26 Luglio, Presidio in solidarietà con Cuba. L'Isola “dovrebbe essere dichiarata Patrimonio dell'Umanità.”

26 Luglio, Presidio in solidarietà con Cuba. L'Isola “dovrebbe essere dichiarata Patrimonio dell'Umanità.”

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Ieri, 26 Luglio, dopo due settimane di vergognosa guerra mediatica contro Cuba, condotta dal 99% dei media mainstream con evidenti falsificazioni e manipolazioni, si è svolto un presidio di solidarietà e sostegno sotto l'ambasciata cubana per dimostrargli la sentita vicinanza che molti italiani hanno nei confronti della loro Rivoluzione.

È molto importante per Cuba sapere quanta gente, in diversi Paesi del mondo, le dimostri la sua solidarietà in questo difficile momento.

La partecipazione è stata tanta, sincera, ed emotivamente sentita, che anche gli slogan all'apparenza più retorici risultavano del tutto aderenti all'attualità che le cronache di questi giorni ci impongono. Quello che mi ha positivamente sorpreso era la presenza di molti giovani.

Per il presidio è stata scelta questa data, perché il 26 Luglio del 1953 ci fù l'assalto al “Cuartel Moncada”, atto fondativo della rivoluzione cubana. La caserma assaltata era la seconda fortezza militare del Paese e si trovava nella città orientale di Santiago de Cuba.

L'assalto fu un fallimento militare per chi ci partecipò e si concluse con molte perdite di vite umane e tanti arresti, tra i quali anche quello di Fidel Castro. Nonostante la drammatica sconfitta, quel tentativo di presa del “Moncada” rimase scolpito nella mente del popolo cubano, ed ebbe uno straordinario significato per il Movimento di liberazione nazionale che stava nascendo, tanto è che nel 1955 prese il nome di “M-26-7” (Movimento 26 Luglio).

Dal “Triunfo de la Revolución” il 26 Luglio è festa nazionale ed è conosciuto come “el Día de la Rebeldía Nacional” (il giorno della ribellione nazionale).

Non entro nel merito dei tanti interventi ascoltati al presidio davanti la sede dell'ambasciata di Cuba; più o meno denunciavano quello che ormai è alla luce del giorno per chiunque abbia un minimo di capacità critica nel saper distinguere le false notizie dalla vertà (ne serve veramente un minimo di questa capacità) e quindi riporterò solo l'intervento appassionato fatto dall'Ambasciatore cubano José Carlos Rodriguez Ruiz.

Però ci tengo a far conoscere solo un breve passaggio dove è stato ricordato quello che appena due giorni prima aveva dichiarato pubblicamente il Presidente del Messico López Obrador (AMLO):

«Da quando, Washington, ha mai rinunciato a realizzare operazioni, “coperte” o alla luce del sole, contro i Paesi indipendenti che si trovano a sud del fiume Rio Bravo? L'influenza della politica estera degli Stati Uniti è predominante in America. Esiste solo un caso speciale, Cuba. Il Paese che per più di mezzo secolo ha fatto valere la sua indipendenza, affrontando politicamente gli Stati Uniti.

Possiamo essere d'accordo o no con la rivoluzione cubana o col suo governo, però, aver resistito 62 anni, senza mai essersi fatta sottomettere, è veramente una bella impresa.

Può essere che le mie parole provochino rabbia in alcuni, o in molti; però, come dice la canzone di René Pérez Joglar del gruppo Calle 13 “Io sempre dico quello che penso” e per questo credo che, per la sua lotta in difesa della sovranità del proprio Paese, il popolo di Cuba meriterebbe il Premio della Dignità.

Questa Isola deve essere considerata come una nuova “Numancia” per il suo esempio di resistenza (popolazione che nel 133 a.C. stoicamente resistette alle truppe della Repubblica di Roma N.d.T.) e penso, che per questa stessa ragione, dovrebbe essere dichiarata Patrimonio dell'Umanità».

Penso che ne valeva la pena riportare le parole di “AMLO”, come ne è valsa la pena passare la mia serata a tradurre tutto l'intervento dell'Ambasciatore cubano, pur sapendo che la lettura non potrà mai corrispondere al coinvolgimento emotivo che le sue parole hanno provocato nei tanti che lo stavano ascoltando.

