Un mondo che frana: la Sicilia come metafora (VINCENZO COSTA)

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Un mondo che frana: la Sicilia come metafora (VINCENZO COSTA)

 

di Vincenzo Costa*


Niscemi sta franando, dissolvendosi. Da un lato è una metafora della Sicilia, dall’altro un fatto reale, ed esteso, perché il territorio è in pericolo in tutta la Sicilia, tra campagne abbandonate, sfruttamento insensato del suolo, desertificazione e, soprattutto, emigrazione.

Quel bellimbusto di D’Alema dice che l’Italia rischia di divenire una RSA, tanto i suoi discorsi sono sempre ideologici, malvagi: perché il bellimbusto dimentica che abbiamo un’emigrazione giovanile verso l’estero imponente. Certo che rischiamo di diventare una RSA: perché non diamo futuro ai nostri giovani e li mandiamo via.

Il territorio frana, con i nuovi accordi sull’agricoltura siglati dalla UE (e per fortuna momentaneamente bloccati dal parlamento europeo) l’economia del paese, e quella già al collasso del Sud, crollerà del tutto. I paesi già deserti si spopoleranno del tutto

Forse saranno riempiti, come già accade, da immigrati. Che bisogna guardare senza razzismo ma anche senza romanticismo. Per gli immigrati i paesi del sud dove sono collocati sono limoni da spremere, a cui sono estranei, giustamente peraltro. Perché dovrebbe importare loro del territorio, delle tradizioni, del futuro stesso di quei paesi dato che per loro sono luoghi di passaggio? Limoni da usare e buttare via.

Il sud muore, e destra e sinistra sono due modi di assassinarlo.

Da una parte la retorica di sinistra, il buon cuore, l’amore per gli ultimi che serve solo a nascondere l’ODIO PER I PENULTIMI. Amano gli immigrati, perché odiano i contadini, i locali, i vecchi che rimangono soli, i paesi, le tradizioni. Ma non possono dire che odiano tutto questo, e allora trasformano l'odio in amore, per il povero immigrato, che diviene il prossimo, mentre gli altri, i penultimi, diventano i fascisti e bla bla. La sinistra li odia, e sono ricambiati. Ai penultimi è chiaro chi sono i loro nemici.

Dall’altra parte abbiamo la grande cultura, lungimiranza e visione della destra, le sue capacità di affrontare i problemi con una visione ampia, tanto che il massimo cui arrivano è ”oddio, la sostituzione etnica”, come se fosse un fatto morale, come se il problema fosse etnico e non si radicasse in processi oggettivi, di espulsione e riconversione. La gente va via perché al sud non si può vivere, perché tutto sta franando, dalle colline all’agricoltura, alla sanità. E a destra, che sono al governo, cianciano di sostituzione etnica, senza fare niente che blocchi il flusso di giovani che va via dal mezzogiorno di Italia, senza un progetto di ripresa, geopolitico.

Cianciano di ponte sullo stretto, che si può anche fare, ma deve avere un senso, e al momento non lo ha, perché a che cosa serve un ponte se appena arrivi in Sicilia le strade (la Messina – Catania, la Catania – Palermo) sono un disastro, se le strade ferrate sono sospese nel vuoto? A che cosa serve un ponte, per fare viaggiare qualche turista? Un ponte avrebbe un senso se facesse viaggiare merci, se fosse un volano per lo sviluppo. Ma per fare questo occorre progettualità, visione, non salvini e la propaganda che va bene per quei poveri fessi dei varesini (ci vivo e so quanto possano essere stupidi, senza rimedio, cretini convinti ancora che bisogna fare la scuola bosina e la difesa delle tradizioni sia la difesa di un dialetto di merda come il bosino).

Il sud è emergenza nazionale, ma non serve assistenzialismo. E la gente del sud deve smetterla di avere quell’atteggiamento miserabile, accattone, che mi ha sempre fatto vergognare di essere del sud, nonostante solo il sud e la sicilia siano per me casa. I siciliani devono ritrovare orgoglio, dignità, anche una certa loro ferocia, perché le anime belle distruggono e a volte occorrono azioni che devono tagliare.

Non bisogna chiedere sussidi, bisogna chiedere un piano di sviluppo, ma questo non può funzionare se non c’è un cambiamento di mentalità, uno scatto di orgoglio, una ricostruzione di identità. Un mio amico mi diceva “qui da noi cercano un posto, non un lavoro”. Bisogna smerdare quella mentalità per cui è furbo chi fotte gli altri, chi si mette in malattia senza essere malato, bisogna smantellare tutto, dico tutto, l’apparato amministrativo, sanitario, per gran parte riempito di raccomandati, incapaci. La Sicilia neanche è riuscita sfruttare appieno i fondi europei. Perché? Perché destra e sinistra hanno riempito quel mondo di incapaci.

Destra? Sinistra? Nord? Sud?

Dobbiamo lasciarci alle spalle queste contrapposizioni. La speranza è in uomini e donne che stanno uscendo da questi schemi, dal fanatismo contrapposto che blocca il paese. Pochi, vero, ma c’è una coscienza nuova che sta camminando. Il resto sono scorie del passato. 


*Post Facebook del 28 gennaio 2026

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell’esperienza (biennio magistrale). Ha scritto molti saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri collettanei. Ha pubblicato 20 volumi, editato e co-editato molte traduzioni e volumi collettivi. Il suo ultimo lavoro è Psicologia fenomenologica (Els, Brescia 2018).

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