Vincenzo Costa - Interpretazioni del Referendum nella cultura di sinistra

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Vincenzo Costa - Interpretazioni del Referendum nella cultura di sinistra

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di Vincenzo Costa*

 

Questo Referendum, ampiamente prevedibile, ha fatto emergere e insegnato molte cose. Cominciamo con le interpretazioni dei poveri dementi di sinistra, perché danno la misura non della mancanza di cultura, non della regressione culturale di quella parte, ma del disagio mentale che oramai la caratterizza.

1. Boccia, mio ex collega a Campobasso (di cui ho molte ragioni per avere il più grande disprezzo possibile, da ogni punto di vista) scrive che dopo queste elezioni “la Meloni ha ricevuto un ordine di sfratto”, dimostrando così che dei lavoratori e dei diritti non gliene fregava niente, che era solo un tentativo di destabilizzare il governo. 

2. Poi c’è il patriarcato, eh cavolo non poteva mancare il patriarcato: “L’astensione al voto referendario viene da un certo maschile cazzuto”. A questa sottile e rivoluzionaria interpretazione diamo il premio miglior esponente della sinistra culturale, ma a pari merito con quanto segue.

3. Il pensiero progressista, con la sua capacità di analisi scova il marcio vero, profondo, e dove se non nel fascismo eterno che caratterizza gli italiani? 

“Questi vogliono solo una cosa: il duce, uno che non li faccia più andare a votare. Che li sollevi da questo assurdo, noioso, inutile appuntamento che si chiami voto”. 

Il premio sinistra non basta più, qui siamo al livello del Nobel. Qui la sinistra, stiamo parlando di quella antagonista, raggiunge vertici, ma solo di spocchia. A furia di bere antifascismo da mane a nera la vista è davvero offuscata, raggiunge il delirio. Manco vale la pena di criticare: chi critica un delirio è a sua volta pazzo. Il delirio ha una funzione: quando il mondo crolla, colui che delira ne costruisce uno più bello, costruisce un mondo in cui tutto torna in ordine. La cultura di sinistra ha oramai solo questa funzione delirante.

4. Poi c’è, e poteva mancare?, la spiegazione psiconalitica, da parte di tutta la sinistra intelligente e pensosa, per cui chi non ha votato ha un problema irrisolto col padre, o con le tette della mamma. Oppure ha il carattere autoritario, che ovviamente non può mancare, perché questi pensatori riflessivi e sottili offendono un intero popolo in termini scientifici, mica dicono  “sei un cretino”, no devono darne una definizione scientifica, perché loro, che non riuscirebbero a guarire neanche un fobia specifica, loro hanno un sapere su tutti: loro sono lo sguardo di Dio che scruta i tuoi reni.

5. E poi arriva il deleuziano, altra chicca di questa sinistra: secondo il deleuziano i lavoratori desiderano l’annullamento del loro desiderio. Può dirlo perché il deleuziano è l’unico che detiene il segreto del desiderio, suo e degli altri. L’idea che a tutto il mondo farebbe schifo essere Deleuze non viene in mente. E poi ovviamente, e che cazzo, ci sono quelli collaterali che devono tirare fuori i corpi, che se uno di sinistra non mette i corpi non è di sinistra.

Ecco, non ho fatto un’analisi delle ragioni dell’astensione. Ci sarà tempo, ma forse come tutto sarà del tutto inutile. Mi sono limitato a raccontare, brevemente, che cosa è una regressione culturale, alcuni momenti del perché della cultura di sinistra non freghi più niente a nessuno. E’ una cultura per fare dotti e inutili seminari in università, non per fare politica e per cambiare la vita e il mondo. 

La vita è altrove, ma noi siamo al mondo, diceva Lévinas. Ma per riprendere contatto con la vita è da questo mare di scemenze che bisogna allontanarsi.

*Post Facebook del 9 giugno 2025

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell’esperienza (biennio magistrale). Ha scritto molti saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri collettanei. Ha pubblicato 20 volumi, editato e co-editato molte traduzioni e volumi collettivi. Il suo ultimo lavoro è Psicologia fenomenologica (Els, Brescia 2018).

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