In piedi, su una piccola pedana non più alta di quaranta centimetri, e con un fazzoletto rosso scuro intorno al collo, José Carlos Rodriguez Ruiz inizia a parlare:

«Un saluto a tutti.

Sento una grande emozione per questa manifestazione che conferma la solidarietà con Cuba e con la Rivoluzione.

Stiamo vivendo momenti decisivi. I nemici della Rivoluzione, che sono gli stessi che difendono un ordine internazionale sbagliato, pensano che sia arrivato il momento di distruggere la rivoluzione cubana, ma si sbagliano, perché la Rivoluzione è viva, è più viva che mai.

Che non si confondano! Sono sessanta anni che ci stanno opprimendo con un blocco economico, commerciale e finanziario spietato, che è costato a Cuba miliardi di dollari e che ci ha impedito un normale sviluppo. E questo solo per cercare di dimostrare che la rivoluzione cubana ha fallito.

Sono dei miserabili; sono dei criminali! Si deve dire forte e chiaro.

Sono anni che ci stringono la mano sul collo per strangolarci. Non ci sono riusciti, però passano la vita a criticarci perché non possiamo respirare – come diceva Fidel – noi continueremo a respirare, continueremo a vivere.

Cuba in questo momento sta affrontando una situazione molto difficile. Ai danni provocati dal “bloqueo”, che Trump ha reso ancora più duro, e che l'ipocrita amministrazione Biden mantiene, si sono aggiunti i problemi della pandemia, e tutto questo ha enormemente danneggiato l'intera economia.

Immaginatevi che in questa pandemia anche i Paesi più sviluppati – perfino la più grande potenza del mondo – stanno chiedendo aiuto per poter far fronte ai tanti problemi che il Covid ha creato, e li ricevono questi aiuti.

Immaginatevi invece Cuba, che di solidarietà ne ha tanta, ma non ha aiuti da nessun Organismo internazionale e nemmeno ci sono gruppi di Paesi che la sostengono. Ma, anche in questa condizione, Cuba non ha avuto dubbi a fornire assistenza solidale nei mesi passati a decine e decine di Paesi nel mondo, compartendo quello che abbiamo della nostra Rivoluzione, e tra questi le missioni dei nostri medici.

Lo facciamo perché noi abbiamo fatto la Rivoluzione non solo per il beneficio del popolo cubano ma per contribuire a un mondo migliore. E gli imperialisti – perché bisogna chiamarli col loro nome – è da tempo che stanno preparando un golpe contro Cuba, ed è da tempo che stanno “massacrando” il Venezuela, il Nicaragua, e tutta l'opera rivoluzionaria sparsa per il mondo insieme ai tentativi di processi progressisti di alcuni Paesi.

E adesso volevano darle il colpo mortale alla rivoluzione cubana. È ormai da tempo che hanno creato una operazione politico-mediatica, una campagna internazionale che diffonde falsità, creando falsi account sui social per condividere fake news su Cuba.

In questi stessi giorni gli Stati Uniti stanno facendo pressioni su Paesi latinoamericani e europei; si, in questo stesso momento stanno facendo pressioni su Stati europei finché questi Paesi si aggiungano alla strategia politico-mediatica contro Cuba; finché questi Stati critichino Cuba, finché questi Stati condannino Cuba.

Stanno manipolando completamente la realtà del nostro Paese. Problemi ne abbiamo, è vero, ma li abbiamo perché siamo una società viva, perché siamo una società in costruzione, perché siamo un Paese “sottosviluppato”, perché siamo un Paese “strangolato” dagli Stai Uniti. Ma loro stanno mentendo spudoratamente, perché dicono che ci sono “desaparecidos” a Cuba, che abbiamo persone assassinate a Cuba. Falsi! Sono falsi come tutti quelli che gli vanno dietro. Falsi! Vengono a parlare di libertà, di diritto di espressione, mentre stanno minacciando a tutti quelli che difendono la rivoluzione cubana. Miserabili che sono, ipocriti che sono!

Ci vengono a provocare perché non sanno rispettare gli altri; si presentano come quelli che rispettano i diritti altrui ma sono i primi a non rispettare un Paese libero e indipendente sotto il loro naso, come lo è Cuba.

Agli Stati Uniti fa male che sono sessantadue anni che vedono una realtà differente davanti ai loro stessi occhi. Non ci sono riusciti con Cuba, e non ci riusciranno!

