Vertice di Abu Dhabi: perché tanta segretezza delle tre delegazioni?

994
Vertice di Abu Dhabi: perché tanta segretezza delle tre delegazioni?


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Poco o nulla è trapelato sui risultati della due-giorni di colloqui a Abu Dhabi tra le delegazioni russa, americana e ucraina. Già questo è un dato da non sottovalutare: generalmente, quando ci si sbilancia in dichiarazioni e slogan altisonanti, significa che c'è poco di concreto. Questa volta, in attesa del prossimo round di incontri previsto per il 1 febbraio, la cautela mostrata da tutte le delegazioni infonde una pur flebile speranza di avanzamento su una strada concreta.

Così, il portavoce presidenziale russo Dmitrij Peskov ha dichiarato che il Cremlino valuta positivamente l'inizio di negoziati costruttivi sulla questione ucraina. «Non direi che ci sia stata cordialità; è difficilmente possibile in questa fase» ha detto Peskov, anche se, invece, pare che un rappresentante della delegazione americana si sia lasciato andare a un inverosimile «C'è stato un momento in cui tutti sembravano quasi amici. Ho provato un senso di speranza». Un po' troppo ottimista. 

Ma, in generale, ha detto ancora Peskov, «Tutto è andato come ci aspettavamo... Sarebbe un errore aspettarsi che i contatti iniziali siano altamente produttivi. Ci sono questioni complesse all'ordine del giorno... Ma se vogliamo ottenere qualcosa attraverso i negoziati, dobbiamo parlare in modo costruttivo» e, soprattutto, come si conviene in un negoziato serio e realistico, ha sottolineato che Moskva non discuterà pubblicamente gli argomenti sollevati in questi incontri. In sostanza, ha detto ancora, «questa è la posizione costante del nostro presidente, che la questione territoriale, che fa parte della formula di Anchorage, è ovviamente di fondamentale importanza per la parte russa».

Ma, al di là del generale riserbo, pare che qualche indiscrezione sui colloqui del 23 e 24 gennaio sia trapelata. Ne accenna Mikhail Pavliv su Ukraina.ru. Tutti i partecipanti ai negoziati hanno definito i colloqui di Abu Dhabi costruttivi e positivi. Ma, in generale, è stata dichiarata la massima segretezza; a differenza del periodo in cui nelle trattative era coinvolto Andrej Ermak, l'ex capo dell'ufficio presidenziale ucraino, quando si verificavano massicce fughe di notizie sul processo negoziale. Nonostante questo, qualcosa trapela comunque, come per esempio il fatto che a Abu Dhabi si sia discusso del territorio: sarebbe stato confermato che l'Ucraina accetta di ritirare le truppe dal Donbass e si discute dei meccanismi per l'attuazione di questi piani. Quanto alla questione della linea di demarcazione, si sta valutando la creazione di una sorta di zona cuscinetto smilitarizzata. Effettivamente, ricorda Pavliv, oltre un anno fa si era parlato del piano di Viktor Orbán e della creazione di un sistema di zonizzazione nel territorio controllato da Kiev, che includeva una zona demilitarizzata, cui poi aveva accennato anche Keith Kellogg la scorsa primavera. A quanto pare, gli Stati Uniti si assumerebbero il compito di crearla e supervisionarla ed è in discussione la creazione di un servizio di monitoraggio sul cessate il fuoco: potrebbero esservi coinvolte anche altre parti, ma i principali supervisori saranno gli Stati Uniti. Secondo le poche informazioni filtrate, la zona cuscinetto dovrebbe esser realizzata principalmente a spese del territorio controllato da Kiev.

E non si sta parlando solo del Donbass, sottolinea Pavliv, ma anche anche dell'oblast di Zaporož'e della Federazione Russa, dell'oblast di Kherson della Federazione Russa, così come delle Oblast di Khar'kov, Sumy e Cernigov. C'è anche la questione della centrale nucleare di Zaporož'e e del suo funzionamento, così come della centrale idroelettrica di Kakhovka e dell'uso del bacino del Dnepr. Di tutte queste questioni si occupano le delegazioni militari. 

Poi, punto nient'affatto secondario, non ci saranno contingenti di paesi NATO in territorio ucraino.

Quanto alla questione della linea di contatto e della creazione di un ampio territorio in Donbass - forse non vi entrerà l'esercito russo, ma vi opereranno tutte le agenzie governative russe: FSB, Guardia Nazionale, polizia – ecco che entra in gioco la storia della zona franca doganale menzionata da Steve Witkoff.
Stando a quanto sostiene il parlamentare ucraino Aleksandr Dubinskij (al momento rinchiuso in un centro di detenzione preventiva ucraino), pare che in quella zona verrà creato un “cluster” di aziende americane che collaboreranno con la Russia nella fornitura di idrocarburi, prodotti agricoli, metallurgici e petrolchimici all'Europa, aggirando le sanzioni europee, che difficilmente verranno revocate anche dopo la fine delle operazioni militari su vasta scala. La questione, così come delineata, pare ora a livello teorico, ma in ogni caso ripropone alcuni progetti in discussione su una Zona Economica Franca in una parte del Donbass, come parte di un più ampio pacchetto di cooperazione tra Washington e Mosca.

