad esempio, nel costruire una strategia di comunicazione efficace per la nuova Costituzione, non solo durante le settimane della campagna, ma anche durante le sue sessioni nel corso di un anno. Molti sostengono che l'organo eletto non sia riuscito a comunicare il processo interno al mondo esterno. Questa debolezza è stata aggravata dalla complessità di spiegare un testo complesso di 388 articoli, che a sua volta ha dovuto affrontare quella che è stata definita una campagna di paura e una valanga di fake news da parte del campo avverso”.

Infine non bisogna dimenticare che l’elettorato cileno resta fortemente conservatore e quindi ha mal digerito alcune tematiche introdotte, probabilmente in maniera forzata, nella proposta di nuova Costituzione. 

L'analista Amauri Chamorro individua nelle posizioni assunte dalla sinistra cilena le motivazioni profonde che hanno portato a questa netta sconfitta. Una sinistra più europea che latinoamericana: "In America Latina e nei Caraibi, la sinistra non può limitarsi a parlare di marijuana, identità di genere e aborto senza affrontare di petto le vere cause della disuguaglianza e della povertà che affliggono le nostre popolazioni.
È peggio ancora prendere posizione contro Cuba, Venezuela e Nicaragua per compiacere i media e gli "indecisi". Discostarsi da tutto ciò che il sistema ci fa credere radicale, ci trasforma in un enorme vuoto e ci rende funzionali al neoliberismo. 
Rinunciare alle nostre posizioni è una sconfitta nella madre di tutte le controversie: quella culturale. Dobbiamo innovare il nostro linguaggio, ma senza mai rinunciare all'essenziale. Il Cile ne è il risultato. Dobbiamo reinventarci senza paura, perché la verità è dalla nostra parte. 
Venceremos".

 

 

 

 

 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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