Oggi stiamo commemorando il sessantottesimo anniversario dell'assalto al “Cuartel Moncada” una data che non solo seminò l'inizio di una lotta di liberazione per Cuba, non solo l'inizio di un processo rivoluzionario, ma questa è una data valida per il mondo intero, una data valida in qualsiasi parte del mondo dove c'è qualcuno che lotta per la giustizia. Perché quell'assalto alla seconda caserma più importante della dittatura di Batista ebbe un grandissimo significato per Cuba, che prima era un suddito degli Stati Uniti. A Cuba si faceva solo quello che stabilivano e decidevano loro; così come fanno con altri Paesi, che dicono di essere indipendenti, ma non lo sono, perché ascoltano e rispondono all'Ambasciata americana. Dovrebbero solo vergognarsi, non altro che vergognarsi questi Paesi, che si proclamano indipendenti e invece ascoltano solo la voce degli Stati Uniti.

Il nostro assalto al “Cuartel Moncada” significò un assalto all'impossibile. Si pensava che non si potesse cambiare la Storia in America Latina, ma Fidel Castro, con un gruppo di giovani, dimostrò che era possibile, che si poteva rompere quella catena oppressiva degli Stati Uniti in America Latina. E il significato dell'assalto al “Cuartel Moncada” continua ad essere oggi ancora attuale, perché continuiamo a difendere la rivoluzione cubana, l'opera della Rivoluzione e i nostri sogni – che sono molto più grandi di tutto il Potere internazionale – di fronte agli Stati Uniti e di fronte a tutti i suoi alleati.

Loro credono che ce la faranno a sottomettere anche Cuba, ma non ci riusciranno, non ci riusciranno con la rivoluzione cubana, e sapete perché? Perché la Rivoluzione è sostenuta dal popolo, ma dal vero popolo cubano. Non si pensi che il popolo sia rappresentato da quei provocatori che vogliono creare il caos nel Paese, perché il popolo cubano è quello che lavora, quello che in tutti questi giorni è sceso nelle strade di Cuba per difendere la sua Rivoluzione. E il popolo cubano starà sempre lì, insieme alla Rivoluzione, costruendo l'opera della vita, perché la Rivoluzione è stata fatta per la vita, per una vita giusta, una vita degna; non per una vita di sottomissione, non per una vita di differenze sociali.

Perché abbiamo fatto la Rivoluzione? E perché la difendiamo? Perché aspiriamo a una vita più giusta, e stiamo disposti a difenderla a ogni costo, e per questo lo abbiamo detto, lo diciamo, e continueremo a dirlo: “Patria o Muerte, Venceremos!”

Non sono semplici parole queste, voi lo sapete bene. Noi abbiamo affrontato la tentata invasione di Playa Giron (Baia dei Porci N.d.T.), abbiamo affrontato la crisi dei missili del 1962, abbiamo affrontato sessanta anni di continui sabotaggi, di attacchi, a sessant'anni di terrorismo di Stato contro Cuba, ma nessuno parla di questo. E adesso ci sono anche quelli che se ne escono lamentandosi di Cuba, perché dicono che dovrebbe essere perfetta, perché non può permettersi errori, però girano la faccia dall'altra parte quando vedono Paesi, nella nostra regione, dove ci sono centinaia di morti assassinati, e su questo non dicono nulla.

Il popolo cubano difronte a queste avversità resterà unito, difronte a qualsiasi problema che dovremo affrontare, per ragioni interne e imposte da altri, davanti a qualsiasi difficoltà. Come ci insegnò Fidel, dobbiamo convertire questa difficoltà in un nuovo trionfo. E lo convertiremo questo difficoltoso momento in un nuovo trionfo; e la rivoluzione cubana si rafforzerà, non dovete avere dubbi su questo.

A noi ci accompagna la dignità della nostra storia, in un processo rivoluzionario che iniziò alla fine del diciannovesimo secolo; ci accompagna José Martí che ci insegnò che “Patria è umanità”; ci accompagna Fidel Castro; ci accompagna Raul, e ora c'è una nuova generazione di rivoluzionari che difendono Cuba. Ora c'è Diaz-Canel, il nuovo Presidente di Cuba, con tutta la sua legittimità, ed è la continuità storica della Rivoluzione, anche se ora è parte di quella campagna internazionale che non solo cerca di denigrare il processo rivoluzionario cubano, ma anche la dirigenza del nostro Paese. Ma non ci riusciranno, perché sanno bene che dietro questa dirigenza ci sta il popolo cubano.

Amici, il vostro appoggio è decisivo. A Cuba non solo si sta decidendo la continuità della Rivoluzione, ma si sta decidendo anche la possibilità di avere una diversa opzione, la possibilità di sapere che “un altro mondo è possibile”; la rivoluzione cubana è anche la vostra Rivoluzione.

Cuba sa bene che conta su milioni – non migliaia – ma milioni di amici nel mondo. Cuba lo sa, il popolo cubano lo sa e voi lo state dimostrando oggi stando qui. E voi siete solo una parte di questa enorme solidarietà italiana che esiste tra gente buona e giusta; perché questa gente esiste nel vostro Paese.

Col vostro aiuto andremo avanti, col popolo cubano andremo avanti per continuare il processo di modernizzazione del nostro Paese, rendendo attuale la nostra Rivoluzione; come disse Fidel nel 2005 «Cambieremo tutto quello che dovrà essere cambiato, per realizzare un socialismo più forte, più democratico e sostenibile».

Sapete perché – oltre all'unità del popolo cubano – gli Stati Uniti non hanno potuto fare molto contro la Rivoluzione? Perché loro stessi sanno bene che noi siamo disposti a tutto. Noi parliamo di concordia, parliamo di amore, stiamo invitando tutti a dialogare con Cuba, ma in ultima istanza siamo disposti ad affrontare qualsiasi cosa, non dubitate di questo, non fatelo, perché vi equivocate.

Potranno far diventare Cuba una “polveriera”, ma vedremo se saranno disposti a sterminarci, perché solo in questo modo potranno abbattere la rivoluzione cubana; sterminandoci.

E poi si vedrà se i popoli del mondo saranno disposti a sopportare questo, se non si alzeranno ancor di più voci in tutto il mondo in difesa di Cuba.

Amici, dobbiamo impegnarci in una battaglia, una battaglia quotidiana, sostenendo Cuba e la sua Rivoluzione e le idee che difendiamo. Ci sono nemici di Cuba, che hanno milioni di dollari dietro a loro, che stanno manovrando qualche decina di contro rivoluzionari in differenti città. Alcuni di loro sono arrivati da poco anche in Italia, e anche per loro ci sono milioni a disposizione. Tanti di questi milioni li stanno rubando anche alla rivoluzione bolivariana (del Venezuela N.d.T) e con quei soldi ci stanno finanziando la campagna internazionale contro Cuba, e siamo noi che dobbiamo denunciarlo.

E poi i mass-media si dicono equilibrati, obbiettivi. Falso! Stanno mentendo tutti. Tutti i grandi media di comunicazione stanno dicendo il falso. Vediamo se questa vostra manifestazione verrà riportata da qualche parte, come al “Tg1”, o “la Repubblica”, o nel “Corriere”. Che la finiscano tutti di dire falsità.

Noi vinceremo contro le menzogne, vinceremo contro le prepotenze e le persecuzioni, e continueremo ad andare avanti.

Viva la Revolución cubana! - Viva! / Viva Fidel Castro! - Viva! / Viva il popolo cubano! - Viva! / Por la vida, hasta la victoria siempre! - Siempre! / Patria o Muerte, Venceremos! - Venceremos!».

 

*Il video con l'appassionato discorso dell'Ambasciatore cubano José Carlos Rodriguez Ruiz

https://www.facebook.com/unionesindacaledibase/videos/1192174317929446 

Roberto Cursi

Roberto Cursi

Sono nato a Roma nel 1965 (ancora ci vivo) passando una felice infanzia in uno dei grandi cortile di un quartiere popolare. Sin da adolescente mi sono avvicinato alla politica ma lontano dai partiti. A vent'anni il mio primo viaggio intercontinentale in Messico; a ventitre apro in società uno studio di grafica e servizi per tipografie, seguono poi altre esperienze lavorative; a ventiquattro anni decido di andare a vivere da solo. Affascinato dall'esperienza messicana seguiranno altri viaggi in solitaria in terre lontane, accompagnato solo dalle mie due fotocamere “Fujica”: Vietnam, Guatemala, deserto del Sahara, Laos... fino a Cuba.

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