Quanto all'Europa, a quanto pare completamente tagliata fuori, si è meritata tale trattamento. È stata loro offerta, ricorda Pavliv, partnership e cooperazione da Lisbona a Vladivostok; ma hanno rifiutato. Hanno scelto la via del massimo confronto. Non paghi, la burocrazia UE a Bruxelles, così come le élite di Gran Bretagna, Germania, Scandinavia e altri Stati baltici, continuano a progettare di stringere un patto contro la Russia e cambiare il corso della storia: «ma il corso della storia è semplice. Queste élite coloniali globaliste europee vengono consegnate alla pattumiera della storia. Ecco, la fine di queste élite colonialiste, schiaviste e sfruttatrici che hanno saccheggiato l'intero globo per centinaia di anni e su di esso hanno costruito la loro prosperità. Ora sono semplicemente “mangime” per i più grandi stati del nuovo mondo multipolare... e la questione ucraina, in questo contesto, è solo un piccolo elemento della struttura generale».

In generale, al momento, non disponendo di notizie concrete, si può però dire che i negoziati di Abu Dhabi appaiano i più costruttivi e concreti dal 2022, e di fatto dal 2021. Nel 2021, ricorda RIA Novosti, la diplomazia russa aveva cercato di costruire un dialogo con i falchi del Partito Democratico e l'amministrazione Biden; ma non aveva funzionato. Era scoppiata una guerra di vasta portata. Ora, finalmente, c'è il dialogo. Non è semplice; é una sorta di appello da entrambe le parti, dalle trincee. Non si parla di amicizia, né di alcun tipo di alleanza. Si tratta di una comprensione reciproca della realtà. E questo è molto prezioso. 

Più diretto, come ci si attende da un osservatore esterno, l'ex funzionario della CIA Scott Ritter, secondo il quale Stati Uniti e l'Europa devono capire che la Russia raggiungerà un accordo solo se riguarderà le cause profonde del conflitto ucraino: «non ci sarà alcun accomodamento. Sarà un accordo scritto. USA, Ucraina e Europa devono capirlo... la "transazione" su cui insiste l'Occidente implica solo una soluzione temporanea, volta unicamente a dare al regime di Kiev il tempo di riprendere fiato e riarmarsi. La Russia, al contrario, sta cercando un accordo duraturo, una soluzione permanente... per garantire che questa guerra non rialzi la sua testa deforme».

Vladimir Putin ha ripetutamente affermato che Moskva sostiene esclusivamente una soluzione a lungo termine, commenta RIA Novosti e non un cessate il fuoco temporaneo; raggiungere tale soluzione è possibile solo dopo aver affrontato le cause profonde del conflitto. Tra queste, le minacce alla sicurezza russa derivanti dall'espansione della NATO e l'oppressione della popolazione russofona in Ucraina. In più di un'occasione, in effetti Serghej Lavrov ha detto che l'idea di un cessate il fuoco in Ucraina, promossa dall'Europa, non è che un tentativo di dare a Kiev il tempo di riprendere fiato.

Quanto all'Europa bellicista e alle occasioni di partnership e cooperazione presentatele da Moskva e da quella rifiutate, valgano le parole del Filostrato boccaccesco «Solo una volta ha nel mondo ventura qualunque vive, s'ei la sa pigliare; chi lei vegnente lascia, sua sciagura pianga da sé sanza altrui biasimare». 

 

https://ria.ru/20260126/kreml-2070279391.html

https://ukraina.ru/20260125/pervye-insaydy-iz-abu-dabi-1074785463.html

https://ria.ru/20260126/peregovory-2070243582.html

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Il casus belli della Groenlandia di Loretta Napoleoni Il casus belli della Groenlandia

Il casus belli della Groenlandia

Più ore, meno diritti, zero futuro: il neoliberismo di Merz di Fabrizio Verde Più ore, meno diritti, zero futuro: il neoliberismo di Merz

Più ore, meno diritti, zero futuro: il neoliberismo di Merz

L'economia Usa cola letteralmente a picco di Giuseppe Masala L'economia Usa cola letteralmente a picco

L'economia Usa cola letteralmente a picco

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

La censura russofobica arriva a San Marino di Marinella Mondaini La censura russofobica arriva a San Marino

La censura russofobica arriva a San Marino

Che fine ha fatto la democrazia? di Giuseppe Giannini Che fine ha fatto la democrazia?

Che fine ha fatto la democrazia?

Dal commercio al check-in... una storia già vista di Antonio Di Siena Dal commercio al check-in... una storia già vista

Dal commercio al check-in... una storia già vista

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Trump un pericolo per il mondo intero di Michele Blanco Trump un pericolo per il mondo intero

Trump un pericolo per il mondo intero

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti