Bambini strappati alle famiglie: il caso Maikelys e la mobilitazione del Venezuela

Dai centri di detenzione USA ai 'campi di tortura' in El Salvador: l'odissea dei venezuelani

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Bambini strappati alle famiglie: il caso Maikelys e la mobilitazione del Venezuela

In un intervento carico di emozione durante il programma Con Maduro+, il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, ha condannato con fermezza il rapimento di bambini venezuelani all’estero, sottolineando che né il colore della pelle, né la religione, né la nazionalità possono giustificare la separazione forzata dei minori dalle loro famiglie. Le sue parole giungono in seguito al rimpatrio di sette dei 31 bambini venezuelani che si trovavano ancora negli Stati Uniti, un traguardo che il leader ha attribuito alla costante pressione del suo governo.

Maduro ha ricordato con particolare dolore il caso di Maikelys, una bambina strappata alla sua famiglia e diventata simbolo della lotta per la riunificazione dei minori venezuelani. "Ci ha spezzato il cuore scoprire che una bambina venezuelana era stata separata dai genitori e tenuta in condizioni inaccettabili", ha affermato. Il presidente ha inoltre ringraziato il difensore dei diritti umani Camilla Fabri, coordinatrice della Gran Misión Vuelta a la Patria, per il suo impegno nel seguire ogni singolo caso familiare.

Il presidente ha anche denunciato il rapimento di massa di 252 venezuelani in El Salvador, definendo il Centro de Confinamiento del Terrorismo (CECOT) un "campo di concentramento e tortura". Ha rivelato che il suo governo ha negoziato la loro liberazione in cambio della consegna di dieci terroristi rei confessi, alcuni dei quali avevano tentato di attentare alla sua vita e a quella di altri alti funzionari. "Non mi pento della scelta; se dovessi rifarlo, lo farei ancora con il sostegno della giustizia venezuelana", ha dichiarato.

Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale, ha evidenziato le difficoltà politiche che hanno ostacolato i negoziati, ma ha celebrato il ritorno dei connazionali, ricordando loro: "Questa è la vostra terra, la patria amata che vi accoglie a braccia aperte". Intanto, il procuratore generale Tarek William Saab ha denunciato la lentezza delle autorità salvadoregne, che anno impiegato 80 giorni per rispondere alla prima richiesta di informazioni sul caso.

Uno sforzo umanitario nonostante il blocco economico

Oltre ai casi più emblematici, Maduro ha sottolineato i progressi del Plan Vuelta a la Patria, che nel primo semestre del 2025 ha facilitato il rimpatrio di 8.743 venezuelani attraverso 47 voli umanitari, nonostante le sanzioni economiche internazionali. Tra i rimpatriati figurano 6.117 uomini, 1.444 donne, 623 bambini, 559 bambine e 52 donne incinte.

"Quale governo, sotto embargo e con i conti congelati, potrebbe fare altrettanto? Noi, con i nostri aerei, per quanto modesti, ce l’abbiamo fatta", ha affermato il presidente, ribadendo l’impegno del suo governo nella protezione dei diritti umani e nella riunificazione familiare. Con ogni rimpatrio, il Venezuela dimostra che, anche nelle avversità, la patria non smette di tendere le braccia ai suoi figli.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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