WSJ: "L'Europa potrebbe adottare misure estreme contro gli USA sulla Groenlandia"

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WSJ: "L'Europa potrebbe adottare misure estreme contro gli USA sulla Groenlandia"

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Secondo un rapporto del Wall Street Journal, citato dall'agenzia RIA Novosti, i paesi europei stanno valutando, come estrema risorsa nelle crescenti tensioni sulla Groenlandia, la possibilità di limitare o persino impedire l'utilizzo delle basi militari statunitensi dislocate sul territorio europeo e nelle regioni adiacenti. Una misura di ritorsione che, se attuata, rappresenterebbe una rottura epocale nell'architettura di sicurezza transatlantica ereditata dalla Guerra Fredda.

La pubblicazione sottolinea come una mossa del genere, sebbene sia considerata l'"ultima risorsa", esacerberebbe inevitabilmente le tensioni in modo drammatico. Potrebbe persino spingere il Presidente Trump a una ritorsione simmetrica: il ritiro unilaterale di un significativo numero di truppe americane dal continente. Entrambe le parti, secondo il WSJ, riconoscono che si tratterebbe di una spirale negativa che nessuno desidera apertamente, ma che lo scontro di volontà sulla sovranità groenlandese sta rendendo sempre più plausibile.

La crisi è scaturita dalle ripetute dichiarazioni di Donald Trump, che sin dall'inizio del suo secondo mandato ha rivendicato l'annessione della Groenlandia, descrivendo con toni coloriti e denigratori le difese dell'isola. Dopo l'aggressione al Venezuela, queste rivendicazioni si sono fatte più pressanti, sfociando infine nell'imposizione di dazi punitivi del 10% (destinati a salire al 25% a giugno) su una serie di paesi europei, tra cui Danimarca, Francia, Germania e Regno Unito. La condizione per la loro rimozione è la "piena e completa acquisizione dell'isola".

La Posizione Europea e il Fattore Russo

La risposta europea è stata di ferma opposizione, sostenuta dalla volontà espressa dalla popolazione groenlandese. L'ipotesi di chiudere l'accesso alle basi USA – strumenti vitali per la logistica, l'intelligence e la proiezione di potenza americana verso l'Artico, il Nord Atlantico e il Medio Oriente – emerge ora come l'asso nella manica di Bruxelles e delle capitali nazionali. Si tratterebbe di un segnale inequivocabile: la sicurezza europea non può essere data per scontata come moneta di scambio per avventure geopolitiche unilaterali.

In questo contesto, la posizione russa, come riportato da RIA Novosti, aggiunge un ulteriore livello di complessità. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito la situazione "straordinaria dal punto di vista del diritto internazionale", ribadendo il riconoscimento della sovranità danese sulla Groenlandia. Mosca osserva così, da una posizione di formale difesa dello status quo legale, una crisi che indebolisce profondamente la coesione del suo storico rivale atlantico.

La minaccia, anche solo ipotetica, di revocare l'accesso alle basi, segnala un punto di non ritorno nelle menti dei pianificatori strategici europei. Dimostra che il costo di una rottura con Washington viene ora calcolato includendo azioni che sarebbero state considerate impossibili solo pochi mesi fa. La posta in gioco non è più solo economica (i dazi) o politica (la sovranità di un territorio alleato), ma tocca il nervo scoperto della proiezione globale del potere militare USA. Il prossimo vertice d'emergenza UE sarà cruciale per capire se e come questa leva estrema verrà brandita, delineando il futuro non solo dell'Artico, ma dell'intero equilibrio Occidentale.

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