Alexei Navalny, la dittatura degli algoritmi, il copione di “Hollywood” e un video di un italiano a Mosca

Alexei Navalny, la dittatura degli algoritmi, il copione di “Hollywood” e un video di un italiano a Mosca

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

 

Nella foto di copertina c'è un giovane Navalny, nell'articolo se ne capirà il motivo, ma seguiamo per gradi.

La settimana passata ho visto che il “Corriere” pubblicava un articolo su Navalny, dove riportava la notizia che «sulla testa del blogger è piovuta una nuova tegola: il Comitato investigativo ha aperto un procedimento accusandolo assieme ad altri di “sviluppare piani o commettere crimini di natura estremista”».

Dato che l'accusa mi sembrava la stessa che già era stata diffusa dai media nel mese di agosto, ho provato a cercare qualche altra pubblicazione sul più conosciuto motore di ricerca per capire quale fosse la novità; ma quella ricerca mi ha poi stimolato per fare un piccolo “esperimento”.

La dittatura degli algoritmi:

Sicuramente qualcosa di nuovo, che a me sfuggiva, ci sarà stato in quella notizia, ma a un certo punto ho deciso di non continuare a cercare quale fosse. L'ho deciso quando mi sono reso conto di quante pagine piene di articoli 'pro Navalny' mi proponeva il motore di ricerca, dove il blogger russo viene sempre presentato come il “difensore della democrazia” che si batte contro “il regime autoritario, repressivo e corrotto” di Putin.

Non ne ero affatto meravigliato, conoscendo molto bene la narrazione che su di lui i grandi media hanno diffuso in tutto il mondo.

Anche se abituato a questa invasiva quantità di articoli dove tutti propongono il 'pensiero unico' su Navalny, non so il perché, in quest'occasione mi sono immedesimato in chi – vuoi per poco interesse, vuoi per mancanza di tempo – sulle vicende del blogger russo aveva ascoltato solo i Tg o letto velocemente qualche articolo sui nostri “grandi” giornali nazionali, ma che ora voleva trovare qualche opinione divergente a quelle fin qui “assimilate”.

Allora mi sono chiesto come potesse fare una persona a trovare informazioni su Navalny che non siano allineate al pensiero unico che così tanto ha condizionato l'opinione pubblica occidentale.

Non è affatto facile per chi non è abituato a fruire di informazioni al difuori da quelle date dai grandi media.

Essendo cosciente che inserendo solo la parola 'Navalny' gli algoritmi programmati dalla grande azienda statunitense non faranno altro che proporre solo articoli 'pro Navalny'; l'unico modo per cercare quello che volevo, era usare parole chiave attinenti alla ricerca, come esempio:

“Navalny xenofobo di estrema destra” - “Navalny finanziato dal NED” - “Navalny frequenta il Yale World Fellows negli Usa” - “Navalny processato per appropriazione indebita e truffa” - “Navalny paragona i musulmani ceceni agli scarafaggi” - Navalny promuove l'uso della pistola contro i musulmani” - “Navalny non è il principale oppositore di Putin” - “Navalny ha pochissimo consenso in Russia” - “Navalny in piazza con i neo-nazisti” - “Navalny e il suo strano avvelenamento” - “Navalny e la sua fake news sulla mega villa 'di Putin'” - “Navalny per Amnesty International non è prigioniero di coscienza”; ecc, ecc.

Le 'parole chiave', salvo un paio di eccezioni, non hanno dato i frutti sperati. Ed è certo che nessuna delle parole usate era di mia fantasia, ogni frase corrispondeva a fatti reali, sapendo bene che esistevano pubblicazioni che trattavano quegli argomenti.

Nonostante questo gli articoli che mi si presentavano erano tutti 'pro Navalny', omettendo l'argomento che era stato oggetto di approfondimento.

Questo dimostra come sia veramente difficile, per chi vuole approfondire un argomento di politica internazionale, trovare notizie alternative da quelle fornite dei media mainstream, i quali influenzano anche chi mainstream non è.

Preciso che con “notizie alternative” non voglio significare che queste siano la rappresentazione della “verità”, ma semplicemente notizie che propongono un punto di vista diverso da quello che la moltitudine dei media propone.

Sono del tutto consapevole che per gli abituali lettori de 'l'AntiDiplomatico' quello che fin qui ho scritto non ha rivelato nulla di nuovo.

Mi rendo anche conto che difficilmente il mio articolo potrà essere letto da una persona che raramente approfondisce argomenti di politica internazionale, perché con pochissima probabilità gli apparirà nell'elenco del famoso 'motore di ricerca' statunitense. Ma per pura sorte potrebbe anche accadere, e allora colgo l'occasione per aggiungere qualcosa in più sul personaggio Navalny, in modo che l'occasionale lettore possa trovare anche un po' d'informazioni che sicuramente in Tv o sui grandi quotidiani nostrani non gli è stato permesso di ricevere, salvo rarissime eccezioni.

Il copione di “Hollywood”:

Una di queste eccezioni (parlando di quotidiani nazionali) è «il manifesto», che già nel 2017, in un suo articolo, spiegava molto bene alcune cose su Navalny. Il titolo è: Navalny, un democratico «made in Usa», ne riporto poche righe.

«Chi è Alexey Navalny? Come si legge nel suo profilo ufficiale, è stato formato all’università statunitense di Yale quale «fellow» (membro selezionato) del «Greenberg World Fellow Program», un programma creato nel 2002 per il quale vengono selezionati ogni anno su scala mondiale appena 16 persone con caratteristiche tali da farne dei «leader globali».

Navalny è allo stesso tempo co-fondatore del movimento «Alternativa democratica», uno dei beneficiari della National Endowment for Democracy (Ned). […] La Ned, una delle succursali della Cia per le operazioni coperte...»

Ho scelto questo estratto perché mi da la possibilità di mettere in evidenza come la costruzione di alcuni personaggi, da parte del “mondo occidentale”, segua un preciso copione.

Proprio un mese fa ho scritto l'ultimo articolo di una lunga serie dedicata a Yoani Sánchez[1], famosa blogger cubana portata agli onori delle cronache per tutto il decennio passato come l'eroica dissidente che combatteva per la mancanza di democrazia a Cuba, denunciando la violazione dei diritti umani nell'Isola caraibica.

Nei cinque articoli ho raccontato molto su di lei, e solo nello spazio di un paragrafo ho scritto:

«Su di lei ogni cosa era pianificata. In un battibaleno le fu organizzata una grande campagna mediatica con consegne di premi; riconoscimenti internazionali; contratti da migliaia di dollari; copertina del Time; visita al Congresso americano; inserita dalla rivista Time nella classifica delle 100 personalità più influenti al mondo; fino ad essere candidata al premio Nobel per la Pace».

Oltre a questo avevo già scritto dei suoi finanziamenti che riceveva tramite la statunitense 'NED' (National Endowment for Democracy) e della sua formazione, avvenuta in Europa, come dissidente blogger.

Nell'articolo de 'il manifesto' si scrive che Navalny la sua “formazione” invece che in Europa l'ha ricevuta a Yale, negli Stati Uniti, e anche lui non è esente dai finanziamenti da parte del 'NED'. Tutti e due blogger, diventati famosi tramite una massiva campagna mediatica che li presentava come “dissidenti” verso il Potere costituito dei rispettivi Paesi.

Poi basta andare su Wikipedia e anche per Navalny si legge che questo anno, come nel 2012, la rivista Time lo inserisce nella lista delle 100 personalità più influenti al mondo. Che nel corso di questi anni ha ricevuto non so quanti premi e riconoscimenti internazionali e, per concludere – come avvenuto in passato per Yoani Sánchez – è arrivata anche la nomina a premio Nobel per la Pace 2021.

Come vedete sembra che io abbia fatto un copia e incolla, ma non è così, perché la colpa sta tutta a “Hollywood”. Sono lì gli autori del copione, e purtroppo le sceneggiature peccano di creatività.

Certamente la nomina di Navalny a Nobel per la Pace è molto più comica di quella avanzata per la blogger cubana. Per farlo capire cito solo un paio di esempi, ma ce ne sarebbero vari:

"Nessuno dovrebbe essere picchiato. Tutto ciò che ci infastidisce dovrebbe essere accuratamente, ma inflessibilmente, eliminato mediante la deportazione…”.

Oppure quest'altra, detta da un giovane Navalny che incita all'uso della pistola, come la foto di copertina evidenzia:

Ciao, oggi parleremo del controllo degli insetti. Nessuno di noi è immune dal fatto che uno scarafaggio si insinui nella nostra casa o che entri dalla finestra. […] In questo caso consiglio una pistola. Dovrebbe essere consentito il tiro con la pistola

Per Navalny gli scarafaggi erano i musulmani ceceni. Tutto questo si può vedere nel brevissimo video che segnalo nella nota[2].

Ma a tutto questo 'l'Occidente' non mette limiti e – senza vergogna – dopo la candidatura al Nobel per la Pace, il Parlamento Europeo candida Alexei Navalny anche al Premio Sakharov, destinato ogni anno a chi si distingue nella difesa dei diritti umani e libertà fondamentali.

Dopo aver raccontato tutto ciò all'occasionale lettore che non è uso approfondire notizie di politica internazionale, gli consiglio vivamente di leggere anche “La bufala della reggia di Putin e la regia statunitense dietro l’oppositore russo Navalny”[3]. Se lo farà troverà ulteriori approfondimenti e interessanti link, tra i quali alcuni rimandano all'articolo di Marinella Mondaini pubblicato su 'l'AntiDiplomatico'.

Un video di un italiano a Mosca:

In ultimo gli segnalo un video di Stefano Tiozzo che vive in Russia da qualche anno. Tiozzo è un fotografo, è un viaggiatore, ha un blog, un canale youtube, ha pubblicato libri, è sposato con una famosa attrice russa e conosce molto bene quel Paese, tanto da essere intervistato dalla testata «Difesa Online» alla quale dichiara: “Ho studiato la storia di quel paese, ne ho respirato le atmosfere, ne ho imparato la lingua, ho iniziato ad ascoltare la loro politica in lingua originale, e a cercare di entrare in tutti i modi nella testa dei Russi per capire in cosa fossero diversi da noi Europei, e mi si è aperto davanti agli occhi un mondo che mai avrei immaginato prima.”

Gli ho dedicato questa introduzione non certamente per sponsorizzare le sue attività, io non conosco nulla di lui, se non un altro interessante video sulla disputa per la Crimea ma, non essendo una voce molto conosciuta, qualcuno poteva prendere poco in considerazione le sue riflessioni, e sarebbe stato un peccato, perché Stefano Tiozzo non appare “ideologicamente” schierato, e questo è senza dubbio un'ottima cosa per valutare con più obiettività la realtà dei fatti.

Il tutto lo fa in modo molto equilibrato; la sua peculiarità è quella di mettere sul tavolo le differenti versioni, ognuna col suo punto di vista, cercando poi di analizzarle, per quello che è possibile.

Il video è stato pubblicato qualche mese fa e, iniziando a parlare dell'avvelenamento di Navalny, spiega anche l'idea che si è fatta la maggioranza dell'opinione pubblica russa sul cosiddetto 'blogger anticorruzione'.

Tiozzo per primo dice che sapere quale sia la verità è molto difficile, ma ognuno di noi dovrebbe almeno provare a capire, tra le varie versioni, quale può essere la più verosimile; e questo è un buon consiglio per tutti... non solo per 'l'occasionale lettore'. 

 

[1] Chi è Yoani Sánchez: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-roberto_saviano_e_yoani_snchez_ma_quante_menzogne_su_cuba/42370_42595/

[2] Video realizzato da Navalny su come “eliminare gli scarafaggi” (per lui musulmani ceceni): https://www.youtube.com/watch?v=qucpwhtWFjk  

[3] L'articolo su Navalny consigliato al “lettore occasionale”: https://nobufale.it/2021/02/08/la-bufala-della-reggia-di-putin-e-la-regia-dietro-loppositore-russo-navalny/

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965 (ancora ci vivo) passando una felice infanzia in uno dei grandi cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitre apro in società uno studio di grafica e servizi per tipografie, seguono poi altre esperienze lavorative; a ventiquattro anni decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane, accompagnato solo dalle mie due fotocamere “Fujica”: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Laos... fino a Cuba.

Dove sono ora quei 12 milioni di italiani che votarono per Renzi? di Francesco Erspamer  Dove sono ora quei 12 milioni di italiani che votarono per Renzi?

Dove sono ora quei 12 milioni di italiani che votarono per Renzi?

Renatino è un crumiro infelice di Giorgio Cremaschi Renatino è un crumiro infelice

Renatino è un crumiro infelice

ComeDonChisciotte, lo spettacolo triste dei falliti "scoop" di Fanpage di Francesco Santoianni ComeDonChisciotte, lo spettacolo triste dei falliti "scoop" di Fanpage

ComeDonChisciotte, lo spettacolo triste dei falliti "scoop" di Fanpage

Biden e l'idea fantastica di un "vertice delle democrazie"   di Bruno Guigue Biden e l'idea fantastica di un "vertice delle democrazie"

Biden e l'idea fantastica di un "vertice delle democrazie"

Il mondo delle Scommesse e dei soldi facili negli Usa di  Leo Essen Il mondo delle Scommesse e dei soldi facili negli Usa

Il mondo delle Scommesse e dei soldi facili negli Usa

Quando Prodi cerca le cause dell'inflazione... di Pasquale Cicalese Quando Prodi cerca le cause dell'inflazione...

Quando Prodi cerca le cause dell'inflazione...

Il Nodo gordiano dei Taleban Il Nodo gordiano dei Taleban

Il Nodo gordiano dei Taleban

“L’Urlo” di Severgnini è forte, ascoltiamolo! di Roberto Cursi “L’Urlo” di Severgnini è forte, ascoltiamolo!

“L’Urlo” di Severgnini è forte, ascoltiamolo